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Appunti profetici e sparsi su uno scritto da fare




opera di I. Nappini




Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Una notte difficile

( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

Fra le cose notevoli che voglio presentare ai miei lettori una mi resta difficile da esprimere. Si trattò della notte prima dell’incontro con il numero due del regno Xenoi. Ero pieno di paura e di tensione, si trattava di una breve udienza, forse venti minuti; ma a parte alcuni leader politici e ministri degli esteri delle grandi potenze imperiali quasi nessuno aveva avuto occasione di rivolgere la parola a un capo politico e  militare Xenoi di rango così alto. Non riuscivo a dormire, mi giravo nel letto, dovevo essere lucido ma la tensione mi forzava a bere una o due bottiglie di birra locale, curiosamente era di ottima qualità. Cominciò a farmi male la pancia, sudavo, poi mi addormentai e sognai di essere una persona diversa, in un paese diverso, con un lavoro che non era il mio. Ero uno che viaggiava, parlava, incontrava gente, la cosa era piacevole, divertente. Poi mi svegliai. Era mattina tardi e un sole caldo e generoso inondava con i suoi raggi il letto, le lenzuola e la mia persona. La testa era pesante ma subito compresi cosa dovevo fare; prepararmi convenientemente per l’appuntamento. In frigo avevo lasciato la colazione una cosa semplice e leggera: caffè, latte, una mela, qualche fetta di pane, burro, la locale crema di cioccolato peraltro ottima. Volevo star leggero, senza digestioni complicate avrei avuto più lucidità. La primavera era ormai tarda e era necessario lavarsi bene per non sudare, profumarsi, prendere gli abiti migliori e indossarli. Il tutto andava fatto con semplicità e  senza ostentazione. Mi ritrovai vestito di bianco e color crema, a ripensarci c’era qualcosa di funereo in questo mio abbigliamento. Aspettai per una o due ore fino a quando due auto mi vennero a prendere, una era per la scorta e la seconda era per me, entrai. C’era il vecchio comandante nell’auto. Mi parlò brevemente dando alcune raccomandazioni generiche, il luogo dell’appuntamento era nella zona signorile della città, sul colle dove era posto il Belvedere; in un giardino ben curato, aperto al pubblico per alcuni giorni dell’anno, sua altissima eccellenza mi avrebbe ricevuto per pochi minuti. Ella era interessata alle rose che là erano coltivate e alle piante ornamentali, in un certo senso ella esprimeva così un sentimento gentile, quasi umano. O forse no, si trattava magari di una curiosità scientifica legata alle proprietà farmacologiche e alimentari delle piante ornamentali e da giardino locali. La strada salì per poche centinaia di metri fra ville immerse nel verde e alberi bellissimi, fiori, erba freschissima e odori molti forti, fra i quali quello di magnolia. Sul marciapiede  qua e là c’erano a gruppi di due o di tre dei soldati dei corpi speciali, gente a passeggio, qualche operaio, qualche giardiniere. Le vetture si fermarono sul piazzale del belvedere della città, subito una scorta comandata dallo stesso comandante mi condusse nel luogo dell’incontro. A quel punto la situazione cambiò, ad aprire i cancelli del giardino c’erano due Xenoi in alta uniforme. Mentre entravo uscivano degli umani con delle borse e dei comunicatori, forse miliardari in cerca di protezione, forse ambasciatori, o forse capi politici di qualche nazione umana. La scorta