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Ripubblicata la favola di Bananìa

La Favola di Bananìa

 

 

Dove in poche righe si parla di Bananìa

 

Il popolo di Bananìa era uscito a pezzi da una serie di grandi macelli di natura militare che sono soliti dare un senso e un cammino alla razza umana, nonostante il difetto di ridurre il numero di facenti parte della stessa.    Del resto a tale specie di bipedi, senza troppe pretese, i Bananiani appartenevano, e per così dire, non si erano sottratti alla generale spinta suicida.    Di solito quando quei vasti insiemi di umani associati, comunemente detti stati, imperi o anche regni, sono travolti da grandi stragi e devastazioni essi traggono dal meglio della loro gente i capi e regolano le cose della politica verso quel bene supremo che è la mera sopravvivenza.  Bananìa a onor del vero seguì proprio il consiglio opposto, anche per  il consiglio dei vincitori della Seconda grande spartizione del mondo ebbe in sorte la cleptocrazia più nota e biasimata in cielo e terra per incapacità, idiotismo, ignoranza, spirito ebete, malafede, e destino tapino. 

Quindi, fino all’inverosimile e nel più grave momento,  i capi di Bananìa seguirono il consiglio e l’indirizzo di fare il bene degli approfittatori, dei ladri, dei mascalzoni, e della peggior gente del consorzio umano.   La Cleptocrazia è dopotutto il governo dei poteri criminali organizzati e in ciò le genti di Bananìa ebbbero una sorta di coerenza politica.    La classe politica e imprenditoriale, che senza adeguato senso del ridicolo si definiva Classe Dirigente, fu una sorta di poesia al contrario: politici arrivisti e cialtroni, imprenditori pronti alla fuga con la cassa, banchieri dediti alla fuga con l’argenteria, intellettuali mercenari un tanto al chilo, signorine e signore della più alta società che parevano uscite dal braccio femminile di qualche carcere di massima sicurezza.    Questo troiaio moltiplicato per migliaia di soggetti con masse di nullafacenti parassiti adulatori, servi sciocchi sporchi e laidi e seguagi pazzoidi e psicolabili andò avanti per tre generazioni protetti da equilibri geopolitici pericolosissimi e dalle bombe degli eserciti stranieri che bivaccavano nella terra dei Bananiani.

Questo era un frutto amaro della precedente spartizione del mondo di cui si è già detto.   La presuntuosa e impunita ladrezza dei capi e la loro meschinità al rovescio produsse nei molti uno spirito di emulazione  che fece del popolo di banania uno dei più ignoranti e ladri del pianeta, ma poiché non si può esser ladri se non c’è niente da rubare la volontà di trafficare e di barare al gioco triste e malvagio del commercio varcò i confini e produsse la prima industria del paese quella del crimine organizzato.

Il denaro dei malavitosi doveva però anche esser ripulito e da qui si generò una grande attività industriale e commerciale che fece la fortuna del suddetto paese di criminali organizzati e di mascalzoni impuniti e che permise alle sue anime belle di vivere senza sporcarsi le mani impegnandosi in tante e diverse attività più o meno oneste.  Coloro che erano onesti mostrarono dunque ai forestieri fino a che punto il vivere onestamente fosse una  suprema e artistica forma d’ipocrisia  sapendo che tutto il denaro del sistema era il frutto di numerose attività indegne e questo enorme capitale veniva lavato e lustrato a nuovo attraverso il sistema bancario.

La ripulitura del denaro sporco ebbe conseguenze surreali in quanto per mascherare la natura della ricchezza i ricchissimi si diedero a manifestazioni di mecenatismo e di filantropia di conseguenza: con il traffico dei rifiuti tossici in paesi sfortunati vennero indirettamente finanziate attività editoriali e culturali,  con i traffici di armi e droga fu creato un sistema finanziario articolato che finì per avere come ricadute il finanziamento di gallerie d’arte, musei, industrie avanzate, depuratori, infrastrutture.

