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Una ricetta precaria N.13

Ricetta precaria

Siamo a 13, un numero da Skaven di Warhammer

Può succedere che un tale dormendo sogni di far a pugni con un banco di nebbia lattiginosa, appiccicosa. Più si dimena, pesta di calcio, schiaffo pugno e più la massa bianca si fa stretta, forte. Alla fine è messo in ginocchio da qualcosa che non ha corpo, forma e ha un colore indefinito, come un sudario. Un rivale informe che trae forza dal disperdersi della propria energia e dalla perdita di senso delle proprie azioni. Sono questi i segni di un disagio che resta sepolto nel profondo, di quel male di vivere tipico di tutte le civiltà industriali; male che somma tutte le cause e tutti gli effetti ma che rimane senza nome, volto e cura. Perchè non c'è niente di peggio che non sapere da dove arriva il male, da dove arriva l'offesa e che nome e volto essa abbia. Condizione comune questa in una società burocratizzata, meccanica, vincolata a leggi spesso incomprensibili o a dinamiche di potere oscure. Non si sa da che parte arriva il male che colpisce; e questo male non ha un volto e meno che mai un senso o una ragione. Perchè ne ha troppi di volti e di ragioni e quindi nessuno volto e nessuna ragione in particolare; e quando si osserva una provenienza specifica essa sembra sempre un'accidente di qualcosa di più grande e più vasto. Perché questo modello di civiltà industriale è esso stesso produttore di disagio, precarietà e devianza di tutti i livelli e gradi. Ogni male particolare è la manifestazione di un tutto che è pervasivo, e ogni rimedio sempre parziale e particolare. Quindi si richiede l'improbabile per affrontare l'impossibile: riuscire a capire la totalità del modello di vita e di civiltà per determinare come si possa uscire da questa condizione alienante e infelice. Il che non vuol dire conoscere tutti i dettagli e tutte le verità, ma intuire e capire questo sì. Questo in parte è possibile. Occorre ritrovare se stessi e trovare le proprie ragioni per affrontare il male di vivere, ma questo è un ben duro e difficile percorso.

La ricetta di oggi è il tipico espediente per coloro che sono in una condizione d'insonnia e sentono il bisogno d'aprire il frigo travolti da noia disperante e sconclusionata. Prendete due coppie di pringles, non sono patatine anche se sembrano, mettete una fetta di prosciutto crudo in mezzo. Ora aldilà del fatto che di questo bizzarro e industrialissimo snack rompifame ce ne sono diverse categorie come al solito il consiglio è di usare quel che capita. Tanto finisce sempre così. Il segreto della cosa è di avere una striscia di prosciutto abbastanza fine da poter esser racchiusa fra la doppia coppia che avete in mano. Fate una sorta di panino e provate a mettere in bocca tutto in un solo colpo. Lo so che è da scemi ma in caso contrario le pringles si sbriciolano. Se riuscite a infilarle almeno per i due terzi si romperanno in bocca con effetto tipico. L'esito se ci riuscite è uno snack ultraveloce per le notti insonni. Il consiglio è di berci qualcosa dietro. Fate voi. Così avrete fatto finta per qualche minuto di aver combinato qualcosa mentre eravate solo in cerca di una distrazione dai vostri problemi e dalla difficoltà di dormici sopra.

E anche così avrete risolto









Pubblicato il 13/6/2016 alle 0.49 nella rubrica Diario.

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