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Appunti sulla dissoluzione della ragione nel Belpaese

Libro abbandonato


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Terzo Libro

Appunti sulla dissoluzione della ragione nel Belpaese

Devo provare a ragionare sul male di vivere di questi anni. Avendo avuto in sorte di trascorre l’infanzia fra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta del Novecento posso oggi nel 2012 affermare senza troppi problemi che la mia vecchia Italia non esiste più sotto quasi tutti i profili. Perfino la popolazione è diversa perché è stata fortemente condizionata dalla pubblicità commerciale e dal materialismo consumistico, spesso di pessima lega, che la televisione e il sistema dei mass-media proponevano alle genti del Belpaese. L’immigrazione di popoli e genti con culture diversissime ha fatto poi il resto. Ha concluso un percorso di auto-dissoluzione delle forme di vita e pensiero delle genti del Belpaese semplicemente manifestando la propria diversità, ora per milioni d’italiani di vecchio e nuovo conio il centro della vita sociale è il centro commerciale o il discount  alimentare e non più la piazza o il bar del quartiere, la casa del popolo o la parrocchia.  Questo è avvenuto fra gli anni ottanta e gli anni novanta del Novecento. Ciò che rimane del passato deve ritrovare un senso spesso  anche nella cattiva forma dell’attrazione turistica o della curiosità antropologica o sociale, altrimenti si vota ad essere parte di miti morti e di ideologie e forme di vita disfatte dallo scorrere del tempo. Quando ritorno nei luoghi d’infanzia o della pre-adolescenza mi accorgo della distanza che il tempo ha posto; ciò che è stato non è più. Cosa è quindi l’Italia di oggi? Dove sta andando, ammesso che vada da qualche parte? Recentemente mi sono chiesto da dove parte tutto questo, mi sono risposto che in fondo proprio quel mondo dell’infanzia era tutt’altro che saldo, col senno di poi e con la giusta distanza che offre lo scorrere dei decenni ho capito che quel mondo italiano era una piccola parte del Belpaese, fondata su visioni del mondo precarie o ideologiche, già inserito in una logica di consumismo dove l’appartenenza ideologica dei singoli era spesso intessuta con concretissimi interessi professionali, materiali o con questioni private, magari di famiglia. Questo presente così scisso fra concreta realtà e possibili visioni ideali del mondo e del futuro coltivate da minoranze politicizzate o impegnate socialmente viene in realtà da lontano, da decenni di cinismo politico, di privati interessi trasformati in necessità collettive, di conflitti d’interesse a tutti i livelli irrisolti e lasciati marcire, di una nazione di fatto a sovranità limitata in politica internazionale,  di pratiche di corruzione quotidiana e di trasmissione del posto di lavoro di padre in figlio come da antica tradizione corporativa e familistica, di disagio del cittadino davanti alla macchina della burocrazia e della giustizia. Basta osservare con spirito libero molti film italiani di satira o di denuncia dei mali della corruzione politica e sociale e sul malcostume nazionale fra gli anni settanta e gli anni ottanta. L’Italia di allora era una realtà fragile tenuta assieme da troppi compromessi, perdite di memoria, finzioni, ideologie che coprivano la realtà senza trasformarla.

Questo mondo umano fragile è passato dal fracasso ideologico e settario al silenzio degli anni ottanta, della Milano da bere, del Craxismo, delle sfilate di moda e della borghesia italiana in ascesa. Il mondo umano italiano di oggi è il portato di questo passaggio fra una finta restaurazione borghese infelice e da tristi benpensanti degli anni ottanta e l’inizio di una trasformazione in senso imperiale delle potenze mondiali. Con lo smantellamento del comunismo dopo il 1989  lentamente ma fatalmente è emersa la realtà di poteri imperiali in Cina, Russia, Francia, Inghilterra e
Stati Uniti cresciuti all’ombra delle opposte ideologie e ora finalmente in grado di rivelarsi per ciò che sono diventati nel corso degli anni novanta: imperi a vocazione imperiale  e capitalista. Oggi questi imperi che hanno potenti multinazionali,  grandi apparati spionistici e complessi militar-industriali si stanno ritagliando le rispettive fette di mondo dove sono dominanti i loro interessi strategici o peggio vitali e questo accade con una logica da politica delle cannoniere dell’Ottocento mascherata sotto ONG, investimenti di multinazionali, interventi umanitari, guerre a favore dei diritti umani. Questa è la realtà che oggi milioni d’italiani esorcizzano fingendo di vivere in un altro tempo e in altro Belpaese. Come se questi anni fossero il  1945, il 1948, il 1968, il 1977. Il 2012 è il 2012 e non può essere altro da sé.

