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I miei viaggi di ieri, oggi, domani: la Civiltà Francese

 


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

I miei viaggi di ieri, oggi, domani: La civiltà Francese

I miei venticinque lettori sono da tempo digiuni delle mie considerazioni sui viaggi che ho fatto. Così colgo l’occasione per tornare a ragionare intorno alla  banale evidenza che ho colto nel mio viaggio in quel di Parigi: La Civiltà Francese. Sì perché la Francia si è data una civiltà creata intorno a Parigi che è stata capitale di poteri monarchici, imperiali, repubblicani e porta i segni di questo essere capitale, civiltà e luogo del potere politico e del governo civile. Va detto che va sottratto subito a questo mio discorso il peso specifico della grande povertà che si nota un po’ in tutte le capitali d’Europa e il danno che in generale fanno le politiche neo-liberali ai popoli liberi del Vecchio Mondo che son volte a disgregare e danneggiare le culture e gli stili di vita originari delle diverse genti per sostituirli con le caricature delle medesime adattate alle logiche dei centri commerciali e dei rivenditori di servizi di lusso. Devo anche aggiungere a questi guai che la Francia e Parigi mi son sembrate vittime di questo impacchettare simboli e miti  del passato per farne oggetti o immagini rassicuranti da rivendere al turista o al curioso di passaggio. Tuttavia saldato il conto alle cose negative  del presente occorre ammettere che la Civiltà Francese riesce a imporsi, molte parti della capitale sono di fatto scenografie imperiali costruite in modo razionale e consapevole, grandi viali, archi di trionfo, palazzi regali, grandi opere sono il naturale scenario di una potenza non solo scientifica, militare e tecnologica ma anche culturale nel senso ampio del termine. Il segno palese di questo essere civiltà mi si è presentato in un particolare minore, lo definisco così, in una scritta murale che qualifica una scuola che recita: Liberté, Égalité, Fraternité. Può sembrare retorica vuota ma non lo è perché in quella scritta c’è il senso di una manifestazione di miti, simboli e parole chiave che qualificano quella civiltà; in particolare si coglie il nesso fra la forma del potere politico e la definizione dei valori da attribuire alle nuove generazioni, fra una Francia del Mito e una Francia concreta e vivente giorno dopo giorno. Questo senso alto della visione di se stessi manca nel Belpaese, la Repubblica Italiana al contrario di quella Francese non pare aver mai coltivato alcun tipo di civiltà del resto era cosa impossibile: tutto divide le nostre genti e niente le unisce. Per generazioni la Repubblica era perlopiù una fonte d’impieghi pubblici e di appalti, i valori universali e creatori di comunità sono stati appaltati alla chiesa cattolica e alle singole ideologie dei nostrani partiti politici, il senso del vivere nelle forme del passato e nella continuità delle generazioni è morto al primo avvicinarsi del benessere e davanti ai supermercati degli anni settanta, la televisione ha livellato verso il basso la cultura dei molti creando un popolo che ha come fonte di valori e di principi le immagini della pubblicità commerciale. Ecco che la Francia anche se vittima dello stesso processo di distruzione creativa si presenta come civiltà in grado di trasformare il privato duramente eccitato e indirizzato dalla pubblicità commerciale in un cittadino in un portatore sano di valori repubblicani, talvolta sciovinisti ma propri e non forestieri o addomesticati da qualche multinazionale che deve vendere le cose più strane prodotte in Cina o in Vietnam e magari organizzare la campagna promozionale in uno studio di  New York o di Berlino.

Tralascio altri particolari di cui scriverò in seguito per giungere alla sintesi di questo confronto fra una civiltà data e una inesistente. L’italiano a differenza del francese ha valori labili; anche i valori della fede dei padri si sono disgregati e i n fondo dopo anni di degenerazione criminale  e criminogena ha perso ogni tipo di fede nel sistema economico, in quello politico e perfino nei valori di fondo che regolano l’essere umano. La Repubblica ha demolito l’orizzonte morale delle genti della Penisola, era veramente difficile arrivare a tanto ma i nostri politici di professione quanto a demolizioni di speranze e di valori sono esperti al massimo grado. La misantropia politica dei padri-padroni dei partiti, i molteplici conflitti interesse, il disprezzo per la cosa pubblica, la demolizione di ogni valore condiviso per far emergere lo spirito servile e gregario dei fedeli a questo o a quel capo-partito, i cattivi esempi che danno i potenti e i loro satelliti, la natura criminale del sistema sociale hanno determinato una sfiducia che è oggi un nichilismo senza via d’uscita. Questo nulla può creare qualche  occasione per determinare una forma di civiltà una volta presa consapevolezza dell’assenza di un modello unico e condiviso di civiltà italiana. Il vuoto è destinato a trovare la sostanza che lo riempie, è un fatto fisico, è un dato politico. La Francia di questo inizio di millennio non ha bisogno di far di questi pensieri.

IANA per FuturoIeri

Pubblicato il 13/12/2010 alle 19.0 nella rubrica Diario.

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