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Data. Dal 22/3/2013 al 8/4/2013

Data. Dal 22/3/2013 al 2/4/2013

 

Note.

A Scuola si sente odore di vacanze pasquali, altra interruzione.

Provo stanchezza, irritazione.

Visita al nonno rimasto vedovo in occasione della cena di famiglia di Pasqua.

Da correggere una quarantina di compiti.

Appuntamento per una mostra dei miei disegni e pitture su cartoncino e carta.

 

Considerazioni.

L’attività d’illustrazione per gli amici di Futuroieri ha creato una massa di disegni e pitture che sto per esporre in un locale fiorentino. Ho già preso i contatti del caso. L’opera di divulgazione prosegue. Mi chiedo se abbia senso. Ma se non si mette assieme la rete e il virtuale con il reale non se ne esce. L’appello civile, morale, di previsione di nuove catastrofi rischia di disperdersi, di diventare una delle tante voci indistinta e indistinguibile. Sono sicuro che tanta parte del Belpaese, specie molti adolescenti e giovani non ha idea di cosa vuol dire essere sette miliardi di umani, tutti potenziali consumatori di beni e servizi della civiltà industriale, in un sistema di risorse planetarie limitate.  Senza grandi accordi internazionali, patti seri e verificabili, sensibilità da parte delle masse popolari verso i problemi ecologici, disinteresse assoluto da parte delle minoranze al potere il rischio di guerre e catastrofi è fortissimo. Anzi oso scrivere che è certo. Non vedo come una competizione crescente per le risorse, i mercati, la forza lavoro a basso costo fra sistemi imperiali armati possa portar qualcosa di buono. Per ora le grandi potenze sponsorizzano conflitti locali, si schierano per questo o per quello a seconda delle opportunità e dell’interesse. Davanti a una penuria globale seria di risorse alimentari, energetiche, di materie prime c’è da attendersi risposte violente, colpi bassi e forse guerre più grandi e pericolose.  Poi se c’è da osservare il passato occorre ammettere che i sistemi imperiali alla fine sono tutti schiantati, e questo non promette bene visto che ormai è certa la ricostituzione in nuova forma di poteri imperiali, sostanzialmente quelli dei cinque paesi con diritto di veto all’ONU più le nuove potenze emergenti.

Molti in Italia non mettono assieme i fatti, non vedono che cose apparentemente remote sono collegate, che i limiti dello sviluppo della civiltà industriali e sono collegati alle tensioni sociali e militari anche quelle del Belpaese, che l’emergere della nuova superpotenza cinese mette in discussione i grandi equilibri internazionali, che le risorse sono limitate e quindi oggetto di speculazione finanziaria e di guerre. Milioni di abitanti del Belpaese non vedono oltre il marciapiede davanti a  casa, il calcio, i fatti propri, lo stipendio, gli spaghetti al dente, la macchina, la donna sono l’inizio e la fine di tutta la loro realtà. Il mondo esterno non esiste  se non quando è in offerta al discount o al centro commerciale e quando l’abitante della penisola deve aprire il portafogli o metter mano alla carta di credito. Questo è il limite, una parte degli abitanti della penisola è irraggiungibile a un discorso coerente e serio sulla realtà oltre le apparenze e le illusioni della pubblicità commerciale e dello spettacolo televisivo. Personalmente, ma è pura congettura, credo che siano la maggior parte. Qualsiasi discorso serio, qualsiasi mobilitazione, qualsiasi appello qui nel Belpaese si spaccherà sempre sopra la massa grande dell’egoismo dei singoli, dell’interesse privato anche il più  meschino e piccino che si possa concepire. So che è un discorso da quarto secolo dopo Cristo ma mi pare proprio, per usare una figura retorica e fantastica piuttosto concreta, che la maggior parte degli abitanti della penisola non abbia l’anima. Ovviamente nel senso ampio dell’espressione. Una parte cospicua della popolazione che abita la penisola mi sembra priva di empatia, gusto estetico, autostima, capacità intellettuali, senso critico, curiosità verso fatti e argomenti di carattere umanistico o scientifico.

 

 

Data. Dal 3/3/2013 al 8/4/2013

 

Note.

A Scuola si sente la primavera. Piove, è umido ma sta arrivando il caldo e il vento di primavera.

Ansia di primavera: sta per finire l’anno scolastico. Il programma deve arrivare a un buon punto.

Da correggere una ventina  di compiti.

