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Diario Precario dal 4/2 al 10/2/2013

Data. Da 4/02/2013 al 10/01/2013

Note.

Lezioni regolari fino a sabato.

Portare avanti il programma.

Lavoro a casa, faccio appunti per lezioni.

Lezioni a scuola con interruzioni attività nella terza settimana di febbraio.

Previsione di sospensione attività didattica sotto Carnevale, poi assemblea studentesca e poi sospensione per concorso.

 

Considerazioni

Visto il carnevale di Sesto, mi è sembrata una cosa per bambini piccoli. Mi ha colpito il fatto che a un certo punto sono state diffuse due canzonette che andavano al tempo della mia infanzia e pre-adolescenza. Tutto è cambiato e tutto cerca disperatamente di restare agganciato a un passato remoto, questa è stata la mia impressione. Mi sono chiesto: prima come era?

Solo il domandarsi il concetto di "come era prima" comporta l’accettazione di aver visto dissolversi la continuità fra presente  e passato.

I cartelloni elettorali volati per terra sono stati rialzati e usati dai partiti e dai movimenti. Quasi una sfida, una sorta di ripetizione continua delle stesse cose già viste e riviste durante le elezioni che si tengono a fine primavera. Come se tutto dovesse ripetersi sempre uguale, immobile, quasi una caricatura della realtà che s’affianca al quotidiano. A scuola ho incontrato un rappresentante di libri scolastici. Si è parlato del mio lavoro, mi pare che ormai sia comune constatare le difficoltà della pubblica istruzione. Ho sostenuto che è la società italiana e la sua economia che non riesce a dare un senso al sistema scolastico.  Da giovane ho creduto che lo studio intenso e serio e l’impegno del singolo nel sociale e nel lavoro in Italia venisse rovinato dalle diffuse pratiche clientelari e di piccola corruzione di cui è piena la cronaca giudiziaria. Questa mia credenza si è rafforzata. La scuola non ha strumenti reali e concreti per cambiare la mentalità delle popolazioni con cui entra in contatto, nel Belpaese sono scomparsi o in via di smantellamento tutti i valori che non siano l’amore incondizionato per i “tanti soldi”. Davvero è troppo forte l’influenza del Dio-quattrino supportata dalla pubblicità commerciale e dall’immaginario collettivo, la scuola nel Belpaese non ha la potenza per rovesciare i valori dominanti o per auto-centrare su se stessa dei valori alternativi da diffondere e in grado di trasformare la società. Siamo sotto elezioni e mi arrivano decine di messaggi di gente incontrata per caso o commenti uditi di sfuggita, gran parte di ciò che sento è rabbioso, risentito, angosciato; al centro di questi discorsi c’è sempre il problema del denaro, anzi del “tanto denaro”. Il lavoro è denaro, la famiglia è denaro, i figli è denaro, la macchina è denaro, la casa è denaro, l’essere umano è denaro. I soldi di carta o virtuali sono l’unico metro dell’esistenza umana, la loro ragione ultima e definitiva. In effetti è una semplificazione straordinaria e assolutamente tecnico—scientifica: il denaro metro unico e totale della vita umana e di tutto ciò che l’umano può concepire e valutare. Ora questo mi porta a una valutazione già fatta a suo tempo. Nel mondo umano esiste la competizione regolata ad esempio nello sport dove le regole limitano il comportamento e le azioni dei giocatori. Ma quando entra nella vicenda umana una lotta per la vita e per la morte incentrata sul denaro la competizione perde ogni regola, è così perché la sopravvivenza o il mantenimento di una condizione di potere reale e concreto non rientra in un ambito che può essere regolato. Il denaro come unico metro fa saltare ogni regola o le distorce e le corrompe nel loro senso. Questo è ciò che avviene tutti i giorni, il denaro è metro e ragione dell’esistenza per la maggior parte degli abitanti del Belpaese, quindi è ovvio che la realtà dell’immaginario collettivo ruoti intorno alla moda, al possesso di beni, alla manifestazione dell’opulenza, alla lotta per l’acquisizione di beni e risorse. Le dottrine filosofiche, religiose, esoteriche si trasformano in questi anni in consolazioni psicologiche o in pietose vie di fuga  dalla realtà. Perché questa situazione cessi e si ristabilisca un minimo di compensazione, di ritorno a un vivere e pensare più sano occorre che il denaro come concetto e come strumento di potere perda la sua potenza e la sua forza. Ma questo si può dare ad oggi solo in condizioni estreme o solo in presenza di traumi sociali collettivi. Non c’è una via d’uscita indolore da una condizione di pensiero ossessivo e totalitario che ha preso la vita della maggior parte delle genti del Belpaese; forse si uscirà come popolazioni del Belpaese da questa dimensione di sacralità e centralità  del Dio-quattrino ma solo attraverso una qualche sorta di pesante penitenza collettiva.

Pubblicato il 11/2/2013 alle 14.36 nella rubrica Diario.

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