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Riedizione di una sintesi

L’Italia e la ricostruzione della memoria pubblica
DI I. Nappini

Alcuni anni fa avviai una riflessione sulla costruzione dell’identità italiana. Oggi in tempi di crisi del sistema di produzione e consumo In Europa e negli USA e di guerre non più episodiche ma integrate nel sistema finanziario e dei complessi militar-industriali delle grandi potenze a vocazione imperiale emerge la fragilità politica e di sistema del Belpaese.
Questo ripubblicazione vuole dare un contributo di pensiero intorno alla questione della complessità dei processi che definiscono la memoria pubblica e l’appartenenza di un privato a una comunità umana. Presento qui uno schema storico.

1861 - Il Risorgimento
L’avventura dell’Italia Unita si apre a grandi speranze di gusto romantico per via della presenza di grandi eroi ottocenteschi come Mazzini e Garibaldi. Il Regno Unitario che si costituisce, e che è privo di alcune regioni del nord-est, si presenta come un nuovo Stato Nazionale su cui sono collocate molte speranze non solo italiane.

1861 - 1876 La destra Storica al potere
L’Italia passa dalla poesia alla Prosa, al posto dei grandi ideali – la poesia- emerge l’evidenza di un Risorgimento tormentato e contrastato, di una Nazione giovane con grandi masse popolari e contadine povere e poverissime, di classi dirigenti insensibili alle sofferenze quotidiane dei loro amministrati e di un popolo italiano tutto da costruire e da istruire. Intanto il brigantaggio è represso con estrema durezza e grande è la distanza fra la  maggioranza degli italiani e le minoranze al potere di estrazione sociale aristocratica o borghese.

1876 - 1887 La Sinistra Storica
La sinistra storica constatando la distanza enorme fra paese legale e paese reale, fra sudditi del Regno d’Italia e la minoranza di ricchi e di nobili che di fatto governa il paese e ha i diritti politici cerca di avvicinare le masse popolari con riforme sociali ed edificando monumenti agli eroi del Risorgimento e attuando titolazioni patriottiche di piazze e vie. Intanto l’emigrazione italiana verso il Nuovo Mondo si presenta come un fenomeno inedito che coinvolge milioni d’Italiani. Tuttavia per la prima volta la minoranza al potere si pone il problema di nazionalizzare e istruire le masse che costituiscono il popolo italiano.

1887 - 1896 L’età Crispina
L’età Crispina segna l’emergere di una minoranza politica autoritaria con forti legami con i grandi industriali del Nord e i latifondisti del Sud. Da una lato aggredisce con estrema violenza poliziesca le manifestazioni di protesta operaie e contadine dall’altro coltiva un nazionalismo aggressivo e colonialista che fa presa sui ceti medi, la nuova formula di creazione degli italiani fa leva su riforme di carattere giuridico, amministrativo e sociale. La disfatta coloniale dell’esercito italiano ad Adua fa emergere sia un nazionalismo esasperato sia forze socialiste diffidenti e ostili al concetto stesso di Nazione. Emerge l’impegno politico dei cattolici in quel momento culturalmente ostili alle minoranze "liberali" che esercitano il potere in Italia.

1898 - 1900 Sangue e fango sull’Italia.
L’età Crispina cessa al momento della disfatta coloniale, la protesta sociale è soffocata nel sangue anche nella civilissima e industrializzata Milano dove l’esercito spara con i cannoni contro donne e bambini in sciopero. La repressione sociale è durissima, l’idea risorgimentale di fare gli italiani è di fatto spenta. La politica diventa terreno di terribili contrasti, per evitare la disgregazione delle libertà fondamentali l’opposizione ricorre all’ostruzionismo parlamentare. Su questo biennio di sangue e fango cade il regicidio del 1900 per mano dell’anarchico Gaetano Bresci.

