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Sintesi: Il Maestro - terzo atto - Dove parla il potere leggittimo

Stefano Bocconi: Fantastico, ecco qualcosa di nuovo:un filosofo dentro un operaio; e ragiona di borghesia addirittura! Davvero dovrò segnare questo giorno sul calendario.

Clara Agazzi: Questa tua ironia è fuori luogo. Piuttosto che fai ?. Partecipi alla sfida, ti va di dire la tua.

Gaetano Linneo: Questo discorso è quanto mai vero, il passato borghese è tramontato, oggi c’è una casta di detentori dei mezzi di produzione che sono un mondo a parte rispetto al resto dell’umanità e in loro difficilmente si può trovare qualche traccia di quel passato che pure in mezzo a tanti torti ha avuto delle idealità e le sue filosofie di riferimento.

Vincenzo Pisani: Scusate, ma a questo punto mi offro io. Però prima voglio fare una premessa a ciò che dirò

Franco:  Una premessa? Questa è nuova. Va bene ma per non alterare questo confronto che la cosa sia breve e coincisa, poi seguiremo la regola fin qui tenuta.

Vincenzo Pisani: Bene, la figura mia sarà l’ultimo re, intendo l’ultimo re legittimo e la prospettiva di un nuovo potere legittimo. Quindi il primo e ultimo re. Questa figura mi spetta perché nei miei studi di politica e di scienze sociali da tempo vado meditando sul confine fra potere legittimo e potere illegittimo. Oggi è evidente che il potere devia verso la corruzione e l’illegittimità, e per molte evidenze vedo provato questo. Si pensi ai suicidi per motivi economici, alle migliaia se non centinaia di migliaia di giovani che non studiano e non lavorano, al divario crescente fra ricchi e poveri, alla corruzione e sciatteria diffusa in tutti  i ceti, all’impossibilità di condividere una storia comune, un discorso autenticamente nazionale, anzi di popolo. Non sono forse questi i segni della mancanza di un re legittimo, ovvero di un potere vincolante questo popolo e questa nazione che sia giusto in quanto coerente con i suoi stessi decreti e finalità! Bene questo è l’inizio.

Franco:  Accidenti che fantasma che hai evocato. Un vero e proprio mostro, potrebbe oscurare perfino il profilo delle montagne ora  illuminate dalla luna e dalle stelle. Vai inizia.

