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Sintesi: Il Maesto - primo atto - Invito a Cena

Clara Agazzi: Ricapitolo il senso del tuo ultimo ragionamento: siamo in presenza di una trasformazione della civiltà industriale. La maggior parte della popolazione non ha gli strumenti psicologici e culturali per affrontare questo mondo nuovo. Occorre una nuova consapevolezza, forse un nuovo senso della cittadinanza perché la carità o la liberalità del singolo non basta. Tutti discorsi interessanti, reggono alla prima confutazione. Ma dimmi da dove viene questo mutamento, da quale storia arriva questa emarginazione di milioni di umani rispetto a una società e a una civiltà di cui sono parte?

Franco: Un quesito simile esige un seminario universitario, ma proverò a dare una risposta. Dunque. Cercate di capire che taglierò con la mannaia i concetti e banalizzerò moltissimo, ma questa cosa è essenziale per dare il senso del corso storico. All’inizio di questa storia c’è la Grande Guerra che causò la lenta ma inesorabile disgregazione del dominio che i grandi imperi coloniali  dell’Europa avevano sul resto del mondo e che fece emergere da un lato la potenza della Russia Sovietica e degli Stati Uniti. Da quella prima grande tragedia del Novecento, di cui solo in tempi recenti si è compreso l’enormità e la gravità, scaturì un disagio enorme che portò tanta parte della piccola borghesia, o ceto medio, a simpatizzare per le diverse forme di fascismo. Del resto lo sviluppo del capitalismo e della tecnologia a livello internazionale creavano le condizioni per l’espansione dei ceti poveri e operai e dei ceti piccolo-borghesi dominati ovviamente da una minoranza ridotta di ricchissimi che detenevano i capitali e i mezzi di produzione.  Poi si scatenò una Seconda Guerra Mondiale che costò sicuramente più di cinquanta milioni di morti. I vincitori si spartirono una cosa da niente: il mondo e la razza umana che ci sta sopra. Dopo la Seconda guerra Mondiale qui e in Europa Occidentale ci fu la ricostruzione e uno stato sociale di cui entrambe le classi antagoniste beneficiarono; erano gli anni della socialdemocrazia in Europa e qui della Democrazia Cristiana. Nei fatti questi governi né rossi  e né neri, e tendenzialmente centristi o di centro-sinistra, erano una forma di contrasto al comunismo che prevedeva l’espansione del ceto di mezzo e l’avvicinamento di vasti strati della popolazione disagiata ai benefici dello  stato sociale e va da sé alla società dei consumi dominata dalla pubblicità commerciale di cui si è detto. Bene questo modello diventa spiacevole e indigesto per le minoranze di ricchissimi nel momento in cui cessa il pericolo del comunismo e il pericolo di una rivoluzione scatenata dai ceti poveri e dalla classe operaia. Fra l’altro con le multinazionali della finanza, della produzione e della distribuzione e commercializzazione e del mondo dello spettacolo i ricchissimi sono diventati fra la Seconda Guerra Mondiale e l’inizio del nuovo millennio i padroni delle vere potenze nazionali e  internazionali di oggi. Le corporation sono il nuovo potere con la P maiuscola. Quindi ecco la ragione di quanto accade: il grande potere finanziario di una ristretta minoranza di ricchissimi ha la capacità di condizionare e di imporre la politica alle grandi potenze quando non capita che i leader delle grandi potenze siano essi stessi espressione di questi poteri economici. Ora dal momento che i rapporti di forza sono cambiati questa minoranza si sta riprendendo quanto per decenni ha dovuto cedere ali ceti medi e in una certa misura ai poveri e ai lavoratori. Si tratta di una trasformazione interna alle stanze del potere. Al posto del generale, del leader politico conservatore, del tribuno del popolo  carismatico ci sono dei team di specialisti  delle pubbliche relazioni e di avvocati detti lobbisti che per conto delle loro corporation  condizionano il potere politico, l’attività legislativa  e la società in generale.

Paolo Fantuzzi: Ma tutto questo è forse la ragione per cui sento l’assenza di una mia condizione di potere nelle cose del quotidiano?

Stefano Bocconi: Forse è questa la ragione per la quale non trovo più conforto nel passato e nelle credenze ereditate dalla mia famiglia?

Paolo Fantuzzi: In effetti da anni mi sento privo della sicurezza che riguarda le mie faccende domestiche almeno quanto quelle che riguardano al società nel suo complesso. Mi spiace vedere tanta corruzione, disfacimento, perdita di senso delle cose. Ma se questo potere finanziario è così enorme  perché non assume lui stesso il potere, perché non fa da sé e si assume le sue responsabilità.

Clara Agazzi: Mi sembra chiaro. Se le multinazionali della finanza e della produzione dovessero assumersi le loro responsabilità dovrebbero destinare gran parte dei profitti a riparare i guasti che provocano. Ma se i loro danni vanno in carico alla collettività scaricano su tutti, cioè su ciò che è collettivo, il danno e il guasto causato dalla loro sete di profitto. Fare profitti privati e socializzare i danni e le perdite ecco di cosa si tratta. Di sicuro una roba del genere davanti a una reale minaccia di natura fascista o comunista avrebbe le sue difficoltà perché questo loro privatizzare i profitti e socializzare le perdite crea milioni di esseri umani risentiti, arrabatti e perfino violenti. Ma aldilà delle favole della politica questa minaccia non esiste, almeno non per ora. Quindi per molto tempo avranno la possibilità di contare su governi deboli o compiacenti o su politici che si comprano con il biblico piatto di lenticchie.

