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Una ricetta precaria N.16

Ricetta precaria

Siamo a 16, quattro volte quattro

Può succede in estate, quando siete in vacanza solo formalmente ma in realtà in casa a subire il caldo di pensare al passato. Ad anni di gioventù e di più forti passioni. Oggi le idee e le speranze di dieci o quindici anni fa sembrano stranezze, spesso illusioni o allucinazioni televisive. Il tempo passa inesorabile e la vita si fa difficile, quando uno si mette a cercar di capire quest'attività del pensare sembra come il perdersi in un labirinto. Mi ricordo di anni passati quando i problemi personali e politici convivevano con l'allegria dell'andare a giro di notte, per caso, dopo una partita, per un qualsiasi motivo d'occasione. In fondo i fatti sono semplici quando si è giovani è più facile confondersi e illudersi. Il tempo che è passato è irripetibile e quindi su questo essere una e una sola volta s'attaccano tutte le speculazioni e i pensieri sulle scelte fatte e sui destini del mondo. Quello che è stato e quello che non è stato convivono nel ricordo e nella riflessione. Eppure sento che nel passato c'era una grande forza d'inerzia, un peso enorme che impediva la trasformazione e il cammino ed è la quel misto di rassegnazione e abitudine al male che contraddistingue tanta parte delle genti del Belpaese. In quelle notti fra periferie e luoghi di villeggiatura avrei dovuto capire la forza silenziosa e negativa che era sparsa nell'aria. Ci si abitua al male e alla degenerazione. Le genti del Belpaese si adagiano, spiaggiano. Questo è dovuto al fatto che non c'è un piano condiviso, un ordine morale o religioso che trovi concordi non solo gli italiani-italiani ma anche gli italiani-italiani e le nuove comunità. La notte raccontava di questo e della dissoluzione dei legami antichi, patriottici, tradizionali. Forse le insegne in arabo o in cinese, forse i discorsi fatti con gli amici, forse le targhe delle macchine, o la babele di lingue e dialetti o forse i quartieri della periferia con il loro silenzio dopo una certa ora dovevano indicarmi il segreto più evidente del XXI secolo. Un mondo di consumatori è un mondo che ha come suo punto di raccolta e di condivisione il consumo stesso e quello che tiene assieme il sistema è il denaro; quello che sempre più spesso chiamo l'ultimo DIO. Eppure questo è solo uno dei tanti mondi umani possibili, è probabile che fra un decennio o due tutto questo sistema sia esaurito e consumato e magari sostituito. Propria questa consapevolezza di essere in uno dei mondi possibili mi spinge a pensare e a cercar di capire l'assoluto mistero delle cose evidenti; perché può capitare in questo aldiquà di dover render conto a se stessi di cosa si è stati, come e perchè. Una ricetta fra le tante, maturata nelle notti lontane merita di esser presentata ai venticinque lettori. Si tratta del solito panino da tavola calda tipo camioncino spersa in periferia fra fabbriche e officine chiuse e viadotto autostradale. Una delle mie farciture preferite era la seguente: dato un banale hamburger si proceda con la classica spalmata di ketchup e maionese, salsa piccante se c'è e se vi va. A questo va aggiunto una fetta di pomodoro fresco con una spruzzatina di sale sopra. Questo ardito panino non sempre è possibile perché non è detto che l'ambulante abbia sottomano il pomodoro fresco da insalata. Nel caso provate.

Mangiare questa cosa calda con bevanda gassata o lattina di bi

Pubblicato il 4/8/2016 alle 1.2 nella rubrica Diario.

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