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Sintesi: Il Maesto - primo atto - Definire il maestro

Clara Agazzi: Questo discorso ti offende messo così. D’accordo. Cambio punto di vista: cosa sono per te i molti con cui non vuoi confrontarti o non puoi confrontarti

Franco: Allora pure io risponderò con una domanda: ognuno di voi usi un termine solo per qualificare l’uomo comune che è la particella elementare che costituisce il corpo di questi molti.

Clara Agazzi: Adolescente. Sì!  Ha la natura idiota e credulona di un’adolescente che crede ai cattivi maestri e alle cattive compagnie, alle false promesse, alle favole a lieto fine.

Paolo Fantuzzi: Vero. Ma per me la parola è ingranaggio. Egli è parte di una macchina sociale, produttiva, economica. È il bullone felice di un grande meccanismo, sa di esser bullone vuol restare in quella condizione perché così c’è chi pensa per lui e comanda per lui.

Stefano Bocconi: Giusto. Ma io dico conformista. Egli è come gli storni quei volatili che cacano sulle carrozzerie delle macchine e volano in grandi mucchi, e formano come un corpo solo. Egli è felice di esser uno dei molti, di seguire il gruppo, di esser parte dello lo sciame.

Franco: Ma questo è il ritratto del consumatore, e dirò di più del consumatore frustrato e risentito perché vorrebbe appartenere alla minoranza che può permettersi beni e servizi per gran signori e grandi dame ma non può. Ponetevi dunque il problema questo  tipo quali qualità ha?  Io posso tirare a indovinare. Intanto inizio con il dire che egli è uno specialista, magari di basso profilo ma sa un mestiere, esercita una professione e forse nella sua nicchia lavorativa egli è competente. Poi proseguo che egli è un risentito ma integrato nel sistema che alimenta e da cui è alimentato, inoltre egli anche se non lo sa fa riferimento a una gerarchia concretissima che dal capoufficio risale fino al banchiere  e al grande finanziere. Queste ultime due figure sono i nuovi re e principi di questo nuovo secolo. Sotto di loro una gerarchia intermedia di esperti, direttori, delegati, consulenti, amministratori, incaricati e così via. Una roba della civiltà industriale che ha sostituito le gerarchie medioevali dei principi, dei duchi, dei vescovi, degli abati, dei cardinali, dei podestà. Ora un tipo del genere potrebbe perfino  esser istruito perfino sull’Apocalisse, ma fra sei mesi c’è il mondiale di calcio. Fra sei mesi i quattro quinti di questi  umani, di cui si è detto finora, perderanno ogni cognizione di bene e di male presi dalla televisione che farà vedere il  gioco brasiliano del pallone sul maxischermo del bar o dei finti pub che presidiano le nostre periferie, o addirittura nel salottino di casa.

Stefano Bocconi: Non si può ed è bene che tu non lo faccia. Se la gente vuole perdersi, che faccia. Sono adulti, sono lavoratori, sanno di vivere, sanno perdersi. Punto e basta. Ma questo non sposta di un metro il problema tuo. Quindi dovresti dirci cosa vuoi essere per questo squallido e indecente mondo umano.

Paolo Fantuzzi: Vero. Una risposta la devi. Se non a noi a te stesso

Clara Agazzi: Non vuoi forse esser maestro ai molti?

Franco: Maestro è una parola enorme. Maestro è certamente di più più di un professore o di un docente delle medie o elementari. Maestro è quasi un secondo padre, una seconda famiglia. Pensate dunque che io possa esser maestro?

Stefano Bocconi: Solo se lo vuoi davvero. Se lo desideri e ti butti sul serio. Penso che puoi farcela.

Paolo Fantuzzi: Maestro è tanta roba. Dicci piuttosto cosa è per te esser maestro.

Franco: Ma questa è una domanda davvero difficile. Davvero.

Franco si concentra. Pausa

Clara Agazzi: Forse è un correttore di errori o piuttosto  è colui che indica una strada possibile?

Franco: Il maestro è la riposta che cerchi attraverso l’apprendere, egli è la personificazione della tua retta esperienza. Magari dolorosa. Ma è la forma umana di quella risposta che cerchi perché lui ti ha creato le condizioni per capire. Il maestro non è un venditore di nozioni, una badante, la spalla su cui piangere. Il maestro è la via che cerchi per te. Non sono i maestri che vanno dagli allievi ma gli allievi che cercano i maestri.  Il maestro è tradizione e innovazione, è dentro e fuori, sei te e non sei te. Maestro è una combinazione difficile e spesso impossibile. A oggi chi può esser maestro? Al massimo posso farvi conoscere un professore, posso istruirvi io stesso in qualcosa che so.

Stefano Bocconi: Sono sicuro che puoi dirci molto di più. Inoltre non sei forse tu un maestro?

Franco: In verità non so, perché avrei dovuto far mia in senso proprio una dottrina, un sapere. Proprio nel senso formale e materiale da voi ben esposto. Io sono uno che dialoga, ascolta e risponde, parla, aiuta a capire, scrive, ricorda e fa ricordare, sono di sostegno morale e sono un creativo. Ma basta questo per esser maestro?

Clara Agazzi: Cosa ti manca? Tu sai cosa manca?

 Franco: Forse due cose: una dottrina completamente mia anche in senso formale e il carisma. Il carisma più del resto. Quella dote unica, e non comunicabile, che distingue chi fa professione dell’insegnare dal maestro che è il livello superiore  e se vogliamo è il livello metafisico del docente. Dove non si parla più alle rocce perché il maestro è roccia, è vento, è terra, è acqua, è cielo, è fuoco. Il carisma è più del sapere, è sapere che influenza, che plasma, che modifica l’essere umano con la sua aura. Ma il carisma, quando non è qualcosa di raro e magico, deve derivare da una personalità straordinaria associata a una volontà di ferro e a un sapere solidissimo. Ammetto che per vanità sempre ho sperato di aver queste doti, ma per possedere le qualità del maestro occorre superare le vanità ed esser se stessi fino in fondo. Ci provo. Ma non è facile.

Stefano Bocconi: Sembri però esser vicino a tutto questo. Forse non manca molto.

Pubblicato il 13/6/2014 alle 8.19 nella rubrica Diario.

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