Mostra dei miei disegni e pitture su cartoncino e carta.

Fatto l’annunciatore per l’esibizione di judo alla fiera di primavera di Sesto Fiorentino.

Condizioni morali e fisiche in leggero miglioramento.

 

Considerazioni.

L’attività scolastica conferma, senza sforzo e indagine, quello che osservo e medito da anni. Il lato spiacevole delle genti del Belpaese.  Dal mio punto di vista tanta parte del lato spiacevole è il gigantismo della parola MIO. C’è qualcosa d’infantile nelle genti della penisola, per gli umani abitanti in Italia da generazioni, i nuovi hanno tradizioni e costumi loro, il MIO è tutto, è tutta l’esistenza fisica, spirituale, economica. Al tipico italiano non importa nulla dei disastri e delle guerre, se la sua città cade a pezzi, se la delinquenza è padrona del territorio, se i luoghi dove vive sono brutti, deformi, irriconoscibili. Tutto ciò che tocca la sua sfera d’interessi e  di piaceri immediati ha senso, ciò che è oltre è pazzia di poeti e sciagurati magari di poveracci che votano a sinistra o per partitini moralistici. Quando a pranzo o a cena osserva il telegiornale l’italiano è indifferente a qualsiasi dramma che siano massacri medio-orientali, odio politico, terremoti, uragani, guerre brutali con tanto d’immagini sanguinolente di gente fatta a pezzi o bruciata viva. La pasta scotta o salata due volte o il vino inacidito è un dramma orribile che gli guasta la settimana e magari se ne lamenta con amici e conoscenti, peggio ancora se la squadra del calcio perde di brutto, può andargli di traverso il pollo. Il MIO è più forte di qualsiasi catastrofe lontana o di ogni monito sulle sciagure ultime della razza umana. Questa dimensione limitata della maggior parte delle genti del Belpaese negli anni della mia adolescenza mi si rivelò in forma di metafore e non di analisi quando negli anni novanta trovai e comprai il fumetto tradotto in italiano di capitan Harlock. Nella maturità poi fu possibile per me comprare il DVD con le scene tagliate.  La serie del capitan Harlock del 1978 era stata pesantemente censurata dalla televisione pubblica, allora 1979 si trattò di RaidDue,  in frasi ed espressioni non legate al sesso o alla violenza. In particolare l’adolescente Daiba che spara alla bandiera del suo paese ripudiandola, lo fa prima di unirsi alla ciurma del capitano, perché sconvolto dalla natura imbelle e dissoluta dei suoi governanti mentre sull’umanità incombe il pericolo dell’invasione aliena fu per me una rivelazione. L’umanità imbelle e dissoluta e suoi capi scelleratissimi che nel racconto stavano portando l’umanità del d 2978 incontro alla catastrofe più grave ed estrema aveva diversi punti in comune con le genti del Belpaese del 1979 già allora avviati verso l’ipertrofia del MIO e il votarsi al proprio interesse privato a scapito di qualsiasi altra suggestione dell’anima umana.  Anche se fatto e pensato in Giappone fra il 1977 e il 1978 la serie classica di Harlock uscita in Italia su Raidue nel 1979 aveva un che di profetico. Oggi alla scelleratezza e all’idiozia di massa si sommano le nuove forme di povertà e di malattia mentale indotte dalla crisi e dal disfacimento delle certezze della società italiana. La sicurezza sul lavoro, la natura morale  e ordinatrice della famiglia nella vita dei singoli, lo stato sociale, le prospettive di vita e di carriera si sono disgregate. Si ha pertanto un composto perfino peggiore delle caricatura di umanità del fumetto giapponese del 1978 e va da sé della serie televisiva. Il MIO è nel Belpaese l’ultimo rifugio di milioni di uomini soli e donne sole che sanno ormai di non aver più punti fissi, morale, visione del futuro; la propria corporeità e la propria mente diventa l’ultima banca, l’ultima chiesa, l’ultimo Stato, l’ultima famiglia.

Milioni di singoli isolati sono di solito una massa di consumatori potenziali vittime felici del plagio della propaganda politica e delle suggestioni  pubblicità commerciale, non è quella la condizione per mezzo della quale si può sollevare le sorti del Belpaese facendo forza su coloro che lo abitano e ci lavorano.

 

 

 

Pubblicato il 18/4/2013 alle 12.11 nella rubrica Diario.

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