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Le Tavole delle colpe di Madduwatta - La Recita a Soggetto: dialogo sulla miseria umana e sulla guerra


 

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

 

Francesco: Certo che i cassi della vita sono strani, ero venuto qui per far la posta al nipote e mi trovo a  ragionare con un esperto e con mio fratello sui massimi sistemi. Maledizione come passa il tempo e quanto è balorda la vita. Mi pare ieri e son passati almeno quindici anni da quando andavo a giro da queste parti e mi fermavo al banco ambulante del rivenditore di piadine e panini sotto il cavalcavia, cavolo. Andavo a ballare allora. Modestamente avevo un certo seguito. Che notti con i miei amici balordi, ballare, bere, i locali; con poco credevo di essere un grande e ora eccomi qui. Contemplo la miseria di una vita spesa almeno per metà. Ma una cosa voglio chiedere al nostro ospite: chi è felice oggi?

Ingegnere: Credo proprio nessuno. E’ una questione di sistema, ragionavano su questo sia Schopenhauer che Leopardi nel primo Ottocento, pensate ai desideri umani infiniti come la fantasia e la volontà di trovare piaceri e la realtà materiale finita. Lo scarto fra un finito e un infinito è sempre qualcosa di infinito. Così i desideri, a meno che non siano limitati e circoscritti, risulteranno sempre inappagati, ci sarà sempre qualcosa nell’essere umano che chiede di più. Questo qualcosa che spinge al possesso e al dominio oltre i vincoli reali e oggettivi di questo piano materiale è il carburante della macchina della società dei consumi. Che ora è in gravissimo affanno. Questo affanno credo sia semplice da spiegare questo modello di sviluppo ha incontrato ha trovato i suoi limiti di risorse. Siamo più di sei miliardi su questo pianeta, quanti di preciso non si può sapere perché in molti paesi l’anagrafe non esiste. Sei miliardi di viventi da nutrire, da rifornire di benzina, di plastica, di acqua di cereali, di beni edibili, di medicine, di vestiti, di prodotti industriali, di articoli di moda. Ecco questo è il limite di sviluppo vero. Quello che fa senso è che tutto va avanti, come se lo sviluppo fosse infinito come i desideri. Sviluppo infinito, desideri infiniti su un pianeta con risorse grandi ma limitate e con una popolazione umana crescente. La via per l’infelicità di massa e per una serie di catastrofi a catena. Ero in Asia non molto tempo fa e ho potuto esser testimone dell’enorme sforzo cinese di dotare quel paese di grandi infrastrutture, impressionante. Le cifre poi sono diverse dalle nostre, dove noi pensiamo in termini di milioni lì i loro dirigenti pensano nei termini di centinaia di milioni, di soldi, di passeggeri, di tonnellate di materiale, di edifici da costruire. Prima non credevo alla possibilità di una guerra grossa, ora sì. Questo pianeta non può reggere tre o quattro società dei consumi in più, e già quelle che ci sono devono trovare risorse fuori dai loro territori o la loro macchina si ferma e si rompe; temo che alla fine le minoranze al potere dei diversi poteri imperiali arriveranno alla guerra. Pensate un attimo, gli abitanti della repubblica Popolare Cinese sono circa un miliardo e trecento milioni, una crescita annua  del PIL del dieci per cento, l’esercito più numeroso del mondo e forse cento  miliardi di dollari spese militari, se anche solo la metà degli abitanti di questo gigante asiatico decidono di accedere ai consumi degli europei che sono più bassi di quelli statunitensi c’è da pensare a una corsa globale ad accaparrarsi le materie prime. Per questo certi no-global parlano di guerre future per l’acqua e i suoli coltivabili. Esagerano un po’, ma non troppo. Anzi sono sicuro che in qualche segreta stanza qualcuno ha già pensato le nuove guerre e ha già fatto i suoi calcoli.

Marco: Mi scusi ma se i cinesi spendono cento miliardi di dollari in spese militari gli Stati Uniti ne spendono almeno cinque o sei volte quella cifra, un conflitto vedrebbe comunque la Cina e i suoi alleati in netto svantaggio tecnologico e logistico. Non vedo il pericolo.

