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La recita a soggetto-Amor di Patria

Monachella su spine e ramo



Le Tavole delle colpe di Madduwatta
La recita a soggetto


Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco: Parliamo di affari, sul serio. Nello specifico i tuoi. Perché sei andato su e giù tra i Balcani e l’Ucraina a mendicare un posto di direttore o di controllore della qualità da certi gentiluomini? Il fatto di essere il fratello maggiore non conta, il denaro vale e vale tanto. Qualifica la persona, la rende degna agli occhi degli esseri umani e delle donne.
Francesco si allontana, apre la porta di una camera vuota e indica la finestra che dà sul giardino

Francesco:  Parli di denaro che qualifica per umiliarmi. Ipocrita! Osserva che cosa fa questo desiderio smodato, quanto ridicolo produce. Guarda il giardino!
Marco: Cosa ci fanno due tende nel giardino tra il pino e il fico? Che pazzia è questa? Vincenzo ha forse perso il lume della ragione? Si prepara alla terza guerra mondiale?

Francesco: No!  Per guadagnare qualche euro in più ha piazzato delle tende che vende a turisti squattrinati i quali non avendo da pagare l’ostello o giù di lì  e s’arrangiano;  il nostro nipotino li alloggia per pochi euro al giorno.

Marco: Il giardino di famiglia trasformato in un accampamento, robe che non vedi neanche in Ucraina! Il tutto per pochi euro, il vicinato ci avrà preso per disgraziati! 

Francesco: Questo è il prezzo dei tempi, tutto viene bruciato dall’avidità, la guerra e il conflitto di tutti contro tutti producono la distruzione di ciò che ci è caro e di ciò che è bello. Cosa ha mai fatto di diverso il nostro da noi due che ci siamo disinteressati di questa casa e abbiamo consigliato il nipotino di svendere la roba vecchia di cantina al mercatino dell’usato e del riciclo? In fin dei conti gli è stato detto la casa è tua e devi arrangiarti con l’ipoteca.
Marco: Che mondo cane! Certo che questa crisi ha spezzato le gambe a tanta gente chi prima andava in albergo ora s’accontenta di una camera pulciosa o delle tende. Questa economia di mercato  è la prosecuzione della guerra con altri mezzi, altro che storie. A proposito di guerra sei ancora convinto di essere una vittima della NATO. O hai smesso finalmente con quella storia?

Francesco: Storia! Voglio dirti qualcosa di guerre, mercato e del maledetto 1999 quando ho perso la mia fabbrica in Serbia. Persa nei bombardamenti della NATO e della nostra lodevole e meravigliosa aviazione della Repubblica Italiana. La nostra amata democrazia mi ha ben servito e per gradire  nell’occasione ha messo la mordacchia ai nostri giornalisti perché non stava bene dire che le bombe che venivano giù dal cielo erano le nostre.  
Marco: Ancora con questa storia della fabbrica italiana di qualità spianata dalla NATO, ma quando la smetterai!  Non sei il solo che ci ha rimesso, e gli altri sono ancora in piedi. Piuttosto ammetti con te stesso di essere stato il solito cialtrone, l’impareggiabile venditore di fumo, un triste millantatore.

Francesco: Mi sarei inventato io i ponti di Belgrado spianati, le fabbriche dove lavorava la gente bruciate dai proiettili, la gente ammazzata, scuole, case, magazzini tirati giù con bombe da trecento chili. No caro il mio fratellone!  Io c’ero e ti giuro sul mio onore che tutto ciò che puoi aver visto in televisione sono idiozie o nella migliore delle ipotesi veline degli uffici di propaganda e d’informazione dei nostri alleati, o forse dovrei dire padroni dal momento che quella guerra è avvenuta contro la nostra  pubblica opinione e mesi di martellamento propagandistico anti-serbo e anti-slavo non hanno smosso la diffidenza e il sospetto. In questo l’Italia è migliore delle altre genti dell’Europa del nord. Uomini e donne dei popoli del nord amano la guerra, i massacri ,sono masse di sanguinari disinformati pronte ad eccitarsi davanti mezzibusti televisivi che li spingono a lodare bombardamenti e massacri in nome dei diritti umani e altre scemenze simili. Mostri! Come può un bombardamento all’uranio impoverito o con bombe di precisione creare i diritti umani? Non conoscono nulla dell’umanità e pretendono d’insegnarla  a noi che siamo i creatori del diritto e abbiamo portato il cristianesimo e la parola di Dio nelle loro fredde terre dove i loro infelici e barbari antenati sacrificavano agli Deì oscuri. Chi sono questi stranieri ricchi e bianchi che parlano dialetti germanici se non i discendenti dei goti, degli angli, dei sassoni, e degli ostrogoti. I  loro demagoghi oggi siedono sulle cattedre di Gesù, di Cesare, di Cicerone, di Seneca e pretendono d’insegnare non solo a noi ma al mondo intero. E chi non ci sta, chi non accetta il diritto , il commercio, la morale dei civilissimi  signori della guerra in giacca e cravatta di seta allora su di lui cadono le  bombe come se fosse pioggia. Questi uomini del nord conoscono una e una sola legge: la legge del pugno. Il forte vince e domina e impone agli altri che sono deboli la sua giustizia e la sua verità. Non sono cambiati di una virgola dai  tempi di Attila e di Alarico.