 Una piccola parte di questa massa monetaria si trasformò in prestiti allo Stato per pagare l’esercito e le scuole con il meccanismo del debito pubblico.  Fu tuttavia il fantasioso e multiforme commercio dato dalla tratta delle bianche, dallo sfruttamento della prostituzione e dal traffico di umani detti immigrati clandestini, questo in verità possibile solo grazie ad estese complicità, che arrivò dove il resto non era arrivato.   Questo grande mare in movimento  di denaro venne riciclato in uno straordinario fervore edilizio che avrebbe fatto impallidire e umiliato i costruttori delle piramidi o delle cattedrali medioevali; sull’intera penisola si rovesciò una massa oscena e informe di periferie squallide, di capannoni nati male, di centri commerciali senza senso e brutti, ma così brutti che sembravano uscire da un incubo frutto di menti drogate con sostanze pericolose e molto pesanti da reggere, e poi stadi, galere, e case popolari e ville per siuri.    Miracolosamente neanche un solo edificio era umanamente passabile.

Questo regno del brutto e del deforme creò milioni di posti di lavoro fra edilizia e indotto,  e come esito la popolazione vivendo in tali luoghi divenne cattiva, ladra e stupida, e per gradire ignorantissima di ogni cosa.

In tanta rovina le passate culture di Bananìa, che pure avevano avuto nel remoto passato una loro discutibile dignità, sembravano dei fantasmi che vagavano sulle rovine e dentro i castelli medioevali, quelli di cui si favoleggia ma dei quali mai si trova la prova della loro esistenza.

Il crimine organizzato e un ceto politico di scellerati e di miserabili dementi con queste premesse organizzò un paese talmente corrotto, osceno e inaffidabile che nessuna specie, nemmeno del regno vegetale e minerale, dava a questi bananiani il minimo credito o la minima stima.

La bestialità della vita e la rozza ignoranza della maggior parte della popolazione facevano di questo paese una terra di diavoli senza ritegno e dignità; ma anche senza inferno, cosa che avrebbe almeno concesso loro la grandezza del male.

La mancanza di dignità era un dato originale, in quanto a causa delle sciagure di questo popolo, la popolazione aveva preso a chiamare padrone chiunque potesse elargire un pasto o una mancia o l’occasione per portare ad effetto qualche espediente per guadagnare del denaro.   Tale era il vivere dei potenti e dei loro satelliti e ugualmente tale era quello di coloro che vivevano nel bisogno  o del proprio lavoro.

 

 

 

Come la degenerazione fu fonte di salvezza

 

Il risultato fu un popolo talmente privo di quelle caratteristiche di decenza, onestà e forza di coesione che quando le grandi potenze uscite vincitrici dalla Seconda Grande Spartizione del Mondo, presero la risoluzione, dopo uno stillicidio di piccole guerre, stragi, azioni indegne e vendette di porre in essere una Terza Grande Spartizione del Mondo nessuno prese sul serio i bananiani che furono lasciati sul limite del grande macello di popoli.

I Grandi della terra non presero in considerazione un popolo così miserabile, l’onore di far parte degli eletti che sparivano nel regno delle ombre fu quindi lasciato a gente più degna; i quali stavano annientando un patrimonio unico di beni, umani utili, animali, piante.

Solo le grandi banche nei paradisi fiscali gioirono degli straordinari profitti che la guerra generava, anche se non era certo se sarebbe sopravvissuto qualche bancario o finanziere per contare il malloppo. Ma come è noto per banchieri e finanzieri la sopravvivenza della specie umana e dei viventi in generale non ha spazio nei loro calcoli e nei loro progetti; la morte di tutto e di tutti è irrilevante, il capitale è un Dio che può vivere in astratto anche all’interno di un pianeta morto.

Il popolo bananiano fu felice di non venir massacrato per gli imperi altrui e con indifferenza videro partire gli occupanti dediti a rischierarsi, così si espressero, in punti strategici e quindi ad unirsi a quelle masse di armi e armati che le città del mondo stavano vomitando sul pianeta azzurro.    I politici screditati di Banania rigettarono sulla malevola loro gente tutte le  scemenze che la loro fertile mente partoriva, mentre le città del mondo sprofondavano, colpite a morte dalle armi chimiche e nucleari di nuova concezione, e venivano avvolte  nelle nubi tossiche.

