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Sintesi: Il Maesto - primo atto- il consenso all'ordine delle cose

Clara Agazzi: Quella è la cosa che sai fra meglio, leggere in ciò che è inconscio. Ti conosciamo tutti come persona capace di capire paure  e problemi altrui. Ma ti prego di parlarci in modo limpido e chiaro, senza misteri. Siamo qui per ascoltarti.

Paolo Fantuzzi: Franco credo che dovresti proprio parlare in modo più diretto e meno complesso. Non tutti hanno studiato per anni all’università come te.

Stefano Bocconi: Giusto! Parla in modo semplice, diretto.

Franco Fusaro: Non dovete aver paura. Inizierò con una favola e con un piccolo episodio di vita. La favola è questa. Immaginate una cosa da medioevo fantasy, roba da Warhammer o Dungeos&Dragons e cose simili. Un mostro simile  a un rettile dal corpo abnorme e deforme e con una testa serpentina e dal collo lungo dimora oltraggioso e pericoloso nella taverna sulla strada per la città. Tre avventurieri tentano di liberare l’edificio dalla triste presenza. Il primo con una spada di legno dopo aver tirato due o tre colpi scappa al primo mostrarsi della furia della bestia. Il secondo, una paladina, infilza più volte la spada nel corpo marcio della bestia e ne viene travolta e schiacciata dal peso. Il terzo avventuriero raccoglie la spada del secondo, studia il comportamento della creatura, osserva bene l’ambiente in cui si muove e capisce il punto. Deve tagliare la testa serpentina. Lo fa e libera quel posto dalla triste presenza. La morale è questa se si usano strumenti inutili si è forzati alla fuga, se si hanno gli strumenti giusti ma si usano male e si usano dove non serve si viene travolti e schiacciati dai problemi. Se si hanno i mezzi, anche pochi e si ha la capacità di capire quando e dove usarli, allora si può venir a capo del problema, del dubbio, dell’angoscia. Vi vedo perplessi. Ora mi chiarirò raccontando di un piccolo episodio di vita.

Mi trovai a ragionare di una cosa che avevo scritto sul mio blog con un sapiente e erudito ma in quei giorni un po’ depresso. Più o meno questo fu il dialogo. Iniziai con:ho letto un vostro commento negativo sul blog. Ne sono stupito vi conosco come una persona interessata a certi temi. Un critico del sistema capitalista e industriale.

L’erudito depresso rispose che avevo tradotto e commentato un saggio su Industria alimentare, ecosistemi, parchi marini. Tutte belle parole, ben scritte, sicuramente vere.

Ma per l’erudito il pubblico in Italia in grado di capire davvero il pezzo e la sua logica. Il blog è capito davvero a suo avviso da poche decine di persone. Non solo qui mancano i grandi numeri, ma nemmeno ci sono nel Belpaese. L'umano italiano per l’erudito è di per sè una creatura chiusa e limitata, vede solo il suo strettissimo interesse e solo la via di fuga che gli è data dalla realtà in mondi virtuali da playstation, nel gioco del calcio, nella moda per chi può pagarsela e cose simili. Secondo lui solo ristrettissime minoranze di singoli attenti alle grandi questioni possono interessarsi alla questione dell'ecosistema marino, inutile dire che l'argomento tratta una questione vitale per l'essere umano nelle forme di massa con cui s'esprime nella civiltà industriale. La questione fra me e lui divenne: i milioni di divertiti e distratti vogliono cercare, capire, scoprire?  Egli credeva proprio di no perché in  Italia il non sapere, il non cercare, il non capire, il non chiedersi nulla è una rigorosa scelta di vita. L'opera buona di questo ricercare e ragionare quasi domestico deve avvenire all'ombra del grande silenzio dei molti.

Stefano Bocconi: Giusto. Se non interessa, avranno di meglio. Se uno ha il suo e gode e ha i soldi che cosa importa se il resto del mondo muore. Vale il principio che se il mondo muore ma io sono ricco e felice tutto è buono anche affogare nel Titanic. Si tratta di un grande spreco non usare la testa per far soldi o cavar piccoli piaceri dalla vita che compensino il non essere nati nababbi o diventati gente ricca e famosa.

Paolo Fantuzzi: Sei un tipo proprio diretto, può crepare il mondo ma l’importante è il tuo portafoglio.

Stefano Bocconi: Questo è come dici. Cosa ha fatto il mondo per me? Io ho dovuto strappare alla malvagità e alla durezza della natura umana ogni maledetto euro che ho guadagnato. Non amo il denaro ma è quel che sostiene la mia esistenza. Ho cercato tante volte di negare ma non è possibile. Se non avessi quei soldi sudati sarei un niente per i nove decimi dell’umanità e per la quasi totalità dei miei concittadini.  

Franco fa segno d’ascoltarlo attentamente

Franco Fusaro: Risposi all’erudito che l’egoismo individuale è contenuto in piccole dosi anche nell’altruismo che all’apparenza  può sembrare ingenuo o svampito. Scrivere sul mondo, capire i suoi dettagli, le sue connessioni è anche impadronirsi di un sapere proprio, delineare una mappa dell’agire umano e dei suoi possibili sviluppi, in una parola afferrare la realtà. Può capitare che questo passi dai parchi marini o dal futuro del prezzo del tonno inscatola nel supermercato. La domanda da porsi è cosa cercano i milioni di distratti e di confusi o di umani persi in divertimenti alienati. L’erudito rispose che cercavano una via di fuga, l’uscita di sicurezza dal presente in un mondo di fantasticherie o di favole da cronaca calcistica o rosa.  Allora risposi che il problema non era i molti che non venivano al blog o disertavano i temi dell’ecologia ma quel che cercavano davvero. Al loro male esistenziale e materiale e forse al male del mondo avevano già risposto a modo loro con una fuga dalla realtà simile però a una pausa, a una breve vacanza. Essi prendevano congedo dai loro problemi e dal quotidiano per qualche ora, per qualche giorno per placare le paure e l’angoscia e il male di vivere e poi tutto tornava come prima. Ma questa non è stupidità o scelta, ha un nome diverso. Si chiama consenso. Chi si diverte oggi spesso esprime una forma elementare e immatura di consenso verso l’ordine esistente sia pur prefigurando o ostentando altri valori, altre logiche.

Clara Agazzi: Ma come è possibile negare e confermare i valori dominanti nello stesso tempo?

Franco Fusaro: Quell’erudito ti potrebbe rispondere che non si tratta dello stesso tempo ma di due: uno della realtà e uno della sua negazione impossibile che diventa quindi consenso. Questo  perché il mondo altro, ossia  il mondo desiderato, è il mondo dei fumetti, del campionato, del cinema, delle riviste di moda.

Pubblicato il 13/4/2014 alle 22.44 nella rubrica Diario.

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