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Sintesi: Il Maestro - secondo atto - discorso sullo Stato Sovranità limitata

Franco: Poni a me il problema dello Stato come ente collettivo condizionato dai poteri finanziari e corporativi.  Vero. Ma si tratta di forze che cercano di forzare la natura umana e la natura in senso stretta, al contrario uno Stato bene ordinato deve considerare la misura e il buonsenso. Uno Stato deve limitare l’azione economica che distrugge la sua società civile e la vita quotidiana dei suoi appartenenti, uno Stato deve controllare la moneta che entra ed esce sul suo territorio per evitare che poteri forestieri o domestici usino i capitali in entrata o in uscita per condizionare il potere politico. Ad esempio:” uno Stato nel quale dei privati forestieri e domestici fanno uscire grandi quantità di denaro e limitano i denari che vengono investiti sul territorio è di fatto sottoposto a una violenza di tipo economico.     Questi esportatori di capitali prendono i profitti fatti nello Stato A grazie alle proprietà di aziende o a investimenti finanziari  e li collocano nello Stato B secondo il loro vantaggio, questo è reso possibile dal fatto che non si sentono legati né al territorio e meno che mai alla popolazione”. Questo processo di mercato può trasformarsi facilmente in arma politica. Quindi lo Stato nato fra Cinquecento e Seicento per opera di Re e Principi e perfezionatosi fra Settecento e Ottocento per mezzo di borghesie emergenti scisse fra rivoluzione e nazionalismi  oggi in questo nuovo secolo è messo sotto chiave dai grandi poteri finanziari. Ora dal momento che essi sono il mercato e il mercato, ossia il regno del denaro, è il paradiso sognato e bramato dalle grandi moltitudini elettorali va da sé che chiunque provi a cambiare qualcosa sia forzato a partire in primo luogo da se stesso. Lo so che suona strano e un po’ folle. Ma pensate per assurdo a un potere che istiga le masse alla ribellione  contro di lui e alla sua distruzione, la prima domanda è per quale luciferino calcolo compie ciò che è irragionevole. Infatti è assurdo e pazzo che un Potere cerchi volontariamente di spegnersi. Semmai cercherà di spegnere quelle parti perdenti e da rottamare che sono  interne al suo sistema. Il potere che chiama le masse ad esempio a spezzare la morale borghese e le vecchie tradizioni si è visto nel 1968 e dintorni. L’aggressione morale e verbale, tipica del periodo 1968-1977, al mondo dei padri e dei nonni  infamato come mondo vecchio e borghese era funzionale a creare la cultura del supermercato. Ma il motivo c’era: al Potere emergente serviva un umano che fosse un consumatore senza più le rigidità del passato e gli scrupoli dei suoi antenati passati in lui per così dire con il latte e con il sangue. Quindi il Potere ha favorito quelle forze che demolivano quelle parti della mentalità perbenista, e se si vuole borghese, che erano d’ostacolo al pieno dispiegamento della potenza del mercato, del denaro e del mondo dei consumi. Il supermercato e il centro commerciale hanno travolto la socialità che prima era delle case del popolo, dei circoli ricreativi, dei mercatini in piazza. Quindi quando si pensa all’oggi ricordiamoci che la politica per le grandi masse è l’apparenza del momento elettorale e del dibattito televisivo ma la vera sostanza è la realtà materiale e la realtà materiale è il mercato e quindi è il potere finanziario. Quindi il primo atto da fare in assenza di una socialità originaria che scaturisce da masse organizzate e consapevoli è l’acquisizione di coscienza del singolo, per usare uno slogan: dal condizionamento di milioni di singoli alla loro auto-liberazione.

Stefano Bocconi: Ricordiamoci che c’è da ordinare il secondo. Son discorsi bellissimi, ma cosa s’ordina.

Clara Agazzi: Qui fanno bene la bistecca, ma mi dicono alle il cinghiale con i fagioli. Comunque almeno un contorno vegetariano ci vuole.

Vincenzo Pisani: Ora faccio cenno al padrone. Ma aspettate. Io sarei per ordinare anche un piatto di pollo e patate oltre al resto, lo fanno bene ve lo garantisco.

Paolo Fantuzzi: Questo discorso nobile sul pollo, i fagioli, il cinghiale in umido. Facciamo di tutto un po’ e aggiungiamoci una bistecca ai ferri con l’insalata che qui è buona, ho l’occhio clinico e ho dato qualche rapida occhiata ai tavoli vicini. Comunque voglio replicare a Franco una banalità squallida. Si tratta di questo: l’essere umano vive in società e dalla società è condizionato e indirizzato. Le abitudini, la parentela, il posto di lavoro, i colleghi, le pochissime attività fuori dal lavoro travolgono l’uomo, lo trafiggono con mille banalità e consuetudini. Tu franco pretendi che un singolo salga sopra se stesso e prenda coscienza, si alzi da solo e da solo faccia che cosa? Chiedi titani nella mente e nello spirito e nel corpo e arriva gente stanca, malata, avvilita. Proprio perché i poteri sono enormi il singolo non riesce a metter fuori la testa dal pozzo dove è stato ficcato, il singolo è solo e questo non  va mai dimenticato.

Franco: Tu credi che i pochi che davvero preparano le guerre, le crisi finanziarie, le moltiplicazioni delle speculazioni, le crisi di borsa, le ricapitalizzazioni di Stati e multinazionali siano davvero così forti. Siano quasi dei semidei. Al contrario sono dei burocrati e delle persone con limitata conoscenza e sapere. Non il sapere specifico per carità. Nei loro settori fra loro ci sono certamente delle autorità mondiali. Ma quello che loro manca è la visione d’insieme, quella che un tempo si chiamava filosofia. Ovvero sono strutturalmente estranei a un pensiero che colga la totalità e abbia pretesa di esser vero. Vede il superburocrate e il suo staff la percentuale del profitto nei prossimi sei mesi, magari è un profitto che causerà una o due guerre per procura o qualche guerra civile in qualche paese disperato agli angoli del pianeta. Ma questo non toccalo staff e il suo leader che deve rispondere agli azionisti e al consiglio d’amministrazione della società per azioni. Quindi non vede mai il tutto ma solo la parte di sua competenza, vede il suo frammento, il suo piccolo tornaconto, la sua carriera. Pensa che altri siano competenti per i danni provocati. Ma non è così. Il nuovo potere è una falsa tecnocrazia perché i molti aspetti del suo manifestarsi non si sommano mai in un quadro di consapevolezza, di comprensione. Non è questo un sistema pensato come totale e in grado di alimentarsi e sostenersi nel tempo. Infatti il Potere di oggi è stranissimo perché tende a nascondersi dietro poteri politici deboli ,quando non di facciata, e non ha né il carisma e meno che mai la volontà di reclamare per sé quello che un tempo erano il trono,  e la corona.

Vincenzo Pisani: Io intanto chiamo il padrone per ordinare la carne. Comunque. Ricordati che il Potere come lo chiami te, con evidente richiamo a Pasolini, ha consenso. Milioni di umani qui  nel Belpaese pensano davvero di poter diventare ricchi e belli con un colpo di fortuna, con una magia, con un miracolo. Questo aspettare il miracolo tiene in vita molta più gente di quanto noi qui possiamo immaginare.

Pubblicato il 17/8/2014 alle 21.58 nella rubrica Diario.

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