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Sintesi: Il Maesto - secondo atto - Pane, vino e salame

Secondo atto

 

Vernio, notte.  Interno: ambiente popolare, riproduzioni di quadri francesi alle pareti, rumori da ristorante.

Franco apre la porta ed entra. Fa dei cenni, va verso un tavolo. Chiama i suoi convitati. I quattro si seggono

Franco: Dopo tanta strada buia, eccoci finalmente. Abbiam fatto tutta la lunghezza della Calvana per arrivare fin qui. Siamo proprio sulle montagne.

Paolo Fantuzzi: Ci hai fatto scollinare, ma per davvero. Comunque il posto sembra gradevole.

Clara Agazzi: Sì. Ricorda il passato, i tempi delle Case del Popolo in ogni quartiere, delle feste dell’Unità. Cose semplici, popolari. Cose di tempi ormai andati.

Stefano Bocconi: Ma è quello il tuo amico, e l’altro dove sta?

Franco: Infatti non vedo  il professore

Vincenzo Pisani: Grande Franco, amico mio che piacere! Anche voi qui. Avvicinatevi, facciamo un solo tavolo. Se volete. Si capisce.

Franco: Mi pare una cosa buona, va bene allora s’aggiunge un posto a tavola. Vieni con noi vecchia volpe. Racconta che cosa hai fatto. Ti vedo bene.

Vincenzo Pisani: Avvicinatevi. Mi è capitato di venir qui con il professore ma per combinazione oggi si ritrovano in questo posto certi vecchi allievi della sua palestra di arti marziali e così nell’occasione del primo lustro della morte del loro vecchio maestro han fatto un tavolo per loro laggiù per ricordare il passato e onorarne la memoria. Si è scusato e mi ha lasciato qui da solo.

Franco: Certo che aver avuto un maestro è una cosa importante, se ne ragionava  proprio oggi con gli amici. Anzi te li presento: Clara Agazzi, Stefano Bocconi, Paolo Fantuzzi. Rispettivamente insegnante, commerciante, operaio.

Vincenzo Pisani: Poi c’è Francone qui presente saggio, contadino e molte altre cose. Hai messo assieme su questo tavolo i tre settori: primario, secondario e terziario. Un tavolo che è specchio della piramide sociale almeno per quel che riguarda le categorie. Il sottoscritto può esser iscritto nel terziario alla voce servizi visto che messo su un piccolo ostello.

Franco:  Certo che è proprio vero. Alla fine si viene giudicati per il mestiere che si fa.

Vincenzo Pisani: Invece no caro Franco. Si viene giudicati oggi in questo tempo in misura del denaro. Del denaro che si guadagna. Ma è una cosa antica il professore mi diceva che queste cose già accadevano al tempo dei filosofi dell’Antichità Classica, anche allora il possesso delle ricchezze segnava la differenza fra gli schiavi, i poveri, e i padroni fossero essi aristocratici o volgari arricchiti. L’appartenenza a una gerarchia, a un gruppo di potenziali consumatori di certi beni e servizi determina l’immagine e quindi la forma con cui uno si manifesta ai suoi simili.

Franco:  Certo, ma questo riguarda il passato. Un passato lontano e antico che a fatica si può ricostruire e immaginare.

Vincenzo Pisani: Non lo credo. Il passato forse sarà per noi un mistero ma certi fenomeni sembrano proprio manifestazioni dell’essere umano. Con una differenza di non poco conto da stabilire fra questo presente e il passato. Nella civiltà industriale che esiste da solo tre secoli il denaro è l’unico metro. In antico l’onore, la discendenza, la patria, il sapere, la credenza religiosa o filosofica potevano segnare un distinguo. Oggi le uniche patrie che sembrano rimaste sono le multinazionali e le banche. Sono loro che decidono quali prodotti lanciare sul mercato, quali pubblicità mandare a giro, quali parole nuove far calare in testa alla gente comune, quali gusti e quali mode seguire, quali guerre fare, quali paci accettare magari di controvoglia. Gli Stati, e sottolineo gli Stati, oggi si dividono in quelli che riescono ad attirare investimenti e capitali e a far girare l’economia  e quelli che si ritrovano con limitate risorse domestiche, con enormi debiti pubblici o con problemi interni gravissimi. Dal momento che il successo o l’insuccesso di una comunità umana complessa come lo Stato oggi si misura sul metro del successo di mercato ne deriva che tutte le altre forme d’appartenenza diventano marginali o secondarie.