1901 - 1913 L’Età di Giovanni Giolitti
L’età di Giovanni Giolitti segna un periodo di riforme e di progresso sociale, economico e industriale che trasforma lentamente ma inesorabilmente l’Italia in una potenza regionale dotata di una propria potenza militare e industriale anche grazie alle innovazioni della Seconda Rivoluzione Industriale e fra queste l’energia elettrica. Le proteste contadine nel sud sono represse, si registrano aperture politiche  e sociali  alle forze sociali e operaie nel Centro - Nord.
Emerge l’impegno politico dei cattolici fino a quel momento culturalmente  ostili alle minoranze che esercitano il potere in Italia. Il suffragio universale maschile è un fatto, c’è la possibilità di avvicinare le masse popolari alla Nazione nonostante la presenza fortissima di una cultura cattolica e socialista diffidenti verso lo Stato Nazionale e le sue classi dirigenti.

1914 L’Italia del Dubbio.
L’Italia è l’unico paese fra le potenze d’Europa che evidenzia una massa popolare ostile all’entrata nella Grande Guerra, il grande massacro scientifico e industrializzato che riscriverà la storia del pianeta e della civiltà industriale. Giolitti è ostile al conflitto che comporterebbe il rovesciamento dell’alleanza con il Secondo Reich e l’Impero d’Austria - Ungheria, il parlamento è contrario alla guerra, il popolo freddo e diffidente, i ceti borghesi impauriti. Solo una minoranza di nazionalisti di varia origine è favorevole per spirito d’avventura; la Corona per motivi di prestigio internazionale e di potere è orientata a stracciare l’alleanza e a dichiarare la guerra. La guerra è dichiarata forzando la volontà della maggior parte degli italiani e dello stesso parlamento.

1915 - 1918 L’Italia della Grande Guerra.
L’Italia in tutte le sue articolazioni sociali paga un prezzo spaventoso al conflitto mondiale imposto da una minoranza politicizzata di nazionalisti e di estremisti politici  e di piccoli gruppi d’affaristi  e industriali a tutto il resto della popolazione della penisola. I morti sono più di Seicentomila, tutta l’Italia è coinvolta, lo sforzo è enorme e ipoteca il futuro del paese a causa dei grossi debiti contratti e delle perdite umane, quasi tutte le famiglie italiane direttamente o indirettamente sono toccate dal conflitto.

1919 - 1920 Il Biennio rosso
L’influenza della rivoluzione d’Ottobre e della presa del potere Comunista in Russia determina e la resa dei conti fra le forze politiche e sociali dopo la Grande Guerra determina un periodo di forte scontro sociale con accenni rivoluzionari che porta all’occupazione delle fabbriche e di alcuni latifondi incolti da parte delle masse popolari arrabbiate e impoverite. Il mito della rivoluzione Bolscevica e la disillusione per la Vittoria Mutilata sembra spegnere qualsiasi progetto di creare un senso collettivo di appartenenza alla Patria. Emerge la reazione armata e terroristica fascista che intende imporre all’Italia intera la sua concezione di Patria e di Stato, una concezione mutuata dalla propaganda di guerra e priva, allora, di spessore filosofico e ideologico.


1921 - 1922  Lo squadrismo  e il Milite Ignoto
L’influenza della rivoluzione sovietica sulle masse operaie e contadine rimane forte nonostante i limitati e parziali risultati sindacali del biennio rosso. Nel 1921 il governo decide di procedere al rito dell’inumazione del Milite Ignoto al Vittoriano a Roma. Tale rito  coinvolge tutta l’Italia e mette le opposizioni in difficoltà presso l’opinione pubblica sinceramente commossa per quel simbolo che rappresenta, ad oggi, i circa 600.000 morti della Grande Guerra. Si moltiplicano preso associazioni, parrocchie, istituzioni anche scolastiche le attività per ricordare i caduti della Grande Guerra con lapidi, cippi, targhe, monumenti. Il nazionalismo e la sua simbologia riprendono la scena pubblica. Intanto le squadre fasciste aggrediscono e disorganizzano il movimento operaio mentre Mussolini con una operazione trasformistica sulla destra Giolittiana riesce a far eleggere in  parlamento 35 deputati. Giocando sul tavolo della legalità e su quello dell’illegalità Mussolini cerca una via per arrivare alla presa del potere presentando il fascismo come il movimento salvatore della Nazione uscita vittoriosa dalla Grande Guerra.

