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Il Fascista Immaginario: fede e guerra



De Reditu Suo – 2° libro: Dove sei Italia, antica terra gentile?



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Sergio: Che hai?

-          Lazzaro: Quella gente in cortile mi pare canti qualcosa di diverso sottovoce, una canzone sulla guerra. Pacifismo. Credevo di essere rimasto solo. Fa piacere vedere che non è così. Ti chiedo una cortesia se possibile. Se hai la roba del tuo spettacolino mi piacerebbe dargli un’occhiata. Sono curioso, magari c’è qualcosa che può farmi venire qualche idea.

-          Sergio fa un cenno con la mano, indica che ci metterà cinque minuti. Lazzaro si avvicina alla finestra. La gente dabbasso con il fotografo anarchico canta “Dove vola l’avvoltoio”. Dopo la canzone qualcuno offre da bere e qualcosa da mangiare. Si sentono dei passi. Sergio entra nella stanza con una borsa da idraulico molto grande e uno zaino di rozza tela, come quello dei soldati di sessant’anni fa.

-          Sergio: Ecco qua. Che fortuna. Il Camioncino mio era proprio qui sotto. Dal momento che sei così curioso ti faccio vedere il meglio della ditta. Ma il tavolo va sgombrato.

-          Lazzaro: Subito. Ho una scatola di cartone. Metto tutto dentro.

-          Sergio: Perfetto. Ora scarico le cose. Chissà che cosa potrebbe pensare un poliziotto se vedesse una cosa del genere in una facoltà rossa occupata.

-          Sergio comincia a svuotare zaino e sacco, emergono fotografie incorniciate, un paio di elmetti, due o tre divise, una camicia nera, perfino un busto in bronzo del Duce, e un accendino cinese con la bandiera nazista. Qualche copia dei manifesti della Repubblica Sociale firmati da Boccasile, la bandiera della Repubblica Sociale

-          Lazzaro: Manca nulla?

-          Sergio tira fuori un pc portatile, una mangianastri, cassette audio.

-          Sergio: Ora ci siamo. Il  vecchio e il nuovo. Ho speso una cifra per questo portatile. Ora è bene che mi dia delle gioie. Pensa posso vedere i filmini del Duce e sentire l’audio. Ma spesso mi affido al vecchio mangianastri. Efficace, solido, certo.

-          Lazzaro: Mi ricordi un tipo di scienze politiche che era un moderato  diffidente della tecnologia moderna. Che tipo. Mi hanno detto che è diventato presidente di Quartiere. Pensa come va la vita. Sul serio perché non ti butti sull’elettronica.

-          Sergio: Ma con il mangianastri c’è il fascino dei rumori di fondo. Vuoi mettere. Poi il portatile fa troppo USA. Lo uso con moderazione.

-          Lazzaro: Dai spiega come funziona. Come lavori. Come crei l’immagine. Come convinci il tuo pubblico.

-          Sergio: Per prima cosa l’ambiente. Se permetti vado a collocare i ferri del mestiere. La Bandiera della fede bene in vista. Poi ci sono le foto del Duce e dei dignitari fedeli. Qualche volta metto quella di Hitler. A molti piace ma non a tutti. Va usata con moderazione. Prodotto forte come la cocaina. Eccita troppo il cervello e fa male al cuore. Occorre sfruttare bene lo spazio. La bandiera va posta dove cade  l'occho  del pubblico, le foto e i cimeli a destra e sinistra per chiudere lo spazio dove vado a lavorare di recita. Se posso mi cambio una o due volte basta ci sia un paravento o qualcosa di simile. Se devo riprendere fiato o devo fare una pausa o prendere oggetti o simili metto una registrazione o una musichetta del ventennio ed è fatta. Tutto deve aver tempi stretti.

-          Lazzaro: E il busto del Duce, come va e dove va…

-          Sergio: Su un tavolo, da lavoro possibilmente per dare il senso delle origini virili del Duce, ma un mancanza va bene una scrivania o un tavolaccio con le caprette come se fosse una cosa militare. Basta poco basta un panno ruvido o un paio di mimetiche stracciate. Quello spazio deve rappresentare il potere e l’uomo.