Fu con la fine delle grandi masse che venne meno il monoteismo, forma di adorazione del divino costruita apposta per gruppi di fedeli numerosi da riportare a una regola di vita e a una legge unitaria. Come conseguenza di tanta strage, resuscitarono dagli inferi gli Antichi e subito essi presero a scrutare quella strana umanità che li aveva abbandonati.

In verità non fu tutta gloria, i rappresentanti del Dio unico avevano da tempo intrapreso forme di proselitismo e adorazione che puntavano su personaggi carismatici, introducendo nel monolite dei culti del  Dio Unico forme di adorazione pagana e idolatria.

Gli Dei della guerra molto si rallegrarono del massacro e di vedere tutte le arti degli umani, che del resto a ciò sono votate, piegarsi alla sua prediletta.   Felice vide il mondo sprofondare in lutti infiniti e con lui Plutone signore dei morti e Mercurio dio dei mercanti e dei ladri assai soddisfatti lodavano il gioioso momento dove i denari venivano spesi, i furti e i crimini erano cosa di tutti, e le gole del tartaro erano colme di anime di trapassati; le ombre popolarono di nuovo gli inferi degli Dei pagani. In fondo la distruzione delle masse di viventi ebbe l’effetto di costituire un grande rito di evocazione che cancellava un tempo e riportava sulla terra il dominio dei molti Dei.

Solo Bananìa fu causa dello  sdegno del Dio Rosso, ovvero di Marte.

Si chiese come poteva esistere un simile popolo e in una terra che gli pareva ai suoi tempi, che nella sua mente divina erano lontani nel ricordo ma lieti perché li associava a fresche e violente stragi, popolata da ben diversa gente. Lui per prosperare aveva bisogno di uomini e donne di forte tempra, aggressivi, con corpi pronti alla lotta, i mercenari infidi, i grulli dal grilletto facile, gli sciagurati in divisa erano un problema, anzi una disgrazia. Ancor di più questo quadro gli appariva negativo osservando la natura imbelle, dissoluta e scema di tanta parte delle genti di Bananìa.

Crucciato osservò un popolo talmente scellerato che veniva bandito dalla guerra.  Meditò una vendetta e stabilì offeso che avrebbe mutato l’odiata cleptocrazia che si permetteva di sopravvivere a tanta strage  truccandosi malamente da Democrazia.

La quale, essendo la forma di governo dei criminali, era prossima al collasso.

Come accade talvolta un fatto lontano provoca disastri a grande distanza e presso popoli ignari e incolpevoli e così fu per questa guerra altrui che mutò nel fisico e nella mente i Bananiani.

La classe dirigente, se così la possiamo definire, di Bananìa aveva subito una selezione al contrario parallelamente alla raffinazione e selezione dei principali leader dei gruppi criminali.  Alla barbarie della degenerazione politica, commerciale, umana  e sociale faceva seguito la crescita in termini di potere e consenso dei principali gruppi criminali.    I quali per non far brutte figure e per meglio farli passare inosservati infiltravano fra i politici solo ed esclusivamente i peggiori elementi, i cialtroni patologici, gli ignoranti cronici, i narcisisti con problemi di droga, i mitomani scemi .

Tuttavia la delinquenza organizzata aveva bisogno di una situazione politica e militare ben diversa dai macelli immani che si venivano a creare in quel periodo, senza umani vivi venne meno il commercio delle armi leggere, lo sfruttamento della prostituzione, lo spaccio di sostanze stupefacenti, il traffico di organi, il furto e lo smaltimento illegale dei rifiuti, l’incendio, doloso, gli omicidi e i ricatti e ancor di più i  sequestri vera industria mondiale che dava lavoro a centinaia di migliaia di operatori e a decine di banche e a un paio di paradisi fiscali.

Le prime cento bombe nucleari, per maggior celia gli esperti le chiamarono tattiche, chiarirono che era inutile fra i milioni di ombre nere e gli scheletri di centinaia di migliaia di edifici cercare chi potesse pagare un riscatto, praticare attività moralmente riprovevoli o comprare droghe, fosse  un governo o un privato.  Ciò che rimaneva era il collasso di ogni civiltà industriale e di massa, e senza la società di massa non c’è criminalità organizzata e quindi neanche cleptocrazia.

