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Vita vissuta e stracci che volano

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Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Vita vissuta e stracci che volano

 ( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

 

Il Rodolfo Brandimarte osservò il cielo mi fece cenno che era tempo di rientrare. Ero curioso e spinto quasi da un desiderio di conoscere e di carpire i segreti della sua vita, non che ci fosse molto, ma quel poco che doveva pur esserci era per me materiale per due o tre pubblicazioni universitarie. Confesso che ero ossessionato dalla carriera, ero come un cane che cerca il suo osso nel prato per far felice il padrone. Volevo sapere. Era la mia professione, ero uno scienziato della geopolitica e  della storia, un futuro professore dell’Università di Berlino. Un tipo serio. Oggi mi vergogno di quei sentimenti, il tempo mi ha reso umile, e la vita ha ridimensionato le mie ambizioni e le mie aspettative. Mentre lo accompagnavo a una stazione della metropolitana di superficie, egli parlò di nuovo.

Il mondo umano ha avuto a che fare con diverse tipologie di rivoluzionari e teppisti della politica, qui  è avvenuto un fatto singolare, e capisco che nella sua fredda terra sia così difficile inquadrare i fatti. Dal momento che la voglio aiutare la devo istruire su un fatto: nella trasformazione presente c’è un impasto di vecchio e nuovo. In questa Penisola sotto i Cesari abbiamo avuto almeno cinquantafra colpi di Stato e guerre civili.Tutte le volte quando un potere umano e personale crollava arriva il potere nuovo che demoliva, bruciava, uccideva, confiscava, puniva, razziava i vinti. Poi il potere nuovo subito corrotto e precipitato nella violenza diventava a sua volta preda di altri e il ciclo si ripeteva. Questa diarchia fra potere degli alieni Xenoi  e governo in carica è in continuità con il nostro passato. C’è un misto di passato e di presente in questa situazione, mentre per altre civiltà questi eventi della Terza Guerra Mondiale e della successiva conquista aliena sono stati una catastrofe senza alcun possibile paragone, qui è la durezza della cosa è stata attenuata da una continuità di tipo storico e culturale. A un tempo dove domina un potere blu si sostituisce un tempo dove domina il nero e l’oro, coloro che erano schierati con le armate blu sono passati alle milizie nere e alle armate color oro, chi è rimasto preso in mezzo è stato razziato, violentato, rapinato, ucciso, mutilato, bruciato, fatto a pezzi, fatto sparire, trattato con psicofarmaci, detenuto, riabilitato. Stavolta è solo la qualità della persecuzione  e della cura dei malvagi ad essere diversa. La potenza del nuovo regime indica che per qualche secolo vivremo a stretto contatto con gli Xenoi. Attuali protettori di chi in questa parte di Vecchio Mondo ha il potere politico, finanziario e militare.

Mi stupì questa franchezza, compresi che era sincero, che non aveva nulla da perdere, e forse non aveva altro desiderio che di dire la sua piccola verità. Quella che cercavo. Quel sapere e quel tanto  di rivelazioni che potevano far di uno studioso con l’assegno di ricerca un professore di ruolo. Allora così parlai.

Quel che dite mi fa pensare, dunque per voi c’è continuità? Perché parlate di Nero e di Oro contrapposti al blu?

Mi rispose subito.

