Blog: http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it

Diario Precario dal 18/12/2012 al 21/12

Data. Dal 18/12/12 al 21/12/2012

Note.

Quiz. Il concorsone esito 34,5. Tragica beffa di Natale.

Ormai è argomento del telegiornale e strumento della tattica pre-elettorale dei diversi partiti e movimenti.

Domande…

 

Considerazioni

Quanto mi è capitato è, a mio avviso,  estraneo al normale lavoro che svolgo.

Questo è stato uno degli errori più grossi della mia vita finora da me compiuti. Va assieme al primo incidente d’auto, ad amori non ricambiati dell’adolescenza e cose del genere.

Dovevo rifiutarmi di farlo. Invece ho partecipato alla cosa.

Finito l’esame mi sono chiesto a che punto fossi arrivato della mia vita… anzi che storia era quella in cui mi trovavo dopo otto anni di contratti con la scuola pubblica italiana da me onorati e rispettati e non senza successo. Ero caduto in balia del caso, per un quiz in più o perfino in meno si decideva del senso di otto anni di vita e di lavoro, più i due della SSIS.

Questo mio partecipare mi ha squalificato ai miei occhi. Grave errore. Ci vorrà tempo per riparare.

Per mia enorme disgrazia non ho trovato una forza politica e sindacale abbastanza potente e credibile in grado di sostenere un NO.

Intendo un NO radicale, con concrete alternative alla partecipazione.

Così ho preso parte alla cosa durante uno dei periodi di maggior l’intensità di lavoro a scuola. Manco l’avessero fatto apposta.

O forse sì?

Il problema a questo punto è il dopo.

 Occorre anche prendere atto dell’errore compiuto, del disagio che mi sono procurato, della valanga di disistima e disprezzo che è caduta sulla categoria quando le notizie riportate in modo discutibile hanno scatenato provocatori del WEB e della carta stampata.

Qualcosa era errato, stupido, cretino. In me.

Occorre riconoscere che dentro la mia concezione del posto di lavoro è rimasto appiccicato ancora qualche residuo di corrotto buonismo, di fiducia in cose strane, di ottimismo irragionevole e stolto. Questo è male.

La presente civiltà industriale ha le sue logiche. Autentiche, perfette, comprensibili.

Se sei precario sei precario e non sei come chi può dall’alto di cattedre immaginarie o giornalistiche urlare decreti di carta contro la categoria, se sei uno che sta sotto allora  non stai  sopra; se sei fra gli esclusi allora sei  non fra coloro che sono inclusi. Quindi se sei debole in un mondo di finti forti, di finti sani, di finti liberali, di finti dotti,  di finti in generale sei in guai grossi.  

Devo ricordarmi questa cosa, tutti i giorni.

 Devo evitare di trasmettere a coloro che sono vicini a me sul lavoro e nella vita privata cattive speranze, cattivi pensieri, cattive aspettative. La malvagità della calunnia è inutile quando una verità aperta e giusta si mostra. Basta la verità del presente e dei suoi reali meccanismi a rendere l’essere umano inquieto, diffidente, timoroso d’essere aggredito in diecimila  forme diverse di violenza. Nella presente civiltà industriale arrivata al suo terzo atto esiste solo una folle dimensione d’egoismo assoluto e illimitato, se necessario autodistruttivo e questo fatto che è il vero centro della vita collettiva nei grandi imperi come nei piccoli paesi è qualcosa che dall’enorme, dal grandissimo cala fino al caso più piccolo e limitato. Il singolo viene preso da meccanismi sociali e collettivi estranei a ciò che è; e se va bene questo individuo chiede solo di essere lasciato in pace o di conservare un pezzo di garage o di cantina per riporre le cose che gli sono care. Scatole e scatoloni che troppo spesso mutano nel  cenotafio, fatto di pezzi spesso finti, di vite immaginarie rivissute con le lenti del ricordo distorto e della nostalgia.  Nulla del male di vivere accade per caso, certo che avviene in tempi e modi diversi ma con sue regole. Tutto questo processo d’aggressione al singolo avviene con precisione meccanica, con passo sicuro e senza nessuna pietà; questo è un mondo meccanico e informatizzato che finge di essere altro che non è.

 

CITAZIONE

Questo è attribuito al filosofo Stirner

Tu hai diritto di essere ciò che hai il potere di essere.

Pubblicato il 21/12/2012 alle 14.44 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web