Quel consorzio umano cessò, finì d’improvviso senza nemmeno un congedo accettabile, cosa che implicò il collasso dei poteri criminali e quindi anche del sistema politico di Bananìa.

La debolezza del potere politico e della società aveva fatto prosperare la criminalità, la quale di contro aveva finanziato e favorito l’ordine costituito, in qualche caso aveva concordato con le forze dell’ordine la consegna di qualche delinquente reo di delitti infamanti per distrarre l’opinione pubblica.  Stavolta il gioco era finito, niente grandi truffe coi soldi, e con le perversioni delle grandi masse imbelli e dissolute della civiltà industriale post-fordista, per un semplice e banalissimo motivo: le grandi masse stavano venendo meno per motivi biologici. Gli effetti della guerra si fecero sentire in tutta Bananìa con drammi indicibili, la vita divenne dura anche per i delinquenti costretti ad assistere al crollo del loro mondo; il Dio della guerra volle soddisfazione dei torti subiti da tali genti scellerate, e liberò l’antica Dea della giustizia dalle catene dette “del civile buonsenso e della ragion di Stato” e la condusse nella penisola triste ed empia. Il Dio voleva il ritorno di popolazioni forti e audaci perché voleva seguaci degni di lui.

Il suo spirito dimenticato da troppe generazioni iniziò a risvegliare in molti una rabbia, non proveniente dalla testa ma semmai dal basso ventre.

Fu così che nel volgere di una mattinata, mentre gli addetti si sbarazzavano delle carcasse di umani, cani, gatti e altre bestie decedute per le pestilenze scatenate dagli attacchi con i virus e per la carenza di medicinali, tutta Bananìa si fermò; fu una paralisi contagiosa, anzi uno sciopero, e nella notte divenne una rivoluzione irreversibile, alla quale non partecipò un solo politico  in disarmo o in carriera che fosse.

Il sistema politico-criminale sparì e si disgregò nel giro di una settimana, lo Stato e le Istituzioni da decenni cadaveriche impiegarono un pomeriggio soltanto.

L’intero potere della criminalità organizzata, ormai privato di un consenso popolare e di una giustificazione politica, sopravvisse solo pochi minuti  alla fine del sistema che lo aveva generato.  Il  malvagio consorzio dei paesi sedicenti civili stavolta aveva ben più gravi questioni e non riuscì, come era suo costume, ad aggredire quelle genti sconsigliate per trarre profitto dal loro male e dal disordine altrui, o a far da stampella alle diverse mafie e ai centri di potere affaristico-criminali.   

La Randocrazia fu resa possibile dalla dissoluzione delle civiltà vicine  e dal venir meno delle forze interne e forestiere che sorreggevano il regime di malcostume criminale  e criminogeno.

Quindi, forse per la prima volta, la gente di Bananìa fece da sé e accoppati, con la brutalità sadica di chi ha troppo subito, i passati leader e i loro seguaci più compromessi non trovò di meglio che prendere atto del suo punto zero di partenza.

Inventarono quindi con le risorse che avevano, alcune delle quali si erano salvate dalla guerra, un nuovo sistema che chiamarono con un neologismo tutto loro “Randocrazia”.

Con gli strumenti informatici in possesso misero i posti di potere e di comando in sorte del caso malaugurato, considerando che dopotutto la politica è questione di posti, poltrone di seta e raso, titoli altisonanti ma perlopiù vani e fatui, e strapuntini e seggiolini metaforici in comitati ad hoc e consigli d’amministrazione per i meno malvagi e i poco raccomandati.

Forti delle cattive esperienze del loro passato i bananiani passarono a considerare il problema a partire dai posti da occupare.  Fu deciso di darli assolutamente a caso senza prendere in considerazione cose errate e sconce come consenso, benpensanti, moralità privata dei candidati, e meno che mai le elezioni più o meno democratiche che fossero.

