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Una ricetta precaria per il pranzo. N.10

Ricetta precaria

Siamo a 10 come le dita della mano. O almeno della mia mano.

Allora, incubo veritiero. Un bel risveglio post-incubo.

Vi ritrovate soli come cani in un luogo d'infanzia e pre-adolesenza, in una piazzola cercate dei funghi distinguendo i commestibili dai velenosi o immangiabili. Alcuni nello stesso spazio cercano cibo nella spazatura. Vi resta impressa una donna. Perchè vi ritrovate in testa una simile cosa lo sa solo l'inconscio. Poi solo. Tutti sono andati via o stanno scappando e il problema che resta è il ritorno, tornare indietro, al lavoro. Fine incubo. Non male, un bel rebus da decifrare.

Certo non è facile spendere tanta parte della propria vita a studiare, a insegnare, a formare per uno stipendio a detta di quasi tutti medio-basso. Altri mestieri tipo la top model, questo risulta dagli articoli di giornale alla voce quanto guadagnano a sfilata e dove hanno la residenza fiscale e ordinaria macedonia di scandali, sono molto incisivi nell'immaginario collettivo consentono a chi li esercita di cumulare in un giorno i denari che un docente o un ricercatore magari precario mette assieme in un anno. Del resto neanche la sottolineatura di certi fatti discutibili e talvolta penali che riporta la cronaca a proposito dei personaggi e delle belle signore del mondo dello spettacolo e della moda serve a sollevare il problema del senso e del fine ultimo dell'esistenza. I molti vivono nel qui e ora e non c'è scopo aldilà dello stretto e immediato presente; quindi l'ostentazione della ricchezza è la manifestazione dell'Ultimo DIO ovvero il denaro. Questo se riportato a livello di stipendio elargito nel settore della ricerca universitaria magari in una disciplina scientifica è ancora più stridente per le persone sensibili. Ma i molti non sono sensibili. I molti che sono consumatori compulsivi e plagiati dalla pubblicità amano perdersi nel mondo delle immagini in movimento e delle illusioni di ricchezza, nelle favole televisive e cinematografiche. Il quotidiano di chi vive di ricerca, insegnamento, educazione è scisso fra il torcere le spine di ferro dell'ordinario e la lotta contro un mondo straordinario e fantastico che è l'aspirazione dei molti; la democratizzazione e diffusione dei mezzi di comunicazione ha permesso di manifestare con forza quello che in altri tempi era sottotraccia o nascosto da ideologie, religioni, fedi laiche, dispotismo, tirannide: la scissione fra i pochi che esercitano il potere e hanno la ricchezza e i molti che sono chiamati a costruirla quella ricchezza gestita dai pochissimi. Quindi a risveglio avvenuto il ricettario qui ostentato con arrogante incoscienza consiglia la classica fetta di pane magari un po' raffermo con uno strato di discutibile burro salato. La commistione fra l'amarognolo del caffellatte e il salato del burro vi darà la scossa per uscire dalla porta e tornare al lavoro quotidiano. Inflitta la fetta nella tazza grande di un caffellatte malfatto darà come esito almeno di dare un sapore alla mistura che consumate la mattina.

Buon lavoro! E anche così avrete risolto

Pubblicato il 25/4/2016 alle 0.53 nella rubrica Diario.

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