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Sintesi: Il Maesto - secondo atto - Vino, focaccia e destino

Stefano Bocconi: Veramente buono. Ci voleva proprio e poi il vino.

Paolo Fantuzzi: Ecco il Bocconi che finalmente ha trovato la sua pace davanti a vino e affettati. Certo è facile metter d’accordo la gente davanti a piatti pieni e pance da riempire.

Vincenzo Pisani: Giusto. Vedo che hai capito. In altri tempi quando in questa penisola giravano più soldi e la maggior parte della popolazione aveva  più speranze si sentiva parlar davvero poco di disobbedienza, disperazione, malattia, uso di farmaci per la mente.  In realtà il relativo benessere degli anni ottanta e dei primi anni novanta aveva per così dire occultato le differenze, i traumi, i problemi. Poi l’incantesimo è finito, da Tangentopoli in poi la magia si è dissolta e i castelli fatati dei nostri illusionisti della politica son scomparsi lasciando il posto a fetide paludi, a foreste popolate di mostri  e rovine tristissime. Uno come me è rimasto in parte sorpreso e in parte no. Devo dire che la grande illusione mi aveva preso. Forse perché quelli erano per me gli anni della gioventù dove si coltivano speranze fuori luogo, pie illusioni e dove s’imparano tante cose sulla vita e sul mondo umano.

Paolo Fantuzzi: Certo che l’adolescenza è proprio un momento difficile. Comunque ciò che prima formava per così dire qualcosa di collettivo si è perso in quel periodo. Il senso d’appartenenza di milioni d’italiani a gruppi, a partiti, a sindacati, a un quartiere si è poco a poco disfatto.

Vincenzo Pisani: Ed è emersa la verità: un mondo di uomini e donne singoli dove comanda  solo il dio-quattrino. Mi sono fatto delle illusioni da ragazzo, poi si è svelata davanti a me una società che in basso come in alto aveva perso tutti i valori del passato sostituiti da una corsa forsennata e irragionevole verso l’arricchirsi e lo star bene nel senso del possesso della propria proprietà privata.

Franco: Amici vi prego. Pensate al lato buono della cosa. Perché esso esiste. Per prima cosa per quanto amara possa esser la cosa ha in sé due elementi. Il primo è che si è manifestata una verità volutamente ignorata, la seconda è che i molti ora devono pensare con la loro testa, devono darsi da sé le loro ragioni di vita e i loro valori. Non credete forse che i valori siano il frutto di una vita vissuta e meditata. Non dico i valori che passano dalla televisione e dalla pubblicità commerciale ma quelli che vengono dalla memoria, dai sentimenti, dalle passioni.

Stefano Bocconi: Intanto portano gli altri antipasti. Bel colore sono delle focacce con delle salse, bei colori verde, rosso, rosa. Allora. Pomodoro e olio, tritato di wurstel e salsiccia, e questo. Carciofo! Questa cosa nera sembra un tritato di funghi. Ci vuole altro vino. Questa cosine mettono sete. Il vino è davvero un dono divino, come sarebbe triste il mondo senza di lui.

Clara Agazzi: Se a ogni portata arriva una brocca nuova all’uscita del locale ci faranno il test. Ho l’impressione che la discussione ne risentirà.

Franco: Non credo. Intanto già così è emerso molto dai discorsi. Gli amici hanno bisogno di buone parole, spesso di buon cibo e vino. Ma c’è qualcosa che Vincenzo deve ancora dirci. Scusa se te lo chiedo. Se tu parli in questo modo è perché in fondo hai già una soluzione in tasca.

Vincenzo Pisani: Esatto. Sto pensando di cambiar paese. Sto facendo da tempo i miei conti e penso che rifarmi una vita altrove sia possibile. Certo dovrò pensarci bene, far i miei conti. Ma in fondo cosa mi lega a un Belpaese che ha voltato le spalle ad almeno un paio di generazioni di gente che lavora e che produce qui; mi sento tradito. Proprio così. TRADITO.

Clara Agazzi: Questo è un discorso che sento spesso. C’è molto malessere in Italia. Credo di sapere il perché. Aspettative troppo alte…  Accidenti buona questa roba, croccante, delicata.

Paolo Fantuzzi: Aspettative troppo alte? 

