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Intervento in un discorso sul fumetto nostrano e la politica

Intervengo su una questione sollecitata dagli amici, in particolare Franco Allegri mi ha chiesto un parere sui reportage a FUMETTI che fuori dall'Italia hanno un loro proprio spazio politico e di denuncia sociale.
In misura minore in Italia e in misura maggiore in altri paesi il fumetto è un veicolo di reportage a sfondo sociale e di cronaca e anche di politica. I lettori de "l'Internazionale" spesso trovano i reportage a fumetti, di solito forestieri, nelle pagine interne della rivista, non è un caso. Il fumetto impegnato non è la satira all'italiana spesso legata a questo o a quel partito e quindi avvolta nell'ideologia o nell'interesse di parte in modo esplicito e dichiarato e senza concreti approfondimenti e spesso con   canovacci surreali o grotteschi.  Il fumetto è un media della civiltà industriale al pari del cinema o della televisione. Esso si presta bene all'uso della denuncia sociale e politica perchè ha costi di produzione e di realizzazione inferiori a quelli del cinema o della televisione dove, tanto per dirne una, occorre affittare i teatri di posa e spendere soldi per gli specialisti.
Il fumetto ha i suoi costi, ovviamente e le sue regole di produzione e distribuzione. Tuttavia è possibile per case editrici di fumetti spesso poco note al vasto pubblico presentare anche in Italia fumetti impegnati politicamente. Un esempio del genere è dato dalle Edizioni "Il Becco Giallo".
 (http://main.beccogiallo.net/)  Segnalo inoltre un libro che spiega bene i limiti dell'esperienza nostrana e i punti di forza dei pioneri del fumetto-reportage in Italia : "Federico Vergari, Politicomics, Raccontare e fare politica attraverso i fumetti, Tunuè, 2008, Cisterna di Latina."

Pubblicato il 12/11/2013 alle 20.13 nella rubrica Diario.

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