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Sintesi: Il Maestro - terzo atto - il tempo del dominio

Clara Agazzi: Adesso occorre finire. Sta a te

Gaetano Linneo: Certo ho qualcosa da dire, ma non sono bravo come attore o come improvvisatore. Preferisco allora presentare un ragionamento sui tempi. Sulle differenze del tempo che siamo soliti percepire.

Franco:  Mi pare una roba strana per un esperto di fauna e flora.

Stefano Bocconi: Un argomento singolare, ma poi perché un ragionamento e non interpretare una parte.

Paolo Fantuzzi: Giusta osservazione,  c’è un motivo?

Gaetano Linneo: Certamente, perché quel che voglio comunicare in parte appartiene a una dimensione della realtà che sfugge alla possibilità di comprenderla integralmente da parte di quasi tutti gli umani. Mi sento di dover ragionare del problema della civiltà davanti allo scorrere dei secoli e dei millenni, ma per far questo devo passare dalle cose semplici da capire a cose più difficili; quindi incastrare il mio ragionamento su un solo soggetto mal si combina con quanto devo fare.

Vincenzo Pisani: Fa freddo, io dovevo già esser via. Dai fallo. Voglio finire questa notte magica sentendo qualcosa che riguarda l’eternità e la natura: Son qui, ti ascolto.

Gaetano Linneo: Per prima cosa partirò da un tempo semplice quello del quotidiano. Il tempo percepito da parte di quasi tutti noi gente incastrata nella civiltà dei consumi e della produzione è nella maggior parte dei casi il tempo quotidiano. Il tempo quotidiano è il tempo della settimana, del mese scandito dai gironi feriali e dai giorni festivi. Nei giorni feriali solitamente si consuma , si lavora, si produce, si vive nel proprio ambiente mentre nei festivi è lecito e consigliato spendere denari per viaggi, divertimenti, piccoli piaceri, attività di cultura quando ci sono. Esiste una scansione del tempo di vita e di lavoro che tende a far omologare le moltitudini per farne masse informi ma ordinate di consumatori e di lavoratori. Questo determinare il tempo di quasi tutti è uno dei principali aspetti del dominio dei pochissimi sui molti. Il dominio dei pochi sulle moltitudini definisce i tempi di vita, di lavoro, di consumo, di divertimento, di acquisizione di conoscenze, capacità, abilità, beni materiali. Il sistema sociale e lavorativo t’inquadra per fasce d’età. Ne consegue che  il lavoro, lo studio, la famiglia, il matrimonio, il tempo libero e anche lo sport hanno i loro termini d’età entro i quali è serio o idiota fare o non fare una certa cosa; talvolta se si superano certi limiti fare alcune cose è strano,  sbagliato, sconsigliato, perfino proibito. Gli esempi si sprecano ne richiamo alcuni: il soldato va fatto a partire dalla gioventù e non oltre, il diploma è opportuno prenderlo entro i vent’anni, la laurea va presa sui trenta, la moglie non oltre i quaranta, il lavoro serio che deve durare va preso non appena è disponibile. Non sono forse queste condizioni di vita che chiamano in causa il tempo? Il dominio di oggi è tale che crea tempi artificiali, innaturali, estranei al volgere delle cose in natura. Questo scandire i tempi di tutti e di tutta la società è esercizio concretissimo del potere, si tratta di una grande stregoneria che fissa dei confini immaginari e fa muovere e vivere miliardi di esseri umani entro le logiche della civiltà industriale, entro i termini di un sistema industriale e capitalistico che non s’interrompe mai nemmeno di notte; l’apparenza di tutto questo sembra ricondurre a concetti generali di efficacia, funzionalità, apparenza d’ordine.

Franco:  Aspetta un attimo, cosa vuoi dire davvero. Che il tempo è strumento di questo potere?

Gaetano Linneo: Non proprio, non siamo in presenza di orologi che hanno ingabbiato il tempo, siamo in presenza di qualcosa che ha a che fare con il rituale e con l’abitudine. Il sistema di spezzettare il tempo di vita e renderlo funzionale al sistema industriale e di commercializzazione e vendita di beni e servizi di tutti i generi è un fatto intriso di mitologia, di simboli e di riti dal vago sapore magico. Cercate di capire che la moda, i piccoli piaceri a pagamento, i divertimenti, le distrazioni, il tempo, libero organizzato, il conformismo verso i consumi sono riti sociali e sono anche regole che senza una dose d’irrazionale e di mito non potrebbero reggere. Le moltitudini devono credere che il sistema vada verso il progresso, il benessere, la pace, la dignità delle forme di vita, la sostenibilità con il pianeta azzurro, la vittoria in guerra o una cornucopia di beni regalati o scontati; solo con questa dimensione che intreccia il mito con aspetti magici di negazione della realtà a vantaggio di illusioni o verità parziali può funzionare questa divisione del tempo quotidiano e l’oppressione che genera. Perché in questi termini non è il sistema industriale e la tecnologia a esser a servizio delle moltitudini di esseri umani ma al contrario le grandi masse si ritrovano sottomessi a metodi sociali e di controllo che alla fine premiano una ristrettissima minoranza di ricchissimi che hanno nelle loro mani posizioni di privilegio e di potere. Questo dominio ha poi due grandi colonne: una si chiama rassegnazione degli anziani e l’altra il divertimento programmato dei giovani. L’ignoranza delle moltitudini di consumatori e di lavoratori intorno alle cose veramente importanti da sapere e da conoscere fa poi il resto e completa la stabilità di questo scandire il tempo di vita e di lavoro. Vi invito a considerare che il denaro perso o speso male può esser in un certo senso di nuovo guadagnato o acquisito, questo non vale per il tempo che è passato. Il tempo va in una direzione e non risulta possibile modificare questa legge universale. Se il presente avesse come orizzonte di durata l’eternità la cosa potrebbe durare, ma le cose non  stanno così perché questo tempo non solo è artificiale ma è vincolato all’esistenza della civiltà industriale oggi al suo terzo atto rivoluzionario; come è noto questo sistema sta incontrando i suoi limiti. Il pianeta ha grandi risorse, ma queste risorse non sono infinite, invece il funzionamento corretto del sistema di produzione e consumo prevede proprio risorse illimitate come sua condizione di pieno sviluppo senza collassi, crisi o guerre di grandi dimensioni. Quindi se non interviene a breve termine  una modifica sostanziale si deve ragionevolmente stimare che il sistema incontrerà i suoi limiti, se non si scatena una guerra mondiale  è ragionevole pensare a un collasso della vita sul pianeta per eccesso di sfruttamento.

Pubblicato il 9/8/2015 alle 1.22 nella rubrica Diario.

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