Blog: http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it

Diario Precario 30/1

Data. Da 30/01/2013

Note.

Scrutinio.

Lavoro di pomeriggio.

Lezione di storia contemporanea, lezione di storia del Rinascimento.

Incontrato vecchio amico. La città sembrava molto triste.

Una luminaria lasciata da natale solitaria, su un balcone, di notte, nella via vuota.

 

Considerazioni

Il Belpaese ha molti abitanti ammalati di solitudine e di povertà reali o percepite come tali. Tanta parte delle genti del Belpaese si sente sola e povera, se devo indicare a qualche amico il male che si respira da queste parti direi che esso è la tristezza. Questo è diventato un paese triste, non è mai stato bene ma ora emerge un mondo umano dove i più sono tristi, soli, infelici e costantemente in ansia per questioni di denaro. La centralità del denaro ormai devasta qualsiasi ragionamento religioso e ideologico in Italia, tutto ruota sui soldi, anzi sui milioni di euro che pochi hanno e che tanti vorrebbero. Solo chi rimane ancorato alle memorie di passati veri o immaginari evita di confrontarsi con un mondo umano italiano dominato totalmente da logiche mercantili. Perché si è arrivati a questo? Avanzo da anni il sospetto che in realtà l’adesione di milioni di abitanti della penisola a partiti, ideologie, fedi laiche o religiose nascondeva una frode. Era una maschera, una presa in giro, un modo per fingere di essere qualcosa mentre si era radicalmente altro ma non lo si poteva AMMETTERE, pena l’ammissione almeno con se stessi di aver fallito, di non avercela fatta, di non aver capito. Non un mondo di idealisti, di gente che lottava per diritti sociali, umani, di cittadini attenti alla questione ecologica o anime devote ma semplicemente gente che non aveva preso il biglietto giusto della lotteria, che non aveva svoltato e fatto i soldi, che non aveva strappato all’avidità del mondo la roba e il denaro; insomma un mondo intero di vinti che AVEVA PERSO ciò che davvero era la propria ragione di vita più autentica: i tanti soldi. Perché in fondo il denaro è dominio, è possesso, è estensione di sé nello spazio e nel tempo, è manipolazione del mondo umano e del mondo naturale; il denaro oggi è un sentimento più forte dell’amore e dello stesso spirito di auto-conservazione. Vivere e morire per denaro è facilmente comprensibile per tutti, morire per una causa nobile o per un principio filosofico è qualcosa che va spiegato con cura. Ai molti il vivere felici senza denaro appare roba da asceti o da fachiri di paesi esotici. Si accetti questi verità senza ipocrisia quindi: il centro della logica della vita individuale, politica e civile sono i “tanti soldi”. Oggi c’è un Dio unico, è il denaro. Quello lo capiscono tutti. Eppure questo Dio non mi convince, sento che è simile a una sorta di idolo, è una grande illusione collettiva chiamata a sostituire cose perdute o mai capite fino in fondo. Deve il denaro diventare il senso della vita umana dal momento che Re sacri e il diritto divino si sono inabissati perché consumati dallo scorrere dei secoli e stroncati da guerre e rivoluzioni. Del resto il fondare il senso della vita su passioni personali, sentimenti individuali, patetiche finzioni intellettuali è cosa che non regge. La ragione dell’esistenza del singolo in questa vita non riesce ad essere se stessa, è difficile che l’essere umano possa auto-centrarsi su di sé e diventare una monade che si giudica e dà se stesso come unico metro di tutto; quindi è ordinario che si scateni l’illusione di trovarla questa ragione ultima dell’esistenza in una potenza dominante. Oggi questa potenza dominante è il “tanto denaro”, non il salario o lo stipendio ma i milioni, meglio i miliardi se possibile. Il “tanto denaro” permette di essere quello che si desidera essere, almeno in parte, e l’inseguire il denaro e il prenderlo e poi spenderlo per costruirsi il proprio mondo sul piano materiale dell’esistenza è  senso della vita che trova la sua ragione. Per la storia pesante fatta da miti perduti e  illusioni collettive truffaldine  e pessime del Novecento  è ovvio che unico valore riconosciuto, apertamente o in silenzio, dalla maggior  parte della popolazione italiana  sia il Dio-quattrino, chi è uscito dalle tempeste della storia con la roba e il gruzzolo di soldi ben stretto nelle mani è diventato felice e ha fatto la felicità di amici e soci, chi si è lasciato bruciare dalle illusioni si è rovinato o condannato all’infelicità. Alla fine le genti del Belpaese non giudicano dei loro simili il molto sapere o la molta coerenza o la generosità ma il numero delle amanti prezzolate, delle ville, dei figli e delle figlie, delle case, dei terreni, dei soldi, dei beni, delle persone importanti conosciute. Ciò che ha prezzo ha senso nella vita, questa è la logica intima della gente del Belpaese. In fondo anche chi cerca di sfuggire a questa morale collettiva deve riconoscere che talvolta giudica gli altri sulla base di una rapida stima dei beni o del valore di mercato di qualcosa che ha colpito la sua fantasia o immaginazione. In mancanza di valori condivisi entro i limiti di una comunità umana data in questa civiltà industriale ne rimane uno, assoluto, ragione di vita e senso ultimo di ogni agire: Dio-denaro.

Pubblicato il 1/2/2013 alle 22.3 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web