Fu quindi il sorteggio duro, puro e fino in fondo e non si fecero scrupolo  i Bananiani di mettere fra i sorteggiabili pure i carcerati e i militari di carriera.  Fu un clamoroso e inverecondo successo, e le cose pubbliche e quelle private iniziarono ad andare molto meglio.  I saggi incaricati stabilirono che il caso evitava alcuni problemi della democrazia: spezzava in primo luogo il rapporto fra l’eletto e i suoi finanziatori e sostenitori fondamento questo di ogni sorta di manipolazioni della legge e di travisamento dei delicati incarichi che costoro ricevevano dalle urne il sorteggi liberava il sorteggiato dalla riconoscenza e dalla condizione ricattatoria in cui si trovava l’eletto dopo le elezioni, il quale per essere rieletto in qualche carica doveva rispondere del suo operato a gruppi di potere palesi ed occulti nel totale disinteresse della cosa pubblica e della gran massa dei cittadini.

Il sorteggiare imponeva, proprio per la casualità del risultato, regole, vincoli e controlli, questo faceva sì che il politico e l’uomo di potere fosse controllato e giudicato da personaggi che non erano suoi pari e nel suo agire non poteva fare appello a responsabilità di gruppo o di casta o peggio a indicibili complicità e a giochi di ricatti incrociati.

Inoltre questo creava curiose e non chieste novità: ergastolani tratti di galera per fare i sottosegretari trovandosi a recitar una ben diversa parte in commedia si rivelarono probi, giusti e disinteressati e pure assidui sul lavoro, scellerati e tossici collocati nei consigli d‘amministrazione di municipalizzate e società miste migliorarono meglio che in una comunità di recupero e i risultati del loro operare furono superiori a quelli registrati dai consigli composti da avvocati, esperti e famigli di potenti del precedente regime democratico.   Addirittura qualche ex politico, categoria spesso peggiore e solitamente inclusiva delle tre precedenti, libero finalmente dai vincoli di partito e di gruppo agiva nel disinteresse suo e per aiutare la popolazione tutta in così tribolato periodo.

Una regola che proibiva il ricoprire l’incarico per due volte nella vita dell’equivalente di parlamentare, ministro e presidente del consiglio e ancor di più di sottosegretario e capo-commissione parlamentare si rivelò una mano santa che guarì molti dalla prevaricazione e dall’ambizione; quindi rese migliore ciò che può solo peggiorare in un sistema parlamentare affidato a fazioni e partiti sempre pronti a tirare dalla loro parte il potere legislativo e l’esecutivo, per tacere del giudiziario.   La randocrazia rese quindi i tapini e afflitti abitanti di bananìa, per quanto ciò sia banale, uguali perché ognuno era eleggibile e potenzialmente destinato a ricoprire cariche pubbliche in virtù del malaugurato o benigno caso.

Vennero meno quindi la preparazione di una carriera, il ruolo dei protettori e dei finanziatori e le bande di seguagi e parassiti che di solito per loro esclusivo tornaconto prestano interessata  fedeltà ai politici in carriera o alle ricche mance elargite dalle agenzie di spionaggio dei paesi stranieri.   Il tempo di Marte iniziò a declinare, gli dei oscuri che tormentavano le anime  e aumentavano in ricchezza e potenza grazie al numero di dannati che precipitavano nel regno delle ombre erano un potere che oscurava le glorie di tutti gli Dei guerrieri. Milioni di morti per volta, innumerevoli masse di tormentati, di pazzi, di disperarti erano la grande ricchezza degli Dei infernali, con una sola moneta per morto, matto, disperato avevano creato una grande ricchezza. Avevano perfino il problema di gestire la loro ricchezza e il loro potere su una tale masse di morti e di schiavi sottomessi alla loro volontà. Una simile carneficina era roba da inferno del Dio Unico non da Dei pagani che quando aprivano le porte del Tartaro e dell’Erebo al più accoglievano trentamila ombre per volta.    Mille diavoli furono incaricati di contare gli oboli versati per i defunti e per coloro che resi folli o malati si raccomandavano ai signori dell’oscurità, ma le misere creature non riuscivano a tener il conto. Troppo lavoro! Un mondo intero era morto e uno nuovo sorgeva per servire gli Dei Antichi. Grande fu lo sconforto dei risorti Dei Antichi le grandi masse dei consumatori trapassati avevano distrutto, con il loro trapasso, i poteri forti, non c’era più aristocrazia di casta e del denaro, si erano dissolti i ceti privilegiati, ed i poteri dispotici sui quali far leva per ricostruire la pace e l’ordine erano spariti. Erano rimasti loro, rovine, disperazione e un mondo da far rifiorire per mezzo di quanti si erano salvati dalla catastrofe bellicista; nel disastro si erano di nuovo impadroniti della dispersa umanità. Come è noto gli Dei si dividono in Dei Celesti o antichi, Dei Oscuri di rango inferiore ai celesti, e poi messaggeri, demoni e diavoli ovvero servitori di basso lignaggio delle due categorie; c’è chi semplifica tutto questo ordine di cose chiamandoli in blocco alieni. Comunque questa gerarchia non umana era votata a ricostruire l’umanità e la vita sul disgraziato pianeta azzurro.