Vincenzo Pisani: Primo e ultimo Re legittimo. Primo perché tornerà prima o poi anche qui un potere coerente e retto, ultimo perché ciò che è stato volge al termine e della grandezza delle origini rimane solo polvere. Il compito primo di un re legittimo che lo distingue dal tiranno e dal despota è assicurare ai suoi sudditi o cittadini una giustizia equa e imparziale, pulita da leggi e cavilli che piegano ora in favore di questo ceto, ora di questo  gruppo o interesse di parte l’azione giudiziaria e l’amministrazione delle sanzioni e delle pene. Oggi il potere è minato dal sospetto dell’interesse di parte, dalla legge fatta rito processuale dove il forte ha grande vantaggio rispetto al debole perché può permettersi avvocati costosi e talvolta la benevolenza di gente importante che volge al sì o al no la sua causa. Un potere legittimo in nome di una legge una e coerente elimina questa disparità, poiché la legge non può essere il rischio calcolato del ricco o del malvivente ma l’atto con cui il sovrano rimette ordine nel corpo sociale che deve conservare pulito e certo nello scorrere dei decenni e dei secoli. Il secondo dovere è la difesa. Il re secondo giustizia con sue armi e suoi mezzi assicura lo Stato e i suoi, mai rinuncia a un solo frammento della sua sovranità e se vi è costretto da una qualche alleanza la romperà quando non sarà più utile  per avere in mano la sua libertà incondizionata. Mai accetta basi o fortezze straniere nella sua terra poiché esse limitano per loro natura il suo esercizio della giustizia e guastano il carisma sul quale si regge il suo potere. Un potere che voglia esser santo e giusto non può far a mezzo con interessi altrui sulla sua terra e sul suo popolo. Il terzo compito di un potere regale legittimo è che esso non rompe in modo vile le alleanze che stipula, non si piega davanti alla minaccia dell’amico come del nemico. Questo perché un potere legittimo non può farsi schiacciare, deve esser più forte e più saldo delle avversità e se costretto all’errore vi pone rimedio secondo giustizia e benevolenza. Se costretto alla forza e alla guerra saprà in nome della coerenza e  della rettitudine chiamare a sé il popolo tutto e indirizzare le risorse al fine di ripristinare la giustizia e la pace. Il re legittimo, suo quarto dovere,  è vigile e cura la salute mentale  e fisica del suo popolo, piega il violento, l’inquinatore, il corruttore e lo punisce con la forza della legge e allontana dalla sua terra  lo straniero malevolo o meschino. Il re legittimo, suo quinto dovere,  è sollecito verso il benessere del suo popolo che vuol dire continuità con la tradizione, istruzione pubblica, provvedimenti per la salute pubblica e il decoro urbano, generosità verso le persone perbene e i giusti e mecenatismo verso artisti e gente di cultura e di scienza, supporto verso chi lavora e fa impresa, tasse giuste e misurate. Il re legittimo, sesto suo dovere e privilegio,  sa di poter far di conto dei suoi sudditi, non li tradisce  e da loro non sarà tradito.  Infine, ed è il  settimo punto, il re legittimo sa di dover essere, di venire al mondo come necessità e come segno dell’elevazione dell’umano sopra la bestia; il re giusto è una necessità della vita sociale come l’acqua potabile o il commercio. E ultimo, ma non  meno importante, il re legittimo è lui; non è un fantoccio nelle mani di finanzieri, avventurieri, speculatori, feccia.  Egli è ciò che deve essere e non può esser di meno. Ecco questo è il re legittimo, questo è un  potere sano. Ora parlerò per mezzo di questo potere. Io sono l’ombra di ciò che fu e di ciò che dovrà di nuovo essere. Oggi sono scomparso in oscure biblioteche o in polverose lapidi, o in monumenti dimenticati e lasciati all’usura del tempo; sono ciò che rende retto un popolo, un regno, un comando, una nazione. Sono l’incarnazione umana di un potere legittimo. Oggi non sono perché il potere è tradito ed è traditore; il potere è di tutti e di nessuno perché spezzato e diviso in troppe mani di piccoli uomini di potere, di ricchissimi, di burocrati avidi e ottusi, di demagoghi e ciarlatani che conducono gli elettori verso il si verso il no sfruttando ogni bassezza dell’essere umano. Come può un popolo e una nazione che non ha nome  e volto essere volta al bene, come può darsi questo popolo una meta, un futuro, un senso se chi esercita il potere non ha altro scopo che compiacere se stesso e  arricchirsi in modo smisurato. Se si prendono insiemi diversissimi l’intersezione che si ricava è vuota, e così è vuoto di valori condivisi lo spazio politico senza un re legittimo che metta assieme le ragioni più profonde e certe di una collettività politica.  Io sono l’ombra di ciò che poteva essere e non è stato e sarò nel futuro l’ombra di ciò che avverrà  per necessità. La caduta dentro se stessi, l’implosione di  una collettività nel vizio e nell’eccesso per compensare una crisi di senso e di fini ultimi non è una condizione fissa, essa è un ciclo. Il ciclo della degenerazione fisica e mentale di un popolo o trova la propria cura o finisce il popolo nel volgere dei decenni. Morto il popolo degenerato qualcosa di diverso ne prenderà il posto o se si vuole l’eredità. Io sarò di nuovo con queste o con un altre genti; non sono una persona fisica ma una necessità della vita sociale organizzata. Sono l’ombra che striscia appena visibile in tutti i palazzi e le istituzioni, sono la cattiva coscienza dei sudditi malevoli traditi dal sistema e dei traditori che usano il potere e la cosa pubblica per loro privilegio  e loro lucro privato. Tutti costoro, tranne i dementi e i perduti, sanno di esser nel torto. Un giorno io sarò di nuovo e loro non saranno più.     Perché a un certo punto nella vita dei singoli come delle collettività si presenta la necessità di riempire il vuoto dell’esistenza con dei fini, con uno scopo ultimo, con una forma di vita.    Quello è il mio momento, quando si pone il problema d’esistere dentro un limite, un confine, uno scopo, una legge. Io sono la forza che crea la forma politica e sociale del vivere con uno scopo, con una costituzione, con un fine ultimo. Senza un senso autentico della vita, senza regole o finalità condivise, senza un vincolo che dà senso a ogni giorno che passa il re legittimo resta ombra, ossia qualcosa che ha una forma ma non è materia e neppure luce. Quando arriverò sarò luna e sarò montagna, perché i molti vorranno così e i molti saranno un popolo, una nazione, un regno.    Quando sarà queste nostre disperse genti, se ci saranno ancora, ritroveranno se stesse e la loro ragione di vivere e d’esistere.   Perché la vita è importante e per questo ha senso, ma la fortuna della civiltà industriale è che il senso non è più scritto da un Dio o dalle stelle. Il senso dell’esistenza va costruito, va vissuto, va mantenuto da chi, davvero, esercita il potere. Se non ci fossi io si potrebbe credere che in fondo la vita è un lungo soffrire fra istanti di gioia e noia aspettando che la decadenza fisica o qualche accidente tronchi questo passaggio in vita, ma io in qualche modo ci sono e quindi il fatto che la vita dei molti come dei singoli  sia dotata di senso  è cosa fondata.    Questo è quanto avevo da dire.

Franco:  Un vero e proprio messia laico.  

Clara Agazzi: Questo è davvero non poterne più. Certo che farebbe comodo avere un potere retto, ma come si fa in un mondo corrotto e marcio.

Stefano Bocconi: Mi pare che sia stato chiaro. Il tempo del sovrano legittimo tornerà quando tutto questo che viviamo oggi sarà sparito, disperso, polvere dei secoli che cade sulle cose morte che furono. A quanto pare dobbiamo crepare tutti, magari di vecchiaia o forse di morte violenta. Poi arriverà il momento. Se non è profezia questa.

Gaetano Linneo: Questa è una grande incertezza, il tempo che verrà sarà quello dove era bene vivere. Ma il presente esige una risposta mi pare. Chi affronterà la spinosa questione del presente.

Franco:  Voi mi forzate la mano. Bene io interpreterò la totalità del presente.

Clara Agazzi: Questa è una delle tue follie! Un tempo, voi rappresentare il tempo.

Vincenzo Pisani: Lascialo fare, magari c’è perfino da imparare qualcosa.

Pubblicato il 28/6/2015 alle 16.7 nella rubrica Diario.

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