1922 - 1924 Il Fascismo al potere
Mussolini riesce a trasformare i Fasci di Combattimento in una forza politica autorevole che ha rapporti con il Vaticano, con la Corona, con l’Esercito, e con la grande industria italiana. Nell’Ottobre del 1922 con un finto colpo di Stato derivato dalla “Marcia su Roma” comincia a costituire un modello di Stato che deve sostituire quello liberale e giolittiano attraverso un governo di coalizione che trova ampio consenso in parlamento. L’idea è usare il fascismo per creare lo Stato fascista che deve a sua volta creare l’italiano nuovo. Il fascismo manipola la scuola, lo Stato, i riti pubblici per arrivare al suo scopo politico. Sul breve periodo hanno particolare rilievo l’istituzione dei Parchi della Rimembranza dedicati ai soldati morti nella Grande Guerra che vedono la partecipazione attiva delle scolaresche d’Italia per merito del sottosegretario alla Pubblica Istruzione Dario Lupi.

1925 - 1935 Il Regime fascista
Il 3 gennaio del 1925, dopo una crisi politica durissima dovuta all’omicidio del leader dell’opposizione Matteotti, Mussolini sfida apertamente  il  sistema parlamentare e riesce a schiacciarlo con il discorso del 3 gennaio; data che segna  anche dell’inizio della dittatura. Il fascismo come regime cerca di creare il suo italiano ideale militarizzando la scuola pubblica, determinando riforme sociali, trasformando il partito in istituzione, plagiando al gioventù e distorcendo la vita quotidiana sulla base della sua demagogia patriottica. L’Italiano del futuro dovrebbe essere l’italiano del fascismo, ma il fascismo deve di volta in volta attuare dei compromessi politici e sociali che riducono la forza di persuasione che può esercitare sulla popolazione italiana. Il concordato fra Stato e Chiesa Cattolica del 1929 aiuta il consolidamento del Regime e limita le possibilità d’azione delle opposizioni.

1935 - 1939 Anni Ruggenti
Il fascismo appare vincente. Crea l’Impero a danno delle popolazioni dell’Etiopia che vengono aggredite e conquistate, sfida i grandi imperi coloniali d’Europa e la Società della Nazioni. Il prezzo per questa operazione è il legarsi ai destini del nuovo regime nazista che ha proclamato al fine della Repubblica di Weimar e la nascita del Terzo Reich. Hitler e Mussolini s’impegna nella guerra di Spagna, emerge una diffidenza fra gli italiani e il regime, stavolta la guerra del regime è ideologica e non nazionalista e colonialista, iniziano le prime smagliature nel consenso verso Mussolini e il fascismo. Tuttavia sul momento le vittorie in Etiopia e Spagna spengono tanta parte del dissenso. Intanto Hitler stipula un effimero e non sincero trattato d’amicizia con l’Unione Sovietica per evitare la guerra su due fronti e iniziare la Seconda Guerra Mondiale con l’aggressione alla Polonia.

1940 - 1943 La guerra Fascista
Il fascismo e il suo Duce Mussolini s’impegnano nella guerra mondiale al fianco del Giappone e del Terzo Reich ma le forze armate italiane son mal equipaggiate, peggio comandate, guidate senza una strategia di guerra chiara  e in generale il morale è basso. L’Italia fascista e monarchica dimostra di non essere in grado di sostenere il conflitto pur essendo una delle tre potenze principali dell’ASSE. La guerra si complica con l’entrata nel conflitto della Russia Sovietica e degli Stati Uniti  e costringe il Regio Esercito Italiano a uno sforzo superiore alle sue possibilità militari. Le disfatte del biennio 1942 -1943 in Russia e Africa e l’invasione del territorio italiano da parte degli Anglo-Americani determinano la caduta del fascismo e la resa incondizionata del Regno d’Italia nel settembre del 1943.

