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L'Italia del remoto futuro:applausi e note sparse

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Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Applausi e note sparse

 ( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

Fra le cose che mi suscitarono incredulità e senso di smarrimento durante il mio soggiorno vi fu una scena, l’applauso collettivo dei capi e dei quadri delle milizie del nuovo regime quando venne proiettato l’ultimo rifacimento del film su Harlock. La scena della Nave pirata spaziale con la bandiera nera che si schierava a difesa dell’umanità contro gli alieni invasori era la ragione di quel gesto, la bandiera pirata nelle sue centinaia di versioni diverse era quella che spesso questi rivoluzionari istituzionali usavano; di solito le loro bandiere erano diverse da quella del film spesso senza il teschio con le tibie ma solo con ossa, frasi, armi incrociate, teste tagliate, arti amputati e  parole tutte scritte nelle varie sfumature del bianco e qualche volta in giallo oro. C’era una forte identificazione fra i ribelli  e i pirati da fumetto e da operetta romantica e i capi e i quadri questo nuovo regime. Era successo più volte durante l’Antico Ordine che nei multisala quando compariva una bandiera nera o un personaggio identificabile come alieno o ribelle, o come bandito schierato contro un potere corrotto  nel silenzio della sala si levasse un grido d’entusiasmo o scoppiasse il solito applauso improvviso. Perché personaggi ormai di potere, legati al quotidiano, vincolati alla gestione del presente s’entusiasmavano per una cosa del genere. C’era qualcosa che non avevo capito, qualcosa di misterioso dentro la psicologia di queste popolazioni del Sud. In realtà la tradizione del ribelle, dell’eversore, del bandito popolare e vendicatore dei torti era una sorta di luogo comune nella psicologia e nella storia culturale. Il delinquente eroico, il fuorilegge per motivi politici, il partigiano di una causa temeraria spesso erano oppositori naturali di capi degenerati, despoti stranieri, padroni criminali. Questi nuovi rivoluzionari si collegavano a un qualcosa di già esistente a livello d’immaginario collettivo. I capi di questi gruppi avevano lavorato molto per creare un legame fra la loro opera e certe parti dell’immaginario collettivo, anche se non si può non  rimanere sbalorditi davanti al fatto che ribelli, pirati, banditi siano presi a modello da parte di un regime che in fondo è alleato di potenti alieni e punta a creare un tipo di Stato con elementi di autoritarismo e di controllo sulla popolazione umana. Hanno inserito nel sistema centinaia di migliaia di umani artificiali usati per impieghi di tipo speciale, creati con la potenza bio-tecnologica dei loro alleati e contemporaneamente creato l’illusione che qualcosa del passato fosse rimasto vivo; l’efficacia del sistema mette in discussione anche le forme tipiche del popolamento di queste terre. C’è da dire che la potenza tecnologica e la capacità amministrativa acquisita ha portato grandi benefici, infatti intere regioni sono state messe in sicurezza, milioni di fabbricati ed edifici riparati o restaurati, milioni di tonnellate di rifiuti sono stati trattati e riciclati o distrutti in via definitiva, alcune zone sottoposte a interventi urbanistici e di risanamento ambientale. Il contro di questo è la brutalità e l’autoritarismo con cui i processi sono stati portati avanti, nelle fosse comuni nascoste fra boschi e periferie ancora in rovina non ci sono solo ex soldati, feccia, mercenari, notabili ma centinaia di migliaia di innocenti, di morti ammazzati per caso o per sbaglio. Del resto c’è qualcosa di militante, di partigiano nel senso più bellicista del termine in questo nuovo regime e nella sua determinazione a rinnovare e trasformare un corpo sociale e culturale degenerato attraverso una diversa storia e con nuovi modie  mezzi di vivere e di stare al mondo. Tuttavia quello che era impressionante per le genti del Nord, e il motivo principale del mio studio e della cura con cui ho seguito questa vicenda, è legato all’incrocio fra vecchio e nuovo che si è formato. Suggestioni del Mondo Antico, del Medioevo, dell’Età Moderna convivono con un culto laico del nuovo potere alieno in una sorta di tentativo di portare a unità pezzi rotti di miti fondativi e memorie perdute. Mi spiego così certi strani costumi come le divise da miliziani che sono un misto di abiti per le arti marziali, tute da ginnastica, calzature militari, qualche mimetica,  giberne, cinture, cinturoni, tascapane e fondine di pistola; lo sportivo diventa marziale, l’abito per il tempo libero diventa strumento di guerra e di polizia e divisa informale per parate e convocazioni.A questa divisa informale hanno aggiunto mostrine, qualche medaglia, ricami con teschi, pianeti, stelle e comete, per coprire la testa qualche maschera antigas, una scelta d’antiquariato di elmi e caschi da motociclista e  per i piedi, stivali, anfibi da paracadutista, scarpe da tennis, scarpe da montanari. Piani diversi e logiche diverse si confondono anche negli abiti, l’esito di questo primo periodo di trasformazione sembra essere proprio la confusione, il mischiare, il confondere. Mi sono dato una ragione e una spiegazione: nella storia di queste genti del Belpaese le grandi trasformazioni hanno avuto forti elementi di continuità formale con ciò che era stato prima, il vecchio veniva portato nel nuovo per essere trasformato o distrutto. Così la confusione apparente è amica di questo nuovo regime, è utile perché associa il vecchio con il nuovo; il vecchio nel passare del tempo muore o si trasforma mentre il nuovo prevale.