La guerra fu inizio fine e nuovo cammino per l’umanità confusa e per i Bananìani.

In effetti il sistema era complessivo, le masse consumavano tanto e male e consumavano beni e servizi legali esattamente come quelli illegali, i criminali prosperavano; inoltre i ricchi e i potenti, all’ombra di istituzioni politiche ridicole e di reali poteri finanziari e criminali, potevano organizzare e compiere di tutto.    Finite le masse era finito il potere che esse generavano; di conseguenza coloro che avevano lanciato i terribili ordigni che avevano bruciato intere città a temperature inaudite, o distrutto popoli interi con sostanze chimiche e radioattive di straordinaria potenza si erano annientati con le loro mani.

Come tutte le cose umane e divine la guerra doveva finire, e iniziò a spengersi per un bieco istinto di sopravvivere alla propria razionale natura di esseri scellerati, violenti e avidi.

Coloro che erano dalle ombre della fortuna ascesi alla luce del potere trovarono una buona occasione per essere felici, ora con poco si era potenti e temuti, e dopo qualche difficile anno di lotte e scontri cominciò a formarsi una nuova casta di privilegiati che subentrò alla precedente che venne macellata e dispersa durante i primi anni del conflitto.  Per certi aspetti questi nuovi potenti erano ancor più transnazionali e cosmopoliti dei precedenti signori del mondo, in verità più per disperazione che per convinzione si erano trovati in questa condizione di privilegio.

Volendo essi staccarsi dal recente passato colsero al volo il fatto che al declino di Marte sovviene sempre il regno di Venere, anche perché l’umanità inquieta dovrà pur ricostituire il suo popolamento sulla superficie della terra e ragionare di ricostruire quel mondo di cose e affetti disintegrato.   Quindi il tempo della pace, intesa come è giusto che sia come preparazione a nuove guerre e ricostituzione del materiale umano per nuovi orizzonti di gloria, prese ancora una volta forma.

Il dio che iniziò ad influenzare gli uomini con la decadenza di Marte fu Apollo il quale da buon Dio devoto alle cose precise e ordinate comandò che venisse fatto ordine e che, risolte le questioni più gravi, e fra queste lo sciagurato popolo di Bananìa venisse ricondotto a più miti consigli. Non si può dare esempi troppo positivi all’umanità inquieta, sentenziò il Dio di Socrate.

Quindi seguendo il Dio e il nuovo tempo dell’amore  i nuovi potenti si circondarono di servi e tutori armati del loro nuovo ordine costituito e si volsero a consolidare il loro potere, i loro beni, i loro interessi, a far fuori i soliti illusi, a dare una nuova possibilità di vita a delatori, parassiti, personaggi dello spettacolo, faccendieri, procuratori, e gente del mondo dello sfruttamento della prostituzione.

Sistemare alla meglio le cose loro, essi presero a considerare le vicende del popolo di Bananìa, cattivo esempio essi dissero: si era salvato dal terzo grande inutile macello per spartire il mondo, come è arcinoto le altre specie di viventi sono o troppo stupide o troppo intelligenti per fare loro la  spartizione del mondo, vivevano meglio di tanta parte dell’umanità, ringraziavano ancora il Dio Unico per averli risparmiati e per aver dato loro la forza di liquidare fisicamente ed economicamente quella gente riprovevole che di mestiere ha scelto di comandare gli altri e, addirittura, vivevano molto bene per i parametri consueti pareva proprio che  la vita media fosse addirittura di cinquant’anni contro i quaranta scarsi- scarsi dei paesi più potenti e felici.