Il Blu era il colore dominante del potere antico e della sua alleanza militare, il nero è il simbolo di questo nuovo sistema, abbondano sulle nere bandiere anche teschi, ossa, armi, fiamme e cose del genere; l’oro è invece il colore di questi Xenoi. L’oro del resto è il metallo degli Dei antichi, in un certo senso essi sono come divinità. Poi l’oro è un metallo straordinario, unico nel suo genere e viene usato per creare  i microscopici meccanismi inseriti nei corpi delle facce di plastica che servono a renderli sani e forti e a prolungare la loro vita che si conta in migliaia di anni terrestri. Il nero e l’oro sono i colori del nuovo potere, e forse di una forma di civiltà che si sta formando alimentata dalle macerie delle precedenti disfatte sotto il peso dei secoli, della malvagità delle minoranze al potere e della corruzione interna e delle miserie e guerre da esse provocate. Ma le ultime forme della civiltà erano ancor più miserabili delle precedenti, le minoranze al potere erano fatte da grandi burocrati, miliardari, despoti di paesi dell’Est e del Sud e costoro erano senza rispetto per l’arte, la poesia, il rapporto con la natura, la filosofia. La miseria grande del potere morto è quello di non aver avuto forma ma di adattarsi ai contenitori che trovò, queste minoranze hanno lasciato solo inquinamento, tecnologia in obsolescenza, disastri ambientali, povertà, caos sociale e infine questa grande disfatta. Almeno con questa cosa del salire sul carro del vincitore prima della fine della guerra queste nostre genti si son salvate da ben più dure punizioni e amarezze. Ma una storia antica si è ripetuta, al potere vinto si è sostituito uno nuovo dove i livelli più bassi sono occupati da gente che ha gettato nelle fogne la vecchia divisa e ha preso la nuova giacchetta da cameriere, da domestico. Chi è arrivato tardi, o non ha capito che il crollo del fronte occidentale era questione di pochi giorni ci ha rimesso i beni e spesso la pelle. Ecco sono arrivato.

Prima di andar via devo però avvertirla. Non cerchi cose eroiche, storie belle, eroi, oscure trame fatte da spie e diavoli. Non troverà altro che uomini e donne alla ricerca del loro posto al sole, del loro guadagno, dei loro desideri, della loro fortuna materiale.Nel mio Belpaese questa è una storia antichissima, che si ripete tutte le volte che un esercito straniero si fa signore di queste genti e di queste terre. Regimi all’apparenza solidissimi si sono dissolti  in un pomeriggio o in una sola notte a seconda della velocità con cui arrivava la notizia della disfatta finale. Allora scattava la corsa per entrare nelle file dei vincitori; ma non sempre questa cosa è possibile. Stavolta i pochi che hanno capito in tempo non hanno avuto bisogno di far a mezzo, i posti erano liberi; la bassa cultura e le scarse capacità intellettuali dei gregari della gente di potere ha impedito a decine di migliaia di burocrati, funzionari, miliziani e poliziotti di andare dalla parte giusta all’ultimo momento; non avevano capito che era arrivato il nuovo potere e che aveva già della gente sua sul territorio. Non ci sono vittime innocenti nelle fosse comuni, solo idioti e ignoranti e qualche delinquente comune  che non è scappato in tempo con la refurtiva.

A questo punto ero senza parole, non mi aspettavo un discorso così da una persona colta e amante dell’arte e della filosofia. C’era una brutalità e un cinismo politico che sconfinava nel disprezzo. Non avevo molto tempo, tra pochissimo sarebbe arrivato il mezzo, lui era in attesa per salire e andarsene, volevo avere l’ultima parola. Così risposi per congedarmi.

C’è del vero in quanto raccontate, la storia dei popoli oppressi è piena di mezzi discutibili per evitare le punizioni dei padroni di turno. Credo però che questo salvarsi sia un fatto naturale, l’essere umano come elemento biologico deve salvare se stesso se può, alla fine se cessa la civiltà ritorna la naturalità.

Non avevo finito la frase che replicò.

Non è natura, non è biologia. Questa è una strategia culturale che consiste nell’imitare il signore del momento, fingere di essere lui, travestire se stessi con panni diversi. In verità è una forma di adulazione, di richiesta di benevolenza. La Germania non è abituata a queste cose, il carattere della maggior parte degli abitanti impedisce l’uso di una simile strategia politica, per questo le chiedo di capire quel che vedrà aldilà delle apparenze. C’è un modo apparente di essere e una sostanza intima. Cerchi quella natura intima nel nostro agire politico e troverà le sue risposte.

Pubblicato il 29/2/2012 alle 19.5 nella rubrica Diario.

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