1943 - 1945 La Resistenza
Si formano due stati in Italia, uno monarchico a Sud e uno Nazi-fascista a Nord. Uno controllato da Hitler e denominato Repubblica Sociale di cui è leader Mussolini appoggiato da una schiera di fanatici fascisti e l’altro sotto il controllo degli alleati. Si formano nell’Italia Centro-Settentrionale le forze armate partigiane antifasciste malviste dagli alleati per via della componente comunista e socialista. L’Italia diventa così un campo di battaglia, l’unità nazionale è dissolta, gli italiani si dividono e si combattono fra loro. Il futuro è incerto e legato alla prossima spartizione dell’Europa e del mondo che sarà fatta dai vincitori del Conflitto mondiale secondo la logica implacabile d’attribuire alla presenza della propria  forza armata sul territorio l’appartenenza di esso al sistema capitalista o a quello comunista.

1946 - 1947 Il Dopoguerra
L’Italia dopo una difficile e contrastata votazione diventa Repubblica e s’inizia a pensare alla sua ricostruzione. Intanto nel 1947 a Parigi le speranze italiane sono deluse, il trattato di pace è punitivo la Resistenza non viene valorizzata dai vincitori che ne hanno dopotutto tratto profitto, il premier Alcide De Gasperi si trova a dover liquidare la pesante eredità fascista e monarchica. Di lì a breve si romperà anche l'unità delle forze antifasciste.

1948-1953 L’Italia Democristiana
L’Italia diventa democristiana, nell’aprile del 1948 il responso elettorale punisce socialisti e comunisti e premia i democristiani legati agli Stati Uniti e al Vaticano. L’Italia della Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi fra molte contraddizioni e tanti limiti cerca di legare l’economia all’Europa del Nord e la politica estera agli Stati Uniti impegnati nella lotta contro il comunismo. Si forma una Repubblica Italiana che esce dalle emergenze e comincia a ritagliarsi un suo ruolo economico e politico in Europa e nel Mediterraneo.

1954 - 1963 Il Miracolo economico
L’Italia si trasforma in civiltà industriale, le antiche culture contadine, rionali, cittadine, popolari iniziano a dissolversi. Quanto di antico e di remoto aveva fino ad allora limitato l’azione propagandistica dei nazionalismi fascisti e monarchici si dissolve. L’Italia si trasforma rapidamente e aldilà della volontà delle classi dirigenti timorose di non controllare più la mutazione sociale ed economica in atto. La criminalità organizzata intanto diventa una potenza economica e politica  nel Mezzogiorno d’Italia.

1963 - 1968 Il primo Centro-Sinistra
L’Italia è governata con il contributo del Psi, inizia una stagione di riforme volta ad aiutare i ceti popolari, a riequilibrare le differenze sociali, a migliorare la scuola pubblica, nasce la scuola media. Ma i tempi sono aspri, il contrasto fra comunismo sovietico e regimi capitalisti è durissimo e il riflesso in Italia è pesantissimo. Intanto la televisione inizia a rideterminare e a formare la comune lingua italiana. Emerge la distanza enorme fra cultura alta e fra le masse popolari avviate al consumismo acritico e una ridefinizione di sé sulla base degli stimoli pubblicitari della società mercantile. Pasolini denunzia la trasformazione degli italiani da cittadini a consumatori e la nascita di un nuovo Potere, con la P maiuscola, diverso da quello che si è manifestato nel primo Novecento ma non meno insidioso e totalitario.

1969 - 1976 L’Italia della Strategia della tensione
L’Italia paga un prezzo spropositato alla miopia politica delle minoranze al potere e alle mire politiche degli stranieri, la contestazione di carattere sociale diventa durissima emerge un terrorismo italiano di destra e di sinistra inserito nelle logiche degli ultimi anni della guerra fredda. Per l’Italiano contano due sole identità quella, spesso opportunistica, derivata dall’appartenenza politica e quella data dalla propria collocazione entro i parametri della società dei consumi. Pasolini muore atrocemente in circostanze non chiare il 2 novembre 1975.