Franco: Poi c’è il singolo, uomo o donna che sia che deve trovare le sue ragioni di vita, i suoi scopi, i suoi sentimenti. Dall’alto dei grandi poteri e delle segrete stanze al basso tutto è un correre dietro ai soldi. In fondo il denaro virtuale è l’unica cosa che può crescere all’infinito in un pianeta azzurro limitato per dimensioni e risorse. Ma dimmi ora che siamo a tavola tu personalmente sei soddisfatto di quanto hai?

Vincenzo Pisani: Una domanda difficile. Intanto se permetti faccio un cenno alla cameriera che porti subito acqua e almeno un litro di vino e l’antipasto della casa, doppio ovviamente salumi e crostini della casa..

Vincenzo fa dei gesti e poi ordina il solito per cinque persone.

Allora, ti devo una risposta.

Franco: Se vuoi, non obbligo nessuno. In fondo ti ho chiesto una cosa personale e davanti a personale che conosci appena. Ma sono curioso. Su rivelati.

Vincenzo Pisani: Vedi nella maggior parte degli esseri umani c’è bisogno di un piccolo spazio di potere, proprio così. Questo bisogno non è uguale, ognuno ha il suo. C’è chi ha bisogno di questo potere nel senso di poter mutare qualcosa nella realtà che vive tutti i giorni e ognuno ha il suo. Ad esempio c’è  chi vuole esser al centro dell’attenzione, chi vuole riconoscimenti formali anche con certificati, chi vuole i soldi, chi vuole la pubblica ammirazione, chi vuole una famiglia numerosa, chi cerca l’amore. Questi sono esempi presi a caso fra tanti. Ma di sicuro un soggetto deve avere la volontà e qualche strumento anche minimo, anche solo la propria fisicità e corporeità per arrivare alla soddisfazione del suo desiderio. O almeno provare ad arrivare al punto, perché anche la volontà conta. Cosa è oggi il denaro per i molti. Bene, io dico che per i molti è esattamente questo: POTERE. Perché i soldi, anzi mi correggo i tanti soldi sono ciò con cui si misura tutto e con cui si compra tutto qui nel Belpaese. O almeno essi sono lo strumento che sembra deputato a far questo. Allora, venendo al mio caso, il mio spazio di potere lo giudico inadeguato, la qualità della mia persona per esprimersi avrebbe bisogno di ben altre condizioni di lavoro e di vita. Purtroppo qui non trovo le condizioni per afferrare la realtà e la fortuna e scuoterla fino a realizzare il successo personale nel mio ramo che è quello turistico.

Paolo Fantuzzi: Sei un tipo dalle concezioni chiare, se il successo non arriva è colpa del sistema. Se arriva invece è solo opera tua. Così è facile non ti pare.

Clara Agazzi: Aspetta, magari ha i suoi buoni motivi per dire queste cose. Comunque è vero nella vita si finisce con il fare delle scelte e scegliendo o si è o non si è. Quando si prende una direzione per fare un lavoro o per scegliere un percorso di vita ci si lascia alle spalle altri percorsi possibili. Quindi se lui ha scelto una carriera ha fatto quella scelta e ciò che poteva essere altrimenti sarà per sempre un mistero. C’è dà stupirsi se è così categorico. Io credo di no.

Stefano Bocconi: Ma insomma. Ricordiamoci che questo Belpaese non è esattamente il Regno di Camelot e non ci governano i santi cavalieri di Re Artù o i paladini di Carlomagno. Difficoltà negli affari. Di questi tempi mi sembra normale, l’importante è non farne una malattia anche se riconosco che è difficile non identificarsi con il successo o con l’insuccesso sul lavoro. Se sei in proprio e rischi del tuo, come dire. Il lavoro spesso diventa il tuo sangue, lo senti che scorre dentro di te.