Le divise bizzarre, le bandire nere con immagini orripilanti o frasi o parole inquietanti, le armi aliene o umane lucidate per la parata, le canzoni piene di odio e rancore per ciò che è stato, la musica classica diffusa dagli altoparlanti, i muri con frasi politiche o immagini forti sono la naturale coreografia di una grande recita collettiva che vuol trasformare i corpi, le menti, la vita quotidiana. Si tratta di una recita di massa, di un rito collettivo, di un potente esorcismo contro ciò che si è stati nel passato. Mi chiesi come è possibile esorcizzare, ritualizzare una grande abiura, ripensarsi diversi con questi modi, con questa logica a metà fra il circo e il rito da stadio. Ma i miei viaggi da studioso mi hanno anche rivelato una vecchia verità: creare l’uomo nuovo comporta distruggere il vecchio. Nel corso della storia umana tante volte è stato tentato questo, con passione ideologie di colori diversi, rivoluzioni tecnologiche, con imposizioni di dominatori, di eserciti invasori, di banche internazionali, con l’uso dei mass-media. Tutte le volte i risultati sono stati inadeguati, cattivi, spesso meschini quando non orrendi. Stavolta c’è qualcosa in più, ovvero la possibilità d’attingere a tecnologia e conoscenze Xenoi. Forse questo sarà l’ultimo esperimento di rifare gli esseri umani, o forse l’ultimo in ordine di tempo. Il caso, il disordine del mondo, la bizzarria del destino hanno voluto che fosse provato qui, in questa penisola, fra questi popoli così singolari e di antica stirpe; come studioso di scienze politiche devo piegarmi all’evidenza di un nuovo esperimento, di una nuova trasformazione, di una sorta di rivoluzione antropologica tentata e gestita da umani e alieni xenoi. Romanticismo rivoluzionario, miti da fumetto, vecchi film, guerra reale e concretissima, riti collettivi, alleanza stretta con gli alieni confluiscono in un solo calderone politico e ideologico. I prossimi anni diranno se questa massa di cose diverse e bizzarre porteranno alla creazione di una nuova società integrata  e interfacciata con la potenza aliena e supportata da uno straordinario sviluppo tecnologico e  di potenza. Di nuovo quanto accade in questo pezzo di mondo incastrato fra tre continenti avrà un peso enorme sulla popolazione umana di questo pianeta, è più di un gigantesco esperimento; è una profezia concretissima e vivente sul futuro del mondo umano. Confesso che alle volte sono sopraffatto dallo stupore, altre volte dalla curiosità, talvolta provo un disgusto perché intuisco i pericoli di questo esser profeti sulla propria carne e sulla propria terra.


Pubblicato il 29/5/2012 alle 12.35 nella rubrica Diario.

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