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Sintesi: nebbia fitta nel Belpaese

Sintesi

Nebbia fitta nel Belpaese

Uno di questi giorni d'inverno, come capita dalle mie parti, una nebbia fitta ha avvolto la zona.
Mi capitava quel giorno di prendere il treno con il quale di solito mi reco al liceo per il lavoro e ho contemplato la scena. Il luogo della fermata del treno mi è apparso subito familiare, ma stavolta la nebbia lo rendeva sinistro. Qualcosa non andava. Ci ho pensato un solo istante e ho capito: la nebbia confondeva le forme, tutto sembrava indistinto. A un certo punto sembrava che il mio mondo ordinario, di sempre cominciasse a sparire. Certo una sensazione dovuta all'umidità, al freddo, alla nebbia. Eppure non era sbagliata la sensazione. Era davvero così. Pian piano il mio mondo di certezze di un tempo, le mie abitudini, la mia stessa attività lavorativa sta diventando qualcosa di altro, di estraneo. Si tratta del divenire delle cose quando per qualche motivo il tempo sembra subire una violenta accelerazione e quello che era stabile, certo, sicuro sembra perso nella nebbia. Da tempo non riconosco più il Belpaese tanto quello dell'infanzia quanto quello dell'adolescenza e perfino dei miei anni di studio e di lavoro; tutto sembra essersi lentamente ma inesorabilmente sprofondato in una nebbia che tutto copre. Per un momento mi è sembrato di esser rimasto solo. Niente passeggeri, niente treno, niente paesaggio, nemmeno la luce rossa, niente. Solo io e, manco a farlo apposta, il binario tre. Una sensazione di solitudine assoluta e di senso della fine. In quell'istante  ho dovuto  ammettere la dissoluzione delle cose in cui avevo sperato e creduto, sia le più futili sia quelle all'apparenza più serie, quaranta anni di vita sono volati, mangiati dalla nebbia del tempo che tutto confonde e tutto copre.
Quest'episodio mi ha lasciato con la difficoltà del far i conti con il senso della mia vita, mi sembra proprio d'esser dentro una decadenza della civiltà e della società in cui vivo e di aver speso tanti anni della mia vita per capire, per pensare, per istruire altri  intorno a questa macroscopica evidenza. A cosa è servito...Tutti i fatti pubblici e perfino quelli privati sembrano muoversi meccanicamente, una sorta di necessità metafisica estranea alla volontà dei singoli, essa sembra presiedere a questa sparizione del mondo di prima. Non c'è solo il capitalismo, la crisi, la finanza, le risorse limitate del pianeta. No. C'è tutto questo e anche di più: la decomposizione della realtà avviene dall'interno, è la stessa società italiana che si sta smantellando per vie invisibili, per piccoli pezzi, frammento dopo frammento, a tutti i livelli e in tutti i campi. Sembra quasi un fenomeno fisiologico.
Questo pensiero frutto di una mattina di nebbia mi pone il problema di cosa sono io davanti a questo processo che non approvo e che mi vede osservatore e per molti aspetti vittima. Avvolto da una specie di nebbia che tutto confonde e tutto copre il mio piccolo mondo antico scompare pezzo dopo pezzo. Ho capito che in realtà non sono forze straniere o esotiche, che pur ci sono e operano, a spezzettare e smantellare il tempo di prima senza soluzione di continuità. Sono gli stessi italiani, esattamente le popolazioni nostre che nel corso di tre decenni hanno trasformato il Belpaese. In questi giorni di amarezza e di meditazione rivedo la mia vita e nella mia testa penso ai personaggi che nel giornalismo, nella vita politica, nella critica del costume sono stati i più incisivi. C’è un contributo collettivo che parte da più direzioni  e spinge per cambiamenti nel mondo del lavoro, della vita sociale, della scuola, della vita politica improntati a una sorta d'imitazione del modello USA rivisto in salsa Mediterranea e ricoperto di una patina politica data da una destra liberale neoconservatrice. Prova ne sia l'importanza che ha avuto  l'enorme potere di trasformazione dell'immaginario politico avuto dal Cavalier Berlusconi negli ultimi vent'anni. Il vecchio mondo italiano dove sono nato, sono cresciuto, ho imparato un mestiere con i suoi equilibri, le sue logiche, le sue intime ragioni è finito. Distrutto dalle genti nostre prima ancora che dalla nefasta opera di non si sa bene quali stranieri.
Cosa resterà del Belpaese una volta che la nebbia sarà SPARITA con quel che nascondeva.
L'Italia che sta arrivando, lentamente ma inesorabilmente è un Belpaese più povero, rancoroso, diviso in centomila interessi e diecimila fazioni e gruppi,  dove a misure burocratiche e di polizia sarà delegato il compito di surrogare quelle forze morali e quei simboli civili dismessi da tempo dal loro ruolo di guide per la società. Fra queste tutte le figure che erano anche pensate come simboli d'interessi e valori condivisi come l'insegnante, il sacerdote, il politico, perfino il sindacalista. Tutto si rompe su un gretto individualismo materialista che cerca appiglio in quel che rimane dello Stato, spogliato della sua dimensione ideale, per prevalere su altri, aver ragione per forza, o per ottenere un risarcimento o un diritto negato.
Un “Bruttopaese” dal mio punto di vista, dove non è bene vivere a meno che non si sia miliardari o milionari in viaggio di piacere.
Ma chi è il mio prossimo in un mondo fatalmente votato al conflitto sociale ed economico e al conformismo?
Nessuno.