Marco: Ancora storie. Sono i padroni, certo! Negare sarebbe follia. Ma dimmi da dove viene questa tua rabbia, questo tuo risentimento, questa farneticazione. Adesso te lo rivelo. Sei ancora comunista. Sissignore, sei un muso rosso. Sei infelice perché hai misurato chi sono i tuoi amici e compagni d’avventura, gli ex di sinistra subito passati dalle manifestazioni fumose e deliranti contro la CIA e la NATO alla sistematica obbedienza alla legge del pugno. Io ho frequentato altra gente, gente patriottica, gente  rispettabile. Mi hanno insegnato l’amore per la patria e, cosa buona e giusta, il rispetto per il più forte. I vincitori della Seconda Guerra Mondiale sono i forti ed è giusto che qui siano collocate più di cento basi NATO e Statunitensi, è giusto che la lira sia sparita per far spazio a una valuta Europea che è regolata da una banca centrale che a sede in Kaiserstrasse a Francoforte, è giusto che i militari dei dominanti siano processati da loro tribunali e assolti qui come in Iraq. È giusto e buono perché noi gente dispersa e difforme del Belpaese al loro posto faremo questo e molto peggio di questo. Con buona pace di Cesare, Virgilio, Cicerone e compagnia cantando e favoleggiando tutto questo è cosa buona e giusta. Dimmi ora. Non sei forse stato un padrone, non hai forse avuto proprietà, non era per te giusto che ci fosse un padrone e dei salariati. Evidentemente sì. Allora come si può negare a costoro di far proprio il diritto, di trasformare le leggi presunte universali nella manifestazione della loro volontà particolare, l’unico metro della legge nazionale  e del diritto internazionale è la volontà del più forte. Oggi la forza sono le bombe, le armi di distruzione di massa, la guerra economica usata e programmata,  il commercio, le svalutazioni delle monete, l’uso politico dei fondi sovrani, la creazione di forze terroristiche, separatiste, rivoluzionarie, la distrazione, la  propaganda e la disinformazione di massa.

Francesco: Io sarò anche un comunista pazzo ma tu sei un visionario che crede ai complotti e ai marziani. Parli come un predicatore di sciagure. La legge del pugno poi… ma chi credi di convincere? Io ho letto dei libri, perfino uno di un generale: un certo Mini. Non cambio idea a prescindere dal fatto che ci fosse o meno un governo di centro-sinistra e che fosse la prima volta di un premier ex-comunista italiano. Quella guerra era sbagliata e iniqua di per sé e perché mi ha rovinato. Uno dei migliori calzaturifici dell’est, una maestranza femminile e maschile bellissima, ottima merce e la tomaia poi… roba fina e a basso prezzo. Potevo perfino far concorrenza ai cinesi. Tutto spianato a suon di bombe, ma che credevano di trovare quei minorati mentali: il gran diavolo o perché no il generale Mladic!

Marco: Ancora con questa storia della fabbrica bombardata, no caro! Tu sei la tua rovina e le tue idee sbagliate.
Accetta la verità e la realtà. Il mondo è dei forti e a loro e  soltanto a loro spetta decidere cosa è giusto e cosa è sbagliato, così come quando siamo padroni in fabbrica o nel  negozio o in magazzino stabiliamo ruoli e gerarchie così i forti devono dominare i popoli deboli e coloro che fra i deboli sono forti devono porsi alla testa di coloro che devono servire. Così è giusto che sia. Io in Ucraina sono uno che comanda sopra cinquanta maestranze per conto di soci che hanno messo i capitali e neanche sanno cosa sia una fabbrica. I forti dominano i deboli nel  mondo degli affari, in guerra, in pace, in natura e soprattutto in amore perché è sempre vera e giusta quella sentenza  che afferma che  le donne amano i ricchi e gli altri  amanti  sono i ripieghi: ovvero quelli che vengono dopo i forti che esercitano il potere e il dominio. Le donne capiscono ciò che è bene ed è giusto nella vita umana e  per questo amano gli euro e i dollari e ciò che con essi si compra. Il denaro che gira e che corre santifica ogni giorno il sistema e le sue guerre. A me va bene così.

Pubblicato il 9/11/2010 alle 17.49 nella rubrica Diario.

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