1976 - 1990 L’Italia di Craxi
Craxi diventa il leader indiscusso del PSI e l’ago della bilancia della Repubblica, con la presidenza Pertini avviene un fatto inaudito: la distanza fra masse popolari e potere politico, il famoso Palazzo si riduce. In questi anni aumenta il consenso per il PSI e per i partiti di governo mentre il PCI viene ridimensionato e l’Italia ascende al rango di potenza globale. Questo ha però un rovescio della medaglia: corruzione, clientelismo, disgregazione di ogni morale e di ogni valore sociale o umano, pesante indebitamento dello Stato, ingerenza di poteri illegali nella vita pubblica del paese. Il Craxismo dominate esprime una labile forma di nazionalismo garibaldino che cerca di collegarsi alle antiche glorie risorgimentali.

1991 - 1994 L’agonia della Prima Repubblica

L’Italia di Craxi si decompone, la crisi politica e morale della Repubblica italiana è evidentissima e le inchieste giudiziarie travolgono, disfano e umiliano i grandi partiti di massa che cambiano nome e ragioni ideologiche o si dissolvono. le novità internazionali successive alla Prima Guerra del Golfo del 1991 tendono a determinare il governo mondiale di una sola grande potenza gli USA e lo spostamento dei grandi affari internazionali verso l’Asia e l’Oceano Pacifico riducono l’importanza dell’Italia e del Mediterraneo. La confusione fra gli italiani è enorme perché i vecchi punti di riferimento si dissolvono.

1994 - 2000 L’Italia della Globalizzazione
Berlusconi e il suo schieramento di centro-destra e i raggruppamenti eterogenei di centro-sinistra sono i protagonisti della vicenda politica italiana. L’identità italiana malamente formata negli anni della Repubblica attraverso il mutuo riconoscimento dei partiti usciti dalla realtà della Resistenza e della creazione della Repubblica inizia a dissolversi. Lentamente si forma un quadro politico fra due grandi raggruppamenti politici contrapposti che sconfessa la molteplicità della identità politiche di parte e la crisi sociale creata dai processi di globalizzazione dissolve le identità legate al benessere e al facile consumismo. L’identità italiana sembra disgregata in una miriade di suggestioni pubblicitarie e demagogiche e dominata da una cultura mercantile del consumo e del possesso di beni superflui. Intanto la situazione internazionale peggiora partire dalla guerra del 1999, si determinano nuove potenze imperiali che contrastano gli Stati Uniti.

2001 - 2011 L’Italia della crisi globale
Il progetto di creare un Nuovo Secolo Americano pare dissolversi fra le dune irachene e le montagne afgane (e di recente fra i deserti della Libia e le foreste dell'Ucraina). Nel periodo che va dal 2003 AL 2011 gli USA sono impegnanti in due guerre logoranti contro insorti e terroristi in Medio Oriente e Asia, l’Italia partecipa con sue forze a "operazioni" in Afganistan e Iraq. La globalizzazione rallenta, le logiche imperiali sembrano più forti dei grandi interessi commerciali e finanziari, intanto emergono i guasti politici e sociali legati ai processi di globalizzazione. L’Identità italiana è oggetto di dibattito pubblico segno della sua difficoltà a collocarsi in questi anni difficili con le proprie ragioni e la propria autonomia.

2011-2014
La cronaca di questi anni vede irrisolte le questioni di fondo di un Belpaese che ha difficoltà a ritrovare se stesso e di una situazione internazionale resa sempre più grave e pericolosa da disastri ecologici, guerre di guerriglia e per procura, crisi finanziaria internazionale, decadenza e discredito delle istituzioni democratiche nell'Unione Europea quest'ultime evidenze manifestate da risultati elettorali che premiano forze di netta contestazione dell'ordine costituito e delle politiche neoliberali. La questione dell'identità collettiva degli italiani appare ad oggi irrisolta.

Pubblicato il 16/2/2015 alle 22.27 nella rubrica Diario.

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