rimase a breve distanza, il comandante mi prese per un braccio con gentilezza, sapendo il misto d’imbarazzo e di paura che covava dentro di me, era un gesto carino; in un certo senso voleva aiutarmi e stava facendo di più del dovuto. O forse sapeva che quella del primo incontro con uno dei capi Xenoi era una cosa traumatica, una sorta d’iniziazione al futuro. Il comandate mi portò presso un pino in un angolo del giardino e disse: Eccellenza, ecco l’uomo di cui vi ho detto”. Allora mi accorsi di essere vicino a una creatura di quasi due metri, sembrava una divinità egizia, una sorta di Dea Iside tutta bianca, con una pelle lucida che pareva riflettere la luce solare, o forse l’assorbiva, non so. All’inizio non riuscivo a vedere il volto, era una sorta di creatura accecante, comunque doveva essersi ambientata piuttosto bene, non sembrava usare apparecchi sofisticati di supporto vitale. La sua tuta era molto semplice, elementare e sembrava spalmata sul corpo più che rivestirlo era di colore Rosso scarlatto, qualche fregio semplicissimo color oro, pantaloni bianchi, stivaletti neri, guanti neri. In effetti faceva paura e suscitava un senso d’inferiorità. Quella creatura lì era il numero due degli Xenoi la sua scorta visibile era di quattro unità, due evidentemente addette alla sua sicurezza con le armi del caso e due con della strumentazione, evidentemente erano delle segretarie o esperti di comunicazione o qualcosa del genere. Probabilmente c’erano altri Xenoi a dovuta distanza, tuttavia quella piccola folla mi rendeva inquieto, se fossi stato nudo e legato davanti a un campione di boxe mi sarei sentito molto più forte e sicuro. Quella creatura emise delle parole, non le compresi sul momento, il comandante mi disse: presentati e dopo ti lascerò solo per circa venti minuti. Poi verrò a riprenderti, mi metterò là vicino al roseto grande. Indicò un punto nel giardino. Così iniziò il colloquio con una presentazione impacciata che suonava più o meno così:” professor Ulmann, da Berlino; sono estremamente onorato di poter parlare con sua eccellenza illustrissima e la ringrazio dell’udienza in forma privata”. La creatura usava un traduttore sofisticato, riproduceva una voce che forse era la sua, c’era qualcosa di singolare, non era qualcosa di artificiale, l’essere aveva una padronanza di sé spirituale e mostrava una cultura e un talento geniale profondissimo, maturato in secoli e secoli di vita. Rispetto al grosso dell’umanità era un Dio, o qualcosa che assomigliava ad uno degli esseri immortali dei miti e delle leggende. Così mi rispose: ”Ho stabilito che questo luogo confortevole e bello per voi umani potesse metterla a suo agio. So che la primavera e i fiori e gli odori delle piante più belle hanno un positivo effetto sul vostro carattere. Questo è uno dei luoghi più confortevoli della città per fare della contemplazione della natura e dei suoi odori e dei suoi colori.” Mi aveva preso per il verso giusto, e disarmato intellettualmente, risposi subito:” Ringrazio sua eccellenza per la cortesia di parlarmi in uno dei luoghi più belli della città, segno della stima e del rispetto che voi Xenoi avete per gli umani. Del resto è noto che quanto avete conquistato sul pianeta Azzurro o sottomesso alla vostra volontà è stato da voi curato con attenzione e come dite spesso “migliorato”, anzi “redento”. Non capita spesso di trovare invasori così belli, forti, potenti e amanti del bello e  della natura. Mi permetta quindi…

