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Il Fascista Immaginario

 

Le Tavole delle colpe di Madduwatta
Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003

-    Sergio: Debiti, banche, speculatori, politicanti al soldo, ignoranza. Queste le piaghe di questa nostra gente. In realtà siamo un popolo difforme e disperso e i partiti politici della Prima e della Seconda Repubblica per calcolo e interesse elettorale hanno sfruttato cinicamente la tendenza delle genti nostre a dividersi e  a spezzarsi in tifoserie rincretinite  per poter far passare qualunque cosa nei due rami del parlamento. Per questo gli onorevoli hanno tutti quei privilegi e la pensione dopo una sola legislatura e un ricco stipendio. Se questo popolo italiano avesse avuto qualcosa che lo teneva davvero unito questa politica disgraziata non avrebbe fatto questi danni.

-    Lazzaro: Di  nuovo ti sbagli. Qualcosa che unisce gli italiani esiste davvero: i centri commerciali all’americana. Il consumo di beni e servizi e segnatamente di quelli di lusso è la forma unica di sostanziale uniformità e unità delle genti del Belpaese. L’Italia non si è mai compiuta e solo le merci e i servizi venduti dalla COOP, dall’Esselunga, dalla Metro, dalla Standa, dall’Ikea, hanno messo assieme sotto l’insegna del “io ho e quindi compro e quindi possiedo” un popolo privo di qualsiasi altro punto di riferimento.  Questo è il nuovo potere, la nuova fede assoluta e perfetta a cui le nostre genti tributano una fede mercenaria e dubbia. Il denaro che circola crea le ragioni di vita e le ragioni di vita sono la merce che entra nella vita dei molti e si trasforma nelle varie forme di spazzatura dopo che ha finito il suo ciclo. Per questo la vita dei non ricchi, dei non privilegiati, dei non miracolati, dei non protetti dalla politica o da qualche parente ricco è meschina agli occhi dei molti. La vita di tanta gente assomiglia alla merce che comunemente si  produce: costa, viene comprata e usata,  ha un suo ciclo d’utilizzo  e poi finisce con il trasformarsi in spazzatura.

-    Sergio: Sei cattivo ma dici cose vere  e giuste e fin qui son d’accordo con te; ma attenzione esiste sempre una dignità umana che non coincide con la realtà materiale. Chiamala anima, chiamalo spirito, chiamala fede. Fai te. Io so che è così.

-    Lazzaro: Qui in segreto, in confidenza fra noi due  parliamo di coloro che hanno il vero potere, della loro natura, dei loro scopi, di che cosa sono per quelli come noi.

-    Sergio: Sei molto cattivo e forse so dove vuoi arrivare.

-    Lazzaro: Chi è felice oggi? Chi si sente in pace con se stesso e  con gli altri esseri umani? Chi può dire di amare davvero la natura in un mondo nel quale gli ecologisti come tutti quanti  finiscono con usare automobili, a consumare beni che producono spazzatura? La verità è che questo sistema deve produrre infelicità e insoddisfazione, deve spingere gli esseri umani a pensare ai consumi, ai guadagni, al potere, al dominio. Un sistema che parla a tutti gli esseri umani del pianeta azzurro  di competizione, concorrenza, adattabilità, guadagno deve produrre un mondo umano in conflitto al suo interno e all’esterno, non può essere altrimenti. Senza conflitto e senza saccheggio dei beni naturali e sfruttamento dell’uomo sull’uomo la civiltà industriale si ferma, senza produzione e consumo di beni inquinanti il mercato si ferma. Se si ferma muore. Il sistema è fatto per accelerare le capacità intellettuali e  produttive degli esseri umani, per moltiplicare i manufatti tecnologici, per creare una scienza non libera ma integrata alle esigenze dell’industria militare e della ricerca sovvenzionata dalle multinazionali, per comandare, per sfruttare, per produrre, per vendere, per inquinare fregandosene di tutto e di tutti. Non è una legge di Dio, non è la volontà di Dei malvagi o degli alieni o di qualche setta diabolica. Si chiama civiltà industriale, fa da sé le sue regole, le cambia, le adatta. Chi vive in questo tempo deve far i conti con questo, sia esso un cinese, uno statunitense, un italiano o un iracheno travolto da questa guerra.  La delinquenza, la corruzione di massa, la pornografia, le perversioni morali, le distorsioni sociali, la guerra non sono cosa strane sono l’evidenza di questo sistema, che ha i suoi pregi certo e non pochi. Ma ha un prezzo altissimo che pagano spesso i più poveri, gli umili, la gente ignorante, i tapini che vivono in territori ricchi di materie prime e petrolio e  vengono travolti dalle guerre. Guerre mosse dai paesi ricchi ai paesi poveri e non tutte si combattono con le armi, spesso la guerra è finanziaria o politica. Come ai tempi del colonialismo e dell’economia da negrieri si paga poco il lavoro e le materie prime di chi vive nei paesi poveri o in via di sviluppo e si vende beni come medicinali, prodotti industriali, abiti, armi a carissimo prezzo. Quando l’indigeno s’arrabbia e cerca altri colonialisti più generosi o  meno avidi ecco l’opzione della guerra, arrivano gli eserciti mercenari e  le giunte dei colonnelli e dei generali come è capitato al Cile di Allende che osò nazionalizzare le miniere di rame di proprietà delle multinazionali. Al vertice di questa piramide d’infelicità c’è una minoranza di ricchissimi, di pochi che sono tecnocrati, finanzieri, grandi detentori di capitale azionario, super-esperti al soldo. Una ristretta minoranza di esseri umani gode del sistema ed è felice, gli altri devono cercare la felicità altrove perché il sistema è fatto dai pochissimi per i pochissimi, è ancora più ristretto delle antiche aristocrazie e oligarchie. Ora tutto questo si sta di nuovo sfasciando:  il debito pubblico statunitense è fuori controllo, emergono nuovi imperi in Asia con il loro capitalismo spesso di Stato, e le nuove guerre ridefiniscono gli spazi egemonici e finanziari degli imperi; questa guerra nuova ne è la dimostrazione. Nessuna notte è per sempre, neanche quella più lunga, neanche questa.


Pubblicato il 29/10/2010 alle 18.8 nella rubrica Diario.

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