Credo per molte prove che in Italia oggi sia presente  una realtà dove si è dissolta la ragione, dove minoranze spesso politicizzate cercano di tener la testa lucida mentre milioni di umani delle genti nostre seguono ragionamenti frammentati, istinti opportunistici, paure irrazionali e possono esser con facilità manipolati da demagoghi televisivi o costruiti ad arte con i milioni elargiti a professionisti della comunicazione e della politica. Il consumatore ha il suo pensiero frammentato da desideri indotti e necessità concrete e formato da milioni di messaggi pubblicitari dei giornali, della televisione, delle riviste patinate. Egli è oggi la forma base dell’umano italiano su cui poi s’appiccicano altri optional come l’appartenenza a una tifoseria, a un ceto sociale, a una città, a un gruppo e altre cose del genere. Un po’ come le auto quando sul modello di base vengono aggiunte le diverse componenti tipo l’autoradio o i cerchi in lega. Il primo strato è comunque il consumatore creato dal sistema dei consumi e della pubblicità commerciale.

Oggi che la situazione lavorativa e  di capacità di spesa è sfavorevole per milioni d’Italiani vecchi e nuovi a causa della recessione e dei disastri economici nell’Occidente politico - ossia Europa Occidentale, Israele, Stati Uniti, ex Impero Inglese - i limiti di questa base su cui si è fondata tanta parte del popolo italiano emergono. In particolare nella cronaca spesso faziosa e politicamente orientata dei quotidiani e dei settimanali emergono masse di popolazione avvilite, talvolta impoverite, incapaci di dare uno sviluppo positivo alla loro frustrazione umana e professionale. Se si sommano i pezzi di cronaca con i discorsi delle minoranze politicamente agguerrite che comunicano in modo alternativo, ad esempio il movimento No-Tav o quello delle CinqueStelle, emerge un Belpaese che sta perdendo i nuovi punti di riferimento legati al mondo dei consumi e della pubblicità commerciale e ha dissolto le antiche e vecchie ragioni di vita. In realtà questo tempo è una terra di nessuno, un passaggio; e questo passare non si è risolto in una ragionevole sintesi perché milioni d’italiani e tanta parte dei ceti agiati e di coloro che vivono di politica ha interesse ha protrarre avanti nel tempo questa incertezza che comunque li vede socialmente premiati in un contesto di disagio e d’impoverimento. Il mondo umano in Italia sembra scisso fra i molti che vivono in mezzi ai detriti di miti perduti e ideologie morte o marcite e i pochi che cercano di veder oltre questo tempo, di capire cosa può portare l’egoistico dominio globale delle cinque potenze imperiali, va da sé superpotenze nucleari, con diritto di veto all’ONU.

Mancano  gli Dei e gli Eroi del cinema, dei fumetti e delle favole in grado di mettere ordine in un mondo umano caduto della scelleratezza, nell’empietà  e nella follia. Quindi senza possibilità di miracoli da fumetto o da cinema rimane l’ordinario sforzo dare un senso di giustizia ed equità a un mondo umano che deve formarsi essendo quello antico disfatto dallo scorrere del tempo e dal darsi un mondo scisso non più in due blocchi ideologici ma in concretissimi interessi imperiali e in grandi concentrazioni finanziarie. L’incapacità di leggere in chiave di quotidiano questa trasformazione del grande potere su scala mondiale da parte di tanta parte della popolazione italiana è il segno della dissoluzione della ragione. Ciò che appare è più forte di ciò che è nascosto, ciò che è presentato platealmente dai media diventa l’unica realtà, lo spettacolo continuo avvolge le notizie, l’abitudine cementa il pregiudizio e la cattiva conoscenza. Occorre ammettere da parte mia che la mente umana che vuol fare dei ragionamenti sensati deve selezionare ogni giorno quel che serve davvero a capire, ossia deve fare uno sforzo  alimentato con l’abitudine  e l’esercizio critico. Nella pigrizia intellettuale e nell’abitudine derivata dal conformismo vedo il primo perdersi della ragione da parte di troppi abitanti del Belpaese.

Pubblicato il 17/7/2012 alle 14.42 nella rubrica Diario.

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