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Diario Precario 11/2

Data. 11/02/2013

Note..

Pausa. Didattica sospesa causa occasione del Carnevale.

Tempo brutto, nuvole, umidità, pioggia.

Notizie da varie fonti sul concorso.

Ora in rete o sui giornali si parla dei ricorsi, ora delle notizie su alcune regioni dove viene rimandato per maltempo.

Nessuno ne parla bene, almeno per ciò che ho letto.

 

Considerazioni

La pausa scolastica mi spinge a pensare. La centralità del Dio-quattrino di cui ho tanto ragionato è però smentita almeno in parte dalla natura biologica dell’essere umano.

 L’essere umano nasce, si sviluppa, matura, degenera per effetto di vecchiaia e malattie e infine muore. Il denaro al contrario sembra infinito, una materia aldilà della natura, un corpo artificiale che rimane costante, indistruttibile, destinato alla crescita e al dominio. In realtà nel passato sono morte delle monete, sparite insieme alla realtà che le aveva create.

Chi potrebbe pagare la spesa al supermercato con sesterzi del tempo di Giulio Cesare?

Fra la dimensione artificiale del denaro e quella biologica e naturale dell’uomo c’è una differenza profonda. Riconosco questa dimensione biologica dell’essere umano soprattutto in palestra, per la precisione al Judo Club. Semplicemente nel corso degli ultimi cinque anni si è fatta avanti un nuovo gruppo di agonisti e allievi, sono i ragazzi nati negli anni novanta. Il dato anagrafico è dato concreto del quotidiano, una banalità. In palestra come a scuola il susseguirsi delle età è misurabile; l’essere umano giovane, maturo, anziano convivono. Se si preferisce in una palestra condividono gli stessi luoghi e a livelli diversi fanno attività simili: figli, padri, nonni. L’umano ha bisogno di dare un senso a questo passare delle età e scorrere del tempo, il denaro no. Il denaro non sembra più una merce che serve ad acquistare tutte le merci, la sua immagine e la sua influenza oggi è tale che esso appare come una specie di forza in grado di trasformare la realtà, di cambiare luogo, di mutare forma e qualità ed è metro del vivere e del quotidiano. Si tratta come di una natura seconda, altra che ha espressioni simili a quelle dei viventi, ad esempio muta di luogo (miliardi possono esser spostati in pochi secondi), muta di qualità (il denaro può diventare pacchetto azionario, obbligazioni, investimento), moltiplicarsi (profitti), diminuire e perfino sparire (crack finanziario, bancarotta). La natura del denaro a mio avviso non è tale da risultare un buon metro per valutare gli umani, il molto denaro anche in una società mercantile come la presente è un metro per misurare il potere in relazione alla capacità d’acquisto. Finché il sistema è stabile e nessun parametro esce dai binari determinati graditi dall’ordine costituito e dal senso comune assuefatto a dosi massicce d’individualismo e pubblicità commerciale va tutto bene. Di conseguenza i criteri intorno al quotidiano, per quel che ho potuto constatare, da parte della maggior parte degli umani sono influenzati dalla pubblicità commerciale, dai consumi e dai prezzi. Se qualcosa, anche poco, esce da quei binari il modello del “tanto Denaro” = “molto Potere e successo personale” non regge. Ad esempio una catastrofe di qualsiasi natura può far saltare l’ordine dominante e distruggere questa logica dominante del denaro quale unico metro. C’è una sorta di conformismo non dichiarato ma pesante in questo modello che vede il denaro al centro della vita sociale. Vedo infatti che pensare qualche forma alternativa risulta spiacevole, pare una cosa da uccelli del malaugurio, da frati di altri tempi che vanno ricordando ai peccatori che devono prima o poi morire. In fondo il metro del denaro è comodo, facile da capire e per questo può esser imposto a grandi masse staccate da tradizioni defunte e lontane da miti perduti ma molto interessate a vivere nel quotidiano e a cogliere ogni possibilità per acquisire beni e un poco di felicità in questa vita. Forse in me c’è sempre stata una reazione negativa alla dimensione dilatata del metro del denaro come unico metro per la società nella quale vivo, una diffidenza di fondo che ha sempre fatto capolino nel mio pensiero.

Pubblicato il 12/2/2013 alle 16.35 nella rubrica Diario.

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