Blog: http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it

Diario Precario dal 1/12/2012 al 4/12

Data. Dal 1/12/12 al 4/12/2012

Note.

Il Ministero della Minerva mette i quiz in rete. Prima prova fatta con risultati da Fantozzi.

Non ho dimestichezza con questo genere di cose, per anni mi sono alzato la mattina col pensiero d’insegnare, di studiare e di scrivere qualcosa.

Quanto proposto nella pre-selezione mi pare estraneo al mio lavoro ordinario e quotidiano.

Ho di che preoccuparmi.

Il cielo è invernale mette tristezza, tira umido, sono raffreddato.

Allenamento in palestra più assiduo, devo fare uno sforzo in più.

 

Considerazioni

La mia situazione è complicata, ho le giornate di lavoro e quando stacco ho da fare, questa prova del concorso cade male in un periodo dove è intenso il lavoro scolastico; infatti si tira avanti il programma per via della pausa natalizia che è lunga e ci sono le verifiche.

Provo un senso forte di frustrazione, mi pare di essere trattato da questo sistema sociale del Belpaese come un numero, un riferimento bancario, un codice a cui segue un nome e  un cognome e una professione. Un fatto burocratico insomma. Un pacco o una lettera su cui barrare la voce: consegnato/respinto/indirizzo illeggibile.

Questo  mi mette in discussione il senso della mia vita, in fondo vivo dentro una società, dentro delle relazioni complesse, dentro l’ordinario ordine di cose di tutti i giorni.

Ma cosa sono io ora? Cosa ero Prima?

 E ancor peggio cosa credevo di essere?

Domande fastidiose che emergono alla luce di questa cosa strana e sgradita del mettere in palio di un concorso dei posti di lavoro a tempo indeterminato che altrimenti senza concorso sarebbero stati assegnati a coloro che sono inclusi nelle graduatorie e fra essi il sottoscritto. Perché è questo il punto. Se la meta è il posto a tempo indeterminato esso alla luce di questi fatti non avrà più lo stesso senso di quando ho iniziato. Ciò che sembrava lineare, ordinato, frutto di scelte e di una conseguenza cronologica e di lavoro oggi appare altro e diverso perché si è aperto un secondo canale di reclutamento e questo cambia tutto per me. Il mio mestiere non mi appare più come la conseguenza di scelte ragionate che portano a un percorso post-universitario con abilitazione specifica e a un precariato che precede l’immissione in ruolo; come era chiaro che così fosse al tempo della SSIS. Questo è il classico maxiconcorso dello Stato da 300.000 e passa candidati, una cosa ben diversa. Questo cambia il senso e il valore del mestiere dell’essere docente. Almeno per me. Ma so di non essere solo a pensarla così. Mi pare quello che è accaduto un ritorno al passato, anzi un mezzo ritorno e un non risolvere il problema del precariato nel settore della scuola anche perché di fatto restano le graduatorie e questo concorso di sicuro non le esaurirà. Non ha i numeri matematici per farlo. Quindi si torna all’Io ossia al sottoscritto. Cosa è stato questo mio passato? Il presente modifica la percezione di sé nel passato, oggi dovrò ripensare il senso di ciò che ho fatto davanti a questa evidenza di trasformazione della realtà che devo in qualche modo subire.

Io non credo di aver sbagliato: Ho fatto l’università, preso la laurea con la lode, fatto dei piccoli lavori, fatto la SSIS per avere l’abilitazione, dal 2001 nel settore dell’insegnamento con piccoli incarichi e poi dal 2005 incarichi annuali nei licei. Questo è un percorso lineare e coerente. Quindi se non sono io il problema devo pensare che questo qualcosa che non va si trovi altrove. Questo altrove non è così semplice da trovare, perché è troppo facile dar addosso ai politici.

C’è qualcosa in più oltre le solite responsabilità.

Il mio vecchio mondo italiano si è dissolto, decomposto. Il senso di molte cose si è perso, il rapporto stretto fra la persona e il suo lavoro non passa più per il ruolo sociale ma per il denaro che se ne ricava, tutto è dare e avere, la realtà è mercato. Nel comune vedere, anche se la cosa è nascosta e taciuta per educazione, il valore di un lavoro è proporzionale al guadagno che porta, uno stipendio medio - basso indica un lavoro di bassa importanza. Quindi è possibile che nel senso comune il lavoro del docente sia associato a un mestiere impiegatizio, a un lavoro di burocrazia riferito a un ceto sociale medio - basso di colletti bianchi, a qualcosa di poco produttivo. Questo ha permesso la facilità con cui per vent’anni i diversi ministri hanno operato sul mio settore spesso con fini diversi e senza un riforma integrata e completa dell’intero sistema. Se il settore della scuola fosse pensato dalla collettività come vitale e portatore di ricchezza in modo diretto o indiretto vi sarebbero state delle reazioni forti, l’ordinario legiferare su questo settore avrebbe richiesto prudenza politica e grandi intese fra le parti. Questo non è avvenuto e riguardo alle proteste per quel che è la mia esperienza esse si sono viste solo di recente e inoltre tanta parte del corpo docente di questo Belpaese solo quando si è sentita colpita in modo pesante ha reagito.

Questo fatto non porta solo al politico ma alla stragrande maggioranza degli abitanti e  dei cittadini del Belpaese. Se la scuola non è una priorità è perché i normali canali per ascendere e diventare ricchi o soddisfatti sul piano materiale non passano dall’istruzione e dalla cultura. Il titolo di studio è il requisito minimo per certe tipologie di mestieri e per l’esercizio di professioni che esigono precisi percorsi formativi e universitari, ma l’italiano medio ha la percezione che i soldi, che sono il centro delle sue aspirazioni e delle sue brame, si fanno in altro modo. L’affare della vita, la fedeltà a un capo in ascesa, la protezione di un potente, una fortunata eredità, la vincita alla lotteria, un miracolo che si traduce in denaro contante, una raccomandazione, l’essere dentro un gruppo che offre protezione  e privilegio questi sono gli orizzonti veri del fare carriera e del mettersi in tasca molti soldi. Per queste cose c’è bisogno della scuola. Pare proprio di no. Può essere un requisito iniziale ma non la cosa giusta al momento giusto.

Io so, alla luce della mia esperienza umana, che tanta parte delle genti del Belpaese hanno in testa questo ideale della ricchezza come soluzione di ogni male esistenziale e materiale e per arrivare a questa medicina universale che sana ogni cosa cercano scorciatoie, vie facili, atti di furberia o peggio.

Non so provare quanto scrivo ora, quindi non sono nella mia affermazione né logico e neanche scientifico: Si sbagliano di brutto

Capisco, e non so spiegarlo, che ciò che sembra regola del mondo è un grande inganno, peggio: una fuga dalla realtà.

Per ora posso argomentare solo questo: il possesso del molto denaro è un fatto potente e concretissimo, ma deve avere dei limiti suoi come tutte le cose.

 Quindi non può essere cura per tutto.

Pare proprio un Natale difficile.

Pubblicato il 17/12/2012 alle 19.4 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web