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L'italiano educato dagli stranieri invasori- sesto discorso



De Reditu Suo - Terzo Libro

L’Italiano educato dagli stranieri invasori- sesto discorso

Cosa avrebbero dovuto fare