L’essere parlò prima che potessi finire:  “ Professore devo chiederle io una cosa prima d’iniziare, a cosa o a chi va la sua fedeltà, ovvero l’essenza più intima e profonda del suo comportamento in questa vita.”

Non sapevo che dire ma risposi” A me stesso… voglio far carriera. Per quelli come me è importante.”

Lei:” Al mio sovrano, che è il mio Dio Vivente e il mio popolo, e la mia anima, e l’anima di tutti gli Xenoi che si fanno uno in esso. Noi siamo unità, molti e uno nello stesso tempo. La volontà del sovrano è coincidente con quella delle sue genti e dei suoi schiavi e delle forme di vita inferiore che voi definite animali o beni di consumo, abbiamo le nostre forme di rappresentanza, perfino di scelta dei capi  e dei processi elettorali.  La nostra autocoscienza e natura spirituale  e sacra si fa uno con il Dio Vivente  che assomiglia a uno dei Cesari dell’antichità, a una sorta di re-sacerdote delle epoche umane più oscure. Il nostro sovrano è il garante di una forma d’identità collettiva che è anima e autocoscienza viva . Questa guerra contro i nostri nemici locali ci ha rivelato degli alleati imprevisti e utilissimi, senza i quali l’impresa non sarebbe riuscita così bene.  Queste genti di queste terre hanno conosciuto per secoli e per generazioni diarchie tragiche, rovine di regni, distruzione di Stati, scomparse di grandi imperi perché i poteri si spaccavano in due, tre, quattro parti, la religione di Stato cercava di strappare privilegi allo Stato, lo stato cercava di sequestrare i beni dei religiosi, i ricchi opprimevano i poveri e i poveri si rivoltavano contro di loro o li tradivano in mille modi, troppi rubavano o erano meschini e dissoluti  e intanto  popoli stranieri invadevano, rapinavano, violentavano, rubavano. Noi come Xenoi  possiamo con la nostra civiltà porre dei limiti a tutto questo, loro possono aiutarci a mettere solide basi qui e a stabilirci in via permanente. Ecco la fondazione di questo matrimonio di civiltà che là nelle vostre terre temete, noi meno alieni e loro un po’ meno umani. La speranza nello scorrere dei millenni è fondare una sola civiltà e un tipo di umano del tutto nuovo, una sorta di popolo nuovo in grado di vivere qui e di esser il meglio di entrambe le specie umanoidi. ”

Un bel colpo, accidenti! Tutto era chiaro e senza giri di parole. Il problema è che essi con questa fusione creavano una potenza imperiale nuova, certo volevano pagare il biglietto per così dire ai popoli umani, ma le loro intenzioni erano di restare e di fare qui il loro regno. Mi apparve in tutta la gravità il problema del Belpaese e delle sue genti. Lo sdoppiamento dei poteri, la doppia, tripla, quadrupla morale per sopravvivere e arrangiarsi in mezzo  potenze dispotiche e straniere o a mafie domestiche. Certo che questa era una soluzione rapida e decisiva. Un solo potere al posto di poliarchie di ladri,  di partiti politici al soldo delle banche e  dei miliardari popolati di farabutti e mascalzoni, di oligarchie criminali, di diarchie istituzionali inutili, dissolute e farneticanti. Un progetto ambizioso. La cosa grave è che si tratta di un patto compreso dalle genti del Belpaese, loro non riuscivano ad uscire dai loro limiti storici, morali, civili e questi Xenoi non potevano non stare qui, altrimenti i loro nemici alieni ne avrebbero tratto vantaggio.  Un patto, uno scambio, una fusione. Avevo capito. Altro che invasione! Questa era politica e che politica!

Rimasi due minuti in silenzio e dissi:” Eccellenza…Voi avete una grande visione politica, ma comprenderete che nell’Europa del Nord i vostri progetti suscitano sorpresa, timore e stupore. Inoltre come metterete assieme gli umani con esseri come voi la cui natura è per noi di difficile comprensione. Ad esempio perché tanta pressione politica e poliziesca contro le fedi diverse da quella di Stato, perché una forte presenza numerica, come mai una fusione di forze di origine umana e di forze armate vostre in uniche organizzazioni o unità militari  miste… ”

Rispose: “ Avete trovato da voi la risposta, ma la confermerò. Per restare qui. Restarci per secoli, per millenni, di più se possibile. Restarci non in piccoli gruppi, o in strutture scientifiche o di ricerca  ma con comunità numerose e operose. Per questo è per noi indispensabile finita la fase militare e di distruzione trovare accordi politici e di convivenza con esseri già abituati all’ambiente, capire come si vive qui ogni giorno. Inoltre ai fini generali dell’evoluzione del sistema biologico e di autocoscienza nostro è importantissimo creare delle città e dei centri di produzione di beni e di consumo. Dobbiamo misurarci con il difficile Pianeta Azzurro. So che avete compreso”

Pubblicato il 27/6/2012 alle 18.57 nella rubrica Diario.

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