Clara Agazzi: Certo. Spesso ci si fanno illusioni complice tutto un mondo di false credenze e illusioni alimentati da ogni sorta di potere che comunica. Gli esseri umani sono turlupinati da vere e proprie rappresentazioni false della realtà presentate da poteri politici, ecclesiastici, commerciali, e del mondo dello spettacolo, della pubblicità e della comunicazione. In tanti pensano a crearsi un mondo di fantasie nelle quali fanno progetti, s’immaginano cose, credono a vere e proprie illusioni collettive. In breve la vita di una persona comune è pervasa da migliaia di messaggi diretti o indiretti che condizionano la sua capacità di vedere la realtà, e cosa ancor più grave da anni è veicolato una vera e propria ideologia dell’uomo di successo e della donna in carriera. Se uno non s’avvicina al modello di colui che è vincente finisce con il perdersi d’animo, star male, accusare problemi psicologici. In verità bisognerebbe mettere tra parentesi le illusioni e i falsi miti che ci vengono propinati ogni giorno.

Paolo Fantuzzi: Il problema è che questo modello come lo chiami tu non è propriamente reale. Spesso in tanti hanno in testa i modelli della televisione, la gente della televisione e le donne e gli uomini ritratti sulla pubblicità o sulle riviste di moda. In altre parole ciò che è finto perché parte del sistema dello spettacolo e del cinema e dell’intrattenimento spesso si confonde con il mondo concreto. Diventa nella testa dei molti come i pastoni, i pastoni per i cani. Dentro ci finisce di tutto. Così è la testa di tanti,  molti dei quali non hanno studiato o hanno studiato poco e male. La realtà, la fantasia, le speranze, i rancori, i desideri, le ambizioni, i calcoli tutto diventa una cosa sola senza né capo e neppure coda. Eppure dovrebbe esser chiaro che non tutti possono avere il loro quarto d’ora di successo, la loro vincita alla lotteria, la loro carriera da dirigenti. Ma spesso non è così. Molti vivono d’illusioni.

Vincenzo Pisani: Un momento! Io non chiedo miracoli televisivi o di esser l’amante di ereditiere, principesse, e cose del genere. Io voglio solo poter costruire una vita mia nella quale esprimo la piena potenza dei miei talenti e in cui mi è concesso di diventare ricco nella misura del lecito e dell’onesto. Ma qui e ora non vedo come. Quindi penso davvero di lasciare questa terra d’inganni e d’ingannati. Lo faccio mal volentieri. Ho creduto in qualcosa nel passato e ho fatto anche politica. Franco lo sa bene.

Franco: Questo è vero. Lo posso testimoniare. Ma torno ora al concetto tuo d’inganni e  d’ingannati. Molti voglio esser ingannati. Molti vogliono vivere nelle illusioni pietose e in finzioni tragiche. Perché la verità in quanto tale è scomoda. Poniamo, per assurdo, che il Belpaese soffra atrocemente per la mancanza di serietà, onestà e competenza fra le gerarchie della politica e del mondo degli affari. Poniamo sempre per assurdo che si renda necessaria una soluzione a tale disastro e che anche potenze forestiere siano interessate alla soluzione. Cosa si può dedurre da questo caso qui inventato. Ad esempio espropriazioni massicce a danno delle categorie sociali che hanno prodotto questo sfacelo ossia dei ricchissimi e dei politici che sono diventati ricchi con la politica, l’espulsione dal mondo degli affari e della politica di decine di migliaia di soggetti, l’allontanamento dal territorio nazionale o il carcere per altrettante migliaia. In una parola la soluzione diretta al grave problema comporta un conflitto civile e forse anche qualcosa di peggio. Allora una volta dimostrato questo vediamo cosa è l’insieme che abbiamo davanti e scopriremo che è una massa di compromessi e finzioni incastrate e incollate. Se si toglie il velo di finzione e ipocrisia la natura di casta e  autoritaria del Belpaese si mostrerebbe apertamente, costringendo evidentemente a far a meno di molte finzioni, di molti distinguo, di molte pietose bugie. Il Belpaese, in verità, non si divide in rossi e neri ma in ricchi e poveri. Qui il conflitto e l’astio personale ha sempre una concreta ragione sociale e quindi economica, non credo esistano al mondo popoli più concreti e materialisti di quelli che popolano la nostra penisola. Le illusioni e l’enorme produzione di bugie sono l’altra faccia della medaglia delle genti nostre integralmente materialiste, consumiste e di per sé illuse. Un mondo senza ideali e senza neppure quelli finti, come sono i nostrani, si condanna alla disintegrazione per l’incapacità di tener ferme le pulsioni individualiste, nichiliste e autodistruttive che sempre si producono nelle società industriali. La finzione collettiva di credere in valori non creduti e non credibili ma soltanto recitati, spesso a comando,  è un mezzo per fingere che qualcosa unisca ciò che è irrimediabilmente diviso, singolo e mortale. Vogliamo forse far un torto all’amico Vincenzo non riconoscendo quanto questo sistema  capitalistico e industriale tenda a degradare e a far degenerare la natura di tutte le cose e in particolare dell’essere umano.

