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Diario Precario dal 27/12/2012 al 3/01/2013

Data. Dal 27/12/12 al 3/01/2013

Note.

Solite cose, giornate che girano a vuoto.

Nuovo anno

Prima impressione delle folle festeggianti il passaggio: tanta voglia di dimenticare il 2012.

Seconda impressione: C’è disagio nella società e la festa collettiva in piazza ha mascherato per una notte, ma fino a un certo punto, il negativo di questo presente.

Terza impressione: il tempo che passa lascia dei ricordi materiali, una saracinesca chiusa da anni  la ritrovi e ti ricordi che era un negozio che frequentavi spesso. Si tratta di un fatto materiale, ma nello stesso tempo è anche un ricordo personale.

Considerazioni

A questo punto non penso al lavoro. Osservo. Qualche volta ascolto.

Mi sono chiesto dove sono finito. Che tempo è mai questo. La civiltà industriale sta trovando dei limiti evidenti di ogni tipo: risorse, irriducibilità di culture altre, conflitti interni, guerre, minacce all’ordine pubblico, crollo di valori e di credenze religiose o loro corruzione e perversione in forme aperte di fanatismo, incapacità del potere politico, inettitudine e avidità delle sedicenti classi dirigenti. Manca un pensiero politico realmente concreto e possibile per uscire da questa caduta e avvitamento verso il peggio. Non è che non sono state pensate forme altre di civiltà industriale, anzi. Il problema è che esse non hanno modo di diventare una probabile alternativa perché questo sistema in Europa e non solo  ha ancora la capacità di mantenere gerarchie burocratiche, plebi elettorali, forze armate e di polizia, ceti privilegiati, gruppi editoriali, interi sistemi radiotelevisivi e così via…

Il che denota una certa vitalità, ma non offre una soluzione al fatto che il pianeta azzurro è circa 51 miliardi di ettari, moltissimo. Tuttavia non è infinito e i 2/3 del pianeta sono mari, fiumi, oceani, laghi …

Questo fa sì, insieme ad altri fattori, che gli umani sviluppino le loro forme di civiltà  su poco più di 12 miliardi di ettari, prendo i dati dall’ultimo libro di Serge Latouche: “Limite”.

Pertanto il pianeta Azzurro non può sostenere una crescita illimitata di più civiltà industriali umane  in conflitto, contrasto, competizione. Questo fatto a mio avviso è il massimo sistema che sta dietro di quell’infelicità nel vivere così comune, il limite di questa civiltà c’è e viene toccato ogni giorno in molti settori. Questo è il punto da cui prende forma il disagio del vivere, un sistema che si è pensato infinito e superiore alla natura deve riconoscere di esistere entro limiti dati e ha difficoltà gigantesche a superarli, per ora cerca d’ignorarli e di tirare avanti.

I “grandi”  che esercitano il potere all’interno dei sistemi imperiali politici, finanziari, militari delle diverse forme di civiltà ad oggi sembrano intenzionati a portare avanti i loro interessi, a realizzare agende politiche, militari, economiche che sono in relazione con la situazione generale ma non sembrano prevedere risposte comuni, altruistiche, fondate sul rispetto e sull’amicizia fra i popoli. Del resto come potrebbero fidarsi di altri simili a loro, non c’è ad oggi un solo sistema di dominio e controllo di carattere imperiale che sia esente da critiche e spesso più è efficace nel perseguire i suoi scopi più si rivela poliziesco, militaresco e autoritario.

Sono quindi qui a livello di massimo sistema, ma nel mio piccolo esiste il quotidiano, il lavoro, il fatto di ogni giorno, l’orario da rispettare, le scadenze. Esiste una cascata di fatti, spesso spiacevoli, che si collegano a livello grandissimo con il quadro generale appena abbozzato. Mancano gli Dei e gli Eroi in grado di rimettere assieme la civiltà industriale con il dato materiale del pianeta, i limiti del possibile  con il pensiero illimitato, la volontà di esprimere potenza divina con la fisicità del corpo umano. La decadenza che vedo ovunque non è solo l’ordinario dato per così dire biologico interno alle leggi naturali di questo pianeta ma è anche il frutto della scoperta silenziosa ma crescente ed evidente dei limiti al progresso della civiltà industriale come è ordinariamente inteso. Questo mi pone ogni giorno la domanda intorno a quale possa essere il corretto atteggiamento davanti a questa situazione, anche ammesso che prenda corpo un generalizzato miglioramento economico questa questione dei limiti dello sviluppo e del pianeta è presente ed è il limite non riconosciuto della civiltà industriale, ossia la realtà nella quale vivo, lavoro, agisco, penso. In fondo proprio perché in quanto essere umano singolo devo pormi il problema del senso di questa totalità che è il mio mondo umano nel quale sono calato e in un certo senso parte. Di cui, per altro, conosco bene per esperienza diretta solo una piccola parte di questa totalità, ossia l’Europa.

Quanti doveri verso se stessi esistono nella vita di un precario della scuola?

 

Pubblicato il 4/1/2013 alle 18.7 nella rubrica Diario.

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