Questo è il problema. L'Italia s'incammina in un mondo di singoli che intrecciano legami d'interesse che sciolgono quando non è più utile portarli avanti, è il mondo che nasce dalla dissoluzione di ogni legame e valore comune formatosi qui dagli anni ottanta a oggi da forze, e lo ripeto, sono quasi tutte interne. I partiti politici della Prima Repubblica sono stati incapaci di unire sotto valori condivisi le diverse genti del Belpaese scissi come erano in interessi e  opposte ideologie. La disgregazione di oggi è la somma di una incapacità del passato di rinnovare modelli di vita, lavoro, abitudini unita alla potenza del modello statunitense e inglese di consumi e di stile di vita che spinge verso l'individualismo egoistico e il darwinismo sociale.
Si sta formando una società priva di autentici valori e legami fra individuo e individuo, fra gruppo sociale e gruppo sociale, fra comunità e comunità, ossia prende forma la negazione di quel che credo sia una società umana in grado di reggere alla pressione dei decenni, delle guerre, delle catastrofi, e delle generazioni che passano. Quest’Italia nuova resisterà, diverrà, farà finchè sarà per lei possibile contenere le forze disgregatrici che l’assenza di valori comuni crea. Questa non è una facile profezia ma una riflessione alla luce di anni passati nello studio della storia.  Civiltà intere sono crollate quando è venuto meno il collante morale e  ideologico che legava assieme le diverse parti sociali che la componevano. Penso ad esempio all’Impero Romano d’Occidente crollato sotto la pressione del disordine interno, del conflitto religioso e delle invasioni barbariche.

Sono impietrito dal dolore al pensiero di questa conclusione di un mondo di cose, abitudini, valori, concezioni del mondo al quale ero abituato e in mezzo alle quali vivevo. Ma c’è poco da fare perché dove stanno andando le difformi genti d’Italia è il binario che porta alla dissoluzione dei legami più profondi che tengono assieme una civiltà o una società. Forse arriveranno nuovi valori, ma questa è una cosa che non so.

Questa dissoluzione porta con sé una serie di conseguenze e fra esse: il relativismo morale ed etico, l’opportunismo, il cinismo nelle sue forme più aspre, lo scetticismo verso ogni innovazione o sentimento umanitario, la malafede nei rapporti personali, l’alienazione a tutti i livelli, lo sfruttamento, la perdita di punti di riferimento, il fanatismo ideologico e religioso, la ricerca di una salvezza provvidenziale, di un miracolo.
Ed io osservo. Il passato che va, il presente che è, il nuovo che si forma lentamente. Lentamente. come le tenebre che calano quando la luce del sole s'attenua.

Poi come per magia c’è solo nebbia, oscurità e il binario 3. Ma su quell’unico binario non passa mai un solo treno, forse qualcuno può ancora scegliere la direzione.

 

IANA

Pubblicato il 28/12/2013 alle 20.5 nella rubrica Diario.

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