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Appunti sparsi sulla discesa della ragione e della civiltà

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Le Tavole delle colpe di Madduwatta
Terzo Libro
Appunti sparsi sulla discesa della ragione e della civiltà


Devo osservare che c’è tanta voglia di guerra oggi, ormai anche nel Belpaese si assiste a ondate di retorica giornalistica e televisiva contro quello o quel tiranno asiatico o despota straniero inviso alla NATO e agli Stati Uniti. Quello che mi dispiace di questa evidenza è il modo semplicistico e propagandistico con cui viene presentata la guerra e le lotte fra poteri imperiali in questo inizio di XXI secolo, l’informazione giornalistica e televisiva in molti casi sembra creata per non approfondire, per non capire i dettagli e i meccanismi  dei grandi interessi politici e finanziari che s’intrecciano con l’industria militare e con i grandi disegni di egemonia politica e finanziaria di potenze che è corretto chiamare imperi del XXI secolo. Questo modo propagandistico di presentare il mostro di turno per dirlo in una parola finisce con il lasciare in una sostanziale ignoranza la stragrande maggioranza del pubblico televisivo o dei lettori dei giornali. L’ informazione, se così si può chiamare, sembra puntare sui sentimenti, sulle emozioni, sulla potenza delle immagini o sulla forza delle parole che annunciano scenari apocalittici o riedizioni aggiornate di  massacri nazisti o comunisti. Va detto che a maggior singolarità di certe affermazioni i presunti nuovi duci nazisti o comunisti annientati finora sotto tonnellate di bombe più o meno precise sono stati molto distanti per potenza, e capacità e ideologia dai modelli del Novecento presi di continuo ad esempio dalla stampa e dalla televisione. Strano perché la storia umana offre migliaia di macellai, maniaci, despoti, tiranni degni di livello modesto degni di riprovazione e magari meglio s’adattano a ben più felici paragoni con i despoti presi a bersaglio dai missili e dalle forze speciali della NATO, evidentemente Stalin e Hitler fanno un effetto potente sulla popolazione umana di Europa e stati Uniti e ogni nemico del Grande Supermercato e della grande finanza Anglo-Americana deve per forza assomigliare a Hitler o a Stalin per i nostri Media. Personalmente gradirei  la rivalutazione di Papa Innocenzo III nella sua qualità di primo istigatore della crociata contro i Catari, eretici presenti nella Francia meridionale fra il 1208 e il 1255, come esempio negativo da proporre al pubblico televisivo e ai lettori dei giornali italiani.  In fondo un pontefice che istiga a massacrare cristiani eretici francesi a casa loro mi pare un esempio da considerare invece di scomodare Hitler e Stalin. In una parola oggi il Sistema dei Media cerca di suscitare emozioni e stupore con un fare simile alla narrazione cinematografica o pubblicitaria dove il pubblico va eccitato, stuzzicato, rapito dalla forza delle immagini e delle parole ma non deve far lo sforzo di pensare o di ragionare. L’alleato e il cliente di ieri diventa il mostro di domani, l’Italia intera ne ha già fatto la prova con i fatti del dittatore libico ieri ricevuto in forma solenne e onorato come amico e grande personalità, oggi nemico distrutto dai bombardamenti della NATO. Ricordo che le forze armate del Belpaese sono parte della NATO e a quel che si sa l’ex grande amico delle genti d’Italia  riposa in una tomba senza nome da qualche parte. Comprendere i motivi reali di un conflitto e non quelli di propaganda o pretestuosi o apertamente falsi è difficilissimo nel sistema d’informazione del Belpaese. Sia chiaro: il fatto militare dalla notte dei tempi esige una cortina di false notizie per confondere le idee alle spie  e  la  protezione dei segreti militari, quindi è ovvio che le notizie siano censurate o i giornalisti informati in modo parziale, ma in un regime dove si vota liberamente  ed esiste la libertà di parola, pensiero, associazione emerge quotidianamente  la necessità di sapere le reali intenzioni politiche e i piani di dominio e controllo imperiale che sono dietro dei conflitti è una necessità politica della popolazione. La propaganda di guerra non può assorbire tutto il flusso d’informazioni, stimoli e narrazioni che quotidiani, riviste, cinema, internet, televisione  offrono al loro pubblico. Anche perché queste guerre imperiali nelle quali in forma diretta o indiretta sono coinvolti alcuni o tutti i paesi della NATO riguardano il Belpaese e di conseguenza la sua popolazione.  Proprio adesso che la guerra è arrivata nel bacino del Mediterraneo occorre porsi il problema della civiltà italiana staccata dai fumi deliranti e cattivi della retorica sull’Occidente. Quale Occidente? Ma di che si parla? Si parli di NATO come Occidente politico-militare, come strumento imperiale o di contenimento di altri imperi emergenti Russia e Cina prima degli altri che con evidenza sono Brasile e India. Ma dove è l’Italia in quanto Italia in tutto questo? Per questo mi permetto di scrivere che il modo con cui si trattano le guerre è propaganda militare, informazione di parte o un misto fra propaganda militare e notizie. Ma senza una dose massiccia di analisi, di considerazione dei motivi reali e non di facciata, di vero dibattito si assisterà alla discesa della ragione e al montare  dell’esaltazione della guerra e delle passioni irrazionali; questo modo propagandistico di presentare i fatti militari darà per dirla in poche parole alimento a leggende, supposizioni, teorie del complotto, paure irrazionali che si diffonderanno fra milioni di abitanti del Belpaese. Aggiungo che di fronte a qualche pesante sfortuna in campo militare, in guerra nulla è certo, c’è il pericolo del montare del discredito di tutte le istituzioni dello Stato Repubblicano presso l’opinione pubblica. Una sfortunata vicenda militare, dopo la montagna di retorica, propaganda e patriottismo di questi anni  potrebbe aver lo stesso impatto della battaglia di Adua al tempo del governo Crispino: travolgere le presidenza del consiglio e far calare il discredito verso le istituzioni aprendo le porte alla propaganda politica  iper-nazionalista  e al suo contrario ideologico ossia quella rivoluzionaria. C’è da chiedersi perché uomini di potere ricchi e felici nei loro privilegi siano pronti a mettere in discussione la loro supremazia per avventure militari sempre incerte. Cosa non viene detto alla pubblica opinione? Cosa sarebbe opportuno sapere? Perché piccolissime minoranze di miliardari, superburocrati, generalissimi, esperti di banca e finanza rischiano i loro privilegi e i loro poteri e in qualche caso molto di più alzando e alimentando i fuochi della guerra? Cosa non sa la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica in Italia e non solo? Queste le domande che sorgono spontanee alla luce della cronaca di questi giorni dove nuovi focolai di guerra e di rivolta vengono alimentati nel Mediterraneo e non solo.
In una decente democrazia da tempo grandi intellettuali, movimenti e partiti avrebbero posto il problema su una pubblica tribuna aperta a tutti, ma ad oggi pochi si pongono queste domande per ora privilegio di aderenti o simpatizanti di  piccoli movimenti, di gruppi extraparlamentari, di chi fa contro-informazione.

A proposito della Crociata di Innocenzo IIII

http://it.wikipedia.org/wiki/Crociata_albigese

Pubblicato il 3/6/2012 alle 22.16 nella rubrica Diario.

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