Stefano Bocconi: Assolutamente no. Del resto come può oggi tanta parte del commercio non vivere d’illusioni, non eccitare la vanità, l’ambizione, l’ostentazione. Se questo Belpaese risulta insopportabile a causa delle sue morali farisaiche e delle pietose finzioni del vivere quotidiano perché non andar via, rifarsi una vita altrove. Sempre che sia possibile. Mi risulta che la civiltà industriale sia arrivata in tutti i mari e in tutti i continenti, quindi certi problemi nostri sono proprio quelli del sistema in quanto tale. Inoltre se io fossi un governo straniero avrei un forte sospetto nei confronti di uno che arriva con il nostro passaporto.

 

Paolo Fantuzzi: Non abbassiamoci troppo. In fondo anche gli altri hanno i loro casini. In fondo non si sente di tanto in tanto di guerre, guerre civili, attentati nei paesi forestieri. Segno che il male di vivere e le lotte per il potere e le ricchezze sono vivissime anche fuori dai confini nazionali. Chi sono gli altri per giudicarci?

Franco: Giusta riflessione. Tuttavia ne voglio precisare il mio discorso per assurdo fatto prima. Poniamo una penisola dove una il male di vivere è arrivato a punti inquietanti e insopportabili. Poniamo che Questa condizione di sofferenza e minorità ad in questa nazione X sia dovuta a una classe politica imbelle e dissoluta e poniamo anche che questi politici siano la servitù di poteri finanziari e commerciali forti. Poniamo che questa servitù composta di politici, gente di spettacolo, tecnici dell’intrattenimento e della comunicazione, della sicurezza e cose del genere sia una massa di un milione di esseri umani. Il popolo del paese X  è, poniamo questo come dato,  di sessanta milioni di umani.  Cosa deve fare la maggioranza di cinquantanove milioni? In fondo deve solo sbarazzarsi di un milione di aderenti alla sua comunità. Qui le strade sono due a mio avviso: una breve e una lunga. Quella breve prevede la soppressione fisica o l’allontanamento di quel milione di tali creature problematiche che in fondo son meno del 2% della popolazione totale. L’altra quella lunga prevede un processo di crescita civile e culturale della durata almeno due o tre generazioni  evitando così bagni di sangue, guerre civili  e regolamenti di conti.

Clara Agazzi: Questo tuo ragionamento per assurdo è privo del senso della realtà. Queste cose non avvengono per profezia o per calcolo. Avvengono e basta quando diverse condizioni e situazioni portano una trasformazione rapida e decisiva. Quindi non c’è una scelta da parte dei molti ma al contrario i molti seguono gli eventi e i fatti che prendono forma, come se fossero scritti nella volta celeste.

Franco: Infatti, io credo che esista un percorso in queste cose. In mancanza di uomini e donne di straordinaria qualità e di tanta gente seria fra i molti il destino di una nazione è simile a quello di una pianta. Nasce, si sviluppa, degenera, invecchia, muore. Il termine chiave è decadenza. Da antenati e padri spirituali alti e potenti a governanti tratti dalla feccia umana che ne risulta la versione grottesca e contraria degli antenati fondatori. Questo è simile al discorso per il quale dall’età dell’oro si passa all’età dell’argento e infine del ferro. Questo è un corso ciclico che solo in pochi casi può esser rotto per mezzo del rinnovamento e della trasformazione della società umana.

Stefano Bocconi: Parlate troppo difficile voi due. I nove decimi degli abitanti del Belpaese oggi  come oggi non sono in grado di capire né l’argomento e meno che mai i riferimenti storici o culturali. Vi invito a lasciar da parte i ragionamenti complicati, le dimostrazioni, le astuzie della retorica. Andate al dunque. Alla verità intima che sentite con il cuore. Intanto beviamo e mangiamo quel che ci hanno portato.

Vincenzo Pisani: Clara e Franco non hanno detto cose in contrasto. Un processo degenerativo di carattere collettivo e la sua soluzione può davvero apparire come naturale, proprio come se fosse scritto nelle stelle.

Pubblicato il 28/7/2014 alle 9.33 nella rubrica Diario.

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