Franco: Il biblico piato di lenticchie. Era da un pezzo che non ne sentivo parlare. Davvero. Mi piace. Certo è curioso come il potere politico nella civiltà industriale sia sottoposto al condizionamento fortissimo di coloro che controllano il denaro, davvero questa forma di civiltà concede al potere finanziario un margine di comando e controllo che non ha mai avuto nell’antichità. In un certo senso non è solo cedere un diritto di primogenitura per un piatto di lenticchie, è che strutturalmente la civiltà industriale tende a vincolare società, politica e vita quotidiana alle forme con le quali il capitale crea la produzione, il consumo, l’innovazione. La civiltà industriale è un tempo altro, è una scissione fra il mondo di prima e questo singolare spirito dei tempi dove tecnica e investimento dei capitali creano, distruggono e riaggregano la società umana e la sua identità. La potenza che è preposta a ridefinire e a determinare valori, consumi, aspettative e speranze della stragrande maggioranza degli esseri umani in questa società industriale è la pubblicità commerciale collegata all’enorme industria dello spettacolo. Il capitale investito in intrattenimento e comunicazione plasma la mentalità di milioni di umani, è la nuova forma di egemonia sulle coscienze. Per questo io stesso ho difficoltà a dare delle indicazioni più precise avendo come certezza il fatto che è difficile uscire da un sistema come questo. Il condizionamento è ormai educazione permanente al consumo, il consumo è divertimento e il divertimento consenso.

Per questo è umano ed è comune quel senso di sofferenza quando si ha la percezione di trovarsi davanti al dispiacere per l’assenza di una propria dimensione di potere sia sulle piccole cose sia su quelle grandi e notevoli. Questo senso di minorità e d’inferiorità è acuito e reso ancor più aspro dalla continua visione dei guasti che porta questa civiltà industriale e della corruzione e del danno che fa cadere sulla società, anche quella dei piccoli comuni o delle realtà nostre di provincia.

Paolo Fantuzzi: Ma ora voglio dire una cosa io. Se questo  potere fosse davvero minacciato o insidiato ai vertici della piramide sociale sotto cui stiamo ci sarebbero uomini e donne eccellenti e di talento.  Un po’ come accade nella vita umana, senza sfide o pericoli l’uomo si sdraia sulla poltrona a vedere la partita con la sua birra in mano. Se invece capita un guaio grosso, bè se non si muove è direttamente la donna che gli toglie la poltrona da sotto il culo e lo forza ad agire. Quindi se abbiamo questa spazzatura a giro e tale vergogna ci governa è perché chi sta sopra di loro sa che non ha veri sfidanti.

Stefano Bocconi: Oppure ha sotto il tavolo il famoso piano B e quindi una diversa forma di governo e di governanti. In fondo da gente che non prova sentimenti o compassione per i danni e i disastri che provoca perché dovrebbe farsi scrupolo a toglier di mezzo dei pupazzi facenti funzione… di leader democratici.

Clara Agazzi: Mi pare che siamo dentro dei problemi belli grossi eppure eravamo venuti qui per delle risposte semplici, lineari. Volevamo una cosa rapida, quasi si fosse al supermercato.

Franco: Ma non sempre è possibile trovare risposte semplici. Capita che dietro una risposta semplice ci siano decine di cose complicatissime e intricate. Certo il male di vivere è acuito spesso da aspettative gonfiate dalla pubblicità e dal mondo dello spettacolo. Ma da dove viene questo mondo della pubblicità e dello spettacolo? Come vedete una risposta semplice apre decine di domande difficili.

Clara Agazzi: Ma così non finiremo mai. Quanto detto finora rischia di perdersi, di finir dimenticato.

Franco: No, non accadrà. Comunque tutte le cose devono avere una conclusione in questo mondo. Almeno questa sembra esser la regola. Quel che nasce si sviluppa e poi degrada verso la sua fine. Il che fa pensare che prima o poi per ragioni interne alla fisica e alla logica della vita su questo pianeta azzurro anche questa civiltà nata dalla terza rivoluzione industriale cesserà d’essere. Comunque vi faccio questa proposta visto che l’ora è tarda. Stasera avevo intenzione di andar per colline fino a Vernio dove nel ristorante vicino al ponte della stazione so che troverò i miei amici Vincenzo Pisani e il Professore che là spesso si recano per mangiare i tortelli di patate. Vi propongo di andare tutti assieme stasera e di finire là i discorsi che qui abbiamo iniziato assieme a questi miei due  amici che di solito non si sottraggono al ragionare di massimi sistemi. Seguitemi quindi. Sono sicuro che sarà una felice occasione conviviale.

Pubblicato il 3/7/2014 alle 23.43 nella rubrica Diario.

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