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Il mio discorso inutile sul male di vivere e la fine

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De Reditu Suo - Terzo Libro

Il mio discorso inutile sul male di vivere e la fine

Ora mi trovo ad affermare una cosa che per la maggior parte degli abitanti della penisola è follia: Stiamo aspettando la fine di questa Repubblica e del suo tempo. Non c’è altra spiegazione per questo lento sprofondare nella decomposizione e nell’oblio; il mondo dei padri, dei padri dei padri e dei nonni dei padri è finito dal 1989 e solo per una disperata volontà di negare la realtà questo popolo cerca di sfuggire l’evidenza dei fatti e finge di vivere ancora nel 1948 quando gli Stati Uniti erano l’unica superpotenza con la bomba atomica e si poteva calunniare ogni cittadino risentito e arrabbiato con l’infamante accusa di esser comunista o nostalgico del Duce. Il risentimento e la rabbia silenziosa di tanta parte della gioventù italiana forzata ad accettare la precarizzazione e la povertà che viene dalla disoccupazione è data dalle condizioni economiche e dalla grande frode di un modello di produzione e consumo che può dare molto a pochi, qualcosa a tanti, ma non tutto a tutti. Attribuire sentimenti fascistoidi o comunistoidi ai tanti giovani nati dopo il 1989 o subito prima è far una palese offesa all’intelligenza umana e allora non potendo appioppare  etichette sceme ecco che i nostri politici di professione s’inventano per ogni tapinaccio fra i venti e i trenta il nomignolo infame di “Bamboccioni. Le morti sul lavoro, le famiglie che si sfasciano, la disoccupazione di massa, la precarizzazione, la disgregazione della vecchia Italia per mezzo di un’emigrazione incontrollata si trasformano in problemi privati. I giovani che non sanno  che fare e non hanno dei protettori e dei patroni politici si trasformano in disgraziati, in problematici, in portatori di disturbi loro. Il male di vivere è alimentato da chi detiene il potere economico e  politico, forse è idiozia o forse è un calcolo di natura sociale. Le classi dirigenti del Belpaese siano esse politiche ed economiche giocano allo sfascio perché in fin dei conti per esse l’Italia era solo una l’occasione per far quattrini e godersi la vita prendendo in giro chiunque capitasse a tiro con favole ideologiche e sproloqui sulle sorti magnifiche e progressive. Finora la grande allucinazione collettiva del miracolo del benessere e della felicità da cercarsi fra le offerte dei diversi centri commerciali  è stata  pagata principalmente da loro. Questo ha creato uno spaventoso male di vivere che alimenta il senso della fine di una Repubblica Italiana ormai diventata la Repubblica di tutti e di nessuno. Se questo regime democratico non diventa una civiltà sua con una sua forza consoliderà la sua tendenza ad essere un guscio vuoto, l’involucro di poteri che si fronteggiano e usano la cosa pubblica per fini particolari o privati, un qualcosa destinato a disgregarsi velocemente in presenza di veri drammi storici come le crisi economiche globali, le carestie o i grandi conflitti fa superpotenze, o i grandi rivolgimenti politici.

 

IANA per FuturoIeri

Pubblicato il 5/8/2010 alle 21.17 nella rubrica Diario.

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