Venne quindi stabilito  di riunirsi fra i potenti della terra, di metter fine alle liti, e di considerare le cose di bananìa; quindi con discrezione ma con molta decisione fecero pervenire ai Bananiani un vero ultimatum.  Esso era un po’ sgrammaticato perché non erano rimasti vivi molti diplomatici dopo i primi trenta minuti di deflagrazioni nucleari tattiche e delle nuove superarmi a energia diretta. Questa volta non c’era da minacciare un governo o un capobanda ma una nazione intera, ossia la popolazione tutta; era una Randocrazia dopotutto.

Invano sperò il Dio rosso che nell’ultimo giro della ruota della  fortuna l’abisso di Plutone e degli Dei oscuri  s’aprisse ancora una volta, che le genti si sterminassero di nuovo per sete di saccheggio e per il gusto di uccidere.  Ben altro fu tessuto col filo del destino, e non vi fu un altro eroico macello per la conquista del nulla.

Pur rammaricandosi per l’ingiustizia che veniva fatta loro, le genti di Bananìa avevano l’enorme fortuna di avere dei capi casuali e quindi disinteressati: ergo potevano anche prendere in considerazione l’idea di perdere il loro personale potere per favorire la collettività.

Tenendo fermo il fatto che mai si sarebbero rimessi in mano a una Repubblica irresponsabile o a qualche altra forma di invereconda e temibile e oltretutto finta Democrazia, stabilirono che si poteva placare lo sdegno di questi potenti  accordando loro delle forme di modifica della struttura politica che non snaturassero i principi e i benefici effetti di quanto avevano istituito.

Scelsero il più ambizioso e magnifico dei nuovi padroni e gli offrirono di regnare su Bananìa con una sua dinastia a patto che per sua maggior gloria e potenza conservasse quanto di meglio il regime Randocratico aveva prodotto.

Fu così che fra lo sconcerto di tutti e con la benevolenza di Bacco, Dio sempre propizio alle genti di Bananìa, ebbe luogo la Monarchia Aleatoria. Uno stato monarchico temperato e moderato dalla casualità dei ministri e dei funzionari tratti a sorte prese forma; e del resto Dei e uomini erano stati esauditi il regime politico era mutato e un sire aveva il suo trono e la penisola e tutto il potere politico nel suo scettro e nella sua corona, Il monarca, per dirla  in breve, consumava molto meno dei vecchi parlamenti democratici, era molto meno osceno, avventuriero  e scandaloso dei vecchi politici che avevano portato alla rovina l’umanità, era più affidabile nella gestione della cassa dello Stato e  di quella sua personale e si rimetteva alle cose del potere sostanzialmente per fingere di far qualcosa lasciandosi il diritto di punire qualche temerario o qualche testa calda o di seguire il popolo minuto nelle sue richieste, perlopiù poco ragionevoli e anche irresponsabili. Gli Dei visti esauditi i loro desideri benedirono la nuova istituzione  e tutte le genti di Bananìa concedendo loro benevolenza, prosperità, antichi saperi, benefici fisici e mentali dovuti alla loro grande scienza segreta che presso gli umani è chiamata manipolazione genetica.

Fu così che il nuovo regno ebbe ministri ora eccellenti ora pessimi, ma sempre disinteressati; e comunque rappresentativi della popolazione e di ogni ceto sociale, il sire ebbe il suo regno da megalomane, il quale era ancora integro in molte sue parti e ebbe in sorte di essere abbastanza al riparo da congiure e intrighi, data la natura del suo potere e delle istituzioni.

Così andarono le cose e il popolo ebbe quel poco di felicità e prosperità che la specie umana può concedere a se stessa.

Poi per una serie di fattori qualche generazione dopo il numero degli umani tornò sopra i due miliardi e si riformò in nuove forme la società di massa e con essa i consumi, la rappresentanza democratica, i cartelli industriali, il sistema della comunicazione e come è giusto altre guerre totali, altre armi di distruzioni di massa  e nuovi equilibri del terrore.

Bananìa tornò allora Repubblica, immemore del grande male subito e del bene che ebbe dalla monarchia e dalla pace.

 

 

 

 

Dedicato al Dottor Sandro Nappini

Pubblicato il 14/7/2015 alle 21.48 nella rubrica Diario.

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