Franco: Siate certi che il nostro sa bene di cosa parla. Tante ne ha fatte e tante ne ha viste. Ma vi invito a pensare che non sempre nella vita si può scegliere e che talvolta lo scorrere degli anni o i casi della vita ci spingono in direzione magari non voluta o inattesa. Pensate per un momento a quanti non hanno coronato il loro sogno d’amore, a quelli che non hanno ereditato, a quelli che hanno dovuto scegliere un mestiere pressati dalle necessità e cose simili. Vogliamo forse far loro un torto e dire che era solo colpa loro, che era una debolezza di volontà o di fortuna. Prendiamo anche in considerazione la questione del denaro.

Clara Agazzi: Aspetta, il denaro è tanto. Ma non usiamolo per nasconderci e negare proprie responsabilità.

Stefano Bocconi: Vero. Ma se il metro è il denaro tutto viene passato da quella misura. Allora come misurare la propria debolezza, i propri limiti, la propria cattiva volontà?

Paolo Fantuzzi: Ma l’umano, il tipico umano. Voglio dire… saprà misurarsi. Magari non con parole alte e nobili ma riconoscere i suoi limiti, ammettere le mancanze, capire chi è. Poi va bene, il metro è il denaro. Con questo. Cosa ci si fa con questo. Cosa si misura con il denaro se non i beni, il successo, la capacità di comprare e di possedere. Questo è l’essere umano o c’è di più. Che ne so famiglia, affetti, sensibilità, perfino tenerezza. Queste cose non stanno nel foglio del dare e dell’avere del commerciante.

Vincenzo Pisani: Vedi io intendo che il denaro è il metro perché lo è per le cose che all’apparenza contano davvero in una società industriale e mercantile come questa. Quando comanda l’apparenza del possesso una non guarda i bicipiti o la cicatrice ma la catena d’oro, l’orologio di marca, le scarpe, gli abiti e per certissimo il cellulare. Molte delle mie relazioni nel mio settore sono totalmente o parzialmente mercantili, quindi è sicuro che sarò giudicato e pesato sulla base dell’apparenza di quanto possiedo. Poi si può esser più o meno sobri, più o meno cafoni in certe manifestazioni di sé ma questi sono i fatti. Come misuri la tua automobile, il tuo cellulare, il tuo orologio. Vuoi farmi credere che hai una dimensione affettiva e  di rispetto per tutto, suvvia non è possibile.

Paolo Fantuzzi: Ma ora parli d’oggetti di beni. Di cose materiali e concrete.

Vincenzo Pisani: Ma questo è il punto. La realtà oggi è dominata dal calcolo, si parla da anni d’investimenti affettivi. Voglio dire… ma ci rendiamo conto che nel vocabolario comune il metro è il denaro, i termini sono i termini del commercio e molte espressioni sono prese di peso dalla lingua commerciale per eccellenza, ovvero quella inglese. Non voglio esagerare la natura dei tempi ma io vedo qui nel Belpaese una gran parte della gente ripiegata su se stessa e che guarda il quotidiano alla luce del successo apparente  e del risultato economico. I molti  vedono e pesano quel che vogliono pesare e misurare.

Franco: Amici vi prego. Stanno portando il vino e gli affettati. Intanto distribuiamo questo e poi passiamo ad ordinare i primi. Comunque mentre verso voglio aggiungere una cosa in questo mondo tutto è sottoposto all’usura e alla scorrere del tempo e se non si hanno scopi fortificati dal conoscere bene se stessi e il proprio piccolo mondo si rischia di correre dietro al vento, di perdersi nel mutare delle cose e di restare dopo una vita d’affanni prostrati senza aver trovato il senso e lo scopo della propria vita. Quindi osserviamo che usare sempre lo stesso metro e la stessa misura per cose diverse può far precipitare nell’errore e nell’idiozia.

Stefano Bocconi: Intanto dividiamo il pane e versiamo il vino e poi sotto con il companatico. Siamo qui per star bene assieme. Allora iniziamo. E un brindisi alla salute, perché senza la salute della mente e del corpo nessuna impresa umana è possibile.

Clara Agazzi: Ben detto.

Pubblicato il 15/7/2014 alle 1.4 nella rubrica Diario.

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