Ingegnere: Si fa per parlare, qui nessuno è uno stratega o un generale; eppure non so. Comincio a credere che le cose abbiano preso una brutta piega. Questa guerra afgana va avanti da dieci anni, quella irachena da sette, domani potrebbe arrivarne un'altra in  qualche paese produttore di petrolio, che so l’Iran. Non mi pare che la NATO e in particolare statunitensi e inglesi siano riusciti a risolvere la situazione, quello che hanno conquistato è insidiato giorno e  notte da terroristi, insorti e guerriglieri. I quali evidentemente godono del consenso o dell’assenso tacito delle popolazioni locali, non vedo come una resistenza armata possa resistere per un decennio o per sette anni e più se non c’è almeno il silenzio complice di chi vive da quelle parti. Comunque non ci sono solo i locali che colpiscono il sistema militare della NATO, un nemico insidioso è il debito pubblico americano, mi ricordo che nel 2008 rimasi colpito dalla crisi e dalla scoperta, che non doveva esser tale, che il debito era di oltre 10.000 miliardi di dollari. Non potevo crederci. Ma vi rendete conto è un uno seguito da tredici zeri, quattordici cifre e continua a correre.

Marco: Quattordici cifre, cavolo, una roba da calcolo astronomico. Comunque questi Statunitensi hanno le basi militari sulle rotte e del petrolio e l’oro nero che manda avanti il sistema viene pagato in dollari, quel pazzo di Saddam insisteva per farsi pagare in Euro ed è finito invaso e impiccato. Finchè la materia prima che manda avanti questo pazzo mondo sarà pagata in dollari gli USA potranno stampare tutta la carta che vogliono e chiamarla dollari. E l’oro nero sarà per forza pagato in dollari svalutati perché sceicchi, emiri e califfi e  dittatori da operetta hanno sul collo il fiato delle truppe speciali che possono partendo dalle basi detronizzarli in un giorno o due. Come capitò a quel Noriega a Panama, o con qualche mese e qualche fatica in più a quel disgraziato di Saddam Hussein. Io comunque sono di destra, o almeno credo perchè qui in Italia non capisco più nulla con questi politici; quindi sono nazionalista e di conseguenza non amo gli stranieri ma  ho una certezza, siamo dentro l’impero Statunitense, per via del diritto più antico di mondo: quello di conquista.

Ingegnere: Io ho avuto relazioni di lavoro anche con gli USA e quello che ho constato o che mi è stato riferito è un po’ pesante. La crisi in questo secondo anno è ancora dura, in alcune località sono sorte delle tendopoli, non ci credevo ma poi ho visto su internet le foto. Tende di gente che ha perso tutto come nel 1929. Casa, famiglia, lavoro, assicurazione sanitaria, tutto sparito dalla mattina alla sera. Per anni inglesi e americani ci facevano lezioni sull’economia e sui figli che dovevano andar via di casa, adesso che sono in sofferenza anche i loro restano a casa dai genitori o si trasferiscono dai loro vecchi perché il pignoramento della banca li ha messi per terra, letteralmente. Sull’economia poi adesso che hanno salvato le banche con i soldi pubblici, sempre che sia finita così, è bene sentirli tacere per almeno un decennio. Io che ci ho creduto mi rendo conto di esser stato uno scemo che ha ripetuto le cretinate sul libero mercato che giornali, stampa specializzata e televisione offrivano. Non avevo fatto caso al fatto che le banche sono collegate per mille vie ai colossi dell’informazione. Che ingenuità. In quest’Italia ci sono più o meno sei o sette grandi gruppi che controllano quasi tutta la pubblicità e i mezzi d’informazione; di sicuro fra i dirigenti di questi grandi gruppi non c’è un solo critico del sistema, è naturale che si senta parlar bene della nave anche quando è per metà affondata.  Ero ingenuo, dal 2008 ho cambiato registro e  controllo almeno tre volte una notizia.

Francesco: Voi siete un gentiluomo d’altri tempi. Io che non sono mai stato un signore e ho cercato di far fortuna senza credere alla bontà di questo capitalismo non ho rancori o rimorsi, in fondo è forse colpevole un cannibale se vive in una tribù di cannibali e tutti i suoi cari sono antropofagi? In fondo l’uomo mangia l’uomo e  questa è la verità che non va mai detta per vivere in pace.

Pubblicato il 4/7/2011 alle 1.34 nella rubrica Diario.

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