-          Lazzaro: Altro che recita! Mancano i ceri e siamo alla seduta spiritica.

-          Sergio: Ci sono anche i ceri, due o tre a seconda dei casi, possibilmente candele nere o viola. Ma se non ci sono rimedio in qualche modo. Una volta le ho dipinte di verde militare un pessimo odore ma l’effetto c’era. Penombra, busto e candele. Che effetto!

-          Lazzaro: Sei matto e ancor di più chi ti paga.

-           Sergio: Non hai fede politica.

-         Lazzaro: La mia fede politica è razionale, oggettiva, scientifica. Questa è la differenza.

-          Sergio: Mister razionale. Meraviglioso. Mi ricordi certi sindaci di questa penisola che scrivono sui cartelli del proprio Comune: Città Denuclearizzata. Poi a due o tre chilometri di distanza c’è una base NATO o Statunitense, che poi è la stessa cosa,  dove di sicuro c’è di tutto. Fra l’altro ci sono probabilmente  le munizioni a uranio impoverito. E non dirmi che cadi dalle nuvole perché quelli come te sono fissi a protestare contro le basi fra lo sdegno dei partiti di sinistra che vorrebbero mutismo e silenzio per poter tornare al governo senza problemi. Comunque si è visto nel 1999 da dove sono partiti i bombardamenti con le peggio armi, proprio da questa penisola e sotto un governo di Centro-Sinistra. Non c’è ragione nella politica ma interesse e  dominio su uomini e cose. Lo sai meglio di me. Hai studiato, giusto? E poi lo sai in confidenza quante sono nel mondo le basi di coloro che hanno vinto il fascismo a partire dall’Inghilterra e dall’Africa?  

-          Lazzaro: Confesso che non lo so. Ma il tuo tono è irritante e spiacevole. Offensivo.

-          Sergio: Sono almeno 760, almeno un centinaio di queste sono in Italia e di fatto costituiscono una rete di controllo spionistico e militare delle forze della libertà e del libero mercato che va dal centro degli Stati Uniti fino alle propaggini dell’Estremo Oriente. E’ giusto in fondo. Comunisti, arabi, cinesi,terroristi, sindacalisti rossi, femministe, pazzi in libertà, depravati chissà cosa potrebbero fare. Occorre proteggere la libertà di tutti e per farlo ci vuole il pugno di ferro, anzi quello di uranio 238. Sfonda le corazze degli ex carri armati del patto di Varsavia e schiaccia talebani, rivoluzionari, pagliacci che giocano alla sovversione, e ora le milizie irachene.   Con questa nuova guerra che segnerà il dominio dell’Impero delle libertà in Iraq senza dubbio questo numero aumenterà, e  dal momento che il loro teatro di combattimento è l’Oriente e il Mediterraneo è impossibile che rinuncino i popoli liberi al controllo di rotte aeree e di basi militari in questa penisola. Se tu sai molto di politica, filosofia e storia io so qualcosa di armi e forze armate e ti dico che gli eserciti NATO senza basi logistiche stabili, senza depositi di munizioni, pezzi di ricambio e carburanti non possono vincere le guerre. Per vincere non basta uccidere, occorre travolgere la feccia con tonnellate di bombe, stroncare con la potenza distruttiva dei bombardamenti ogni volontà di resistere, ogni desiderio di conservare alla luce del sole le proprie ragioni e la propria civiltà, annientare il passato e imporre il proprio presente. Proprio come hanno fatto all’Italia fascista, disintegrata e spazzata via secondo giustizia e liberalità. Perché fare la civiltà è cosa degna dei forti e non dei deboli.  La guerra e la distruzione dei nemici è l’unica ragione della civiltà e da questi stranieri a Stelle e Strisce c’è solo da imparare. Noi genti del Belpaese siamo in torto, non sappiamo, non abbiamo saputo e non sapremo  ancora per qualche secolo: credere, combattere e morire per la nostra civiltà. Devo dire che se qualcuno oggi  mi chiede dove essa sia non saprei dir nulla.  Gli stranieri, davvero, hanno capito il disegno di Dio. Per questo il loro impero economico-finanziario e la loro civiltà  copre la Terra.

Pubblicato il 13/2/2011 alle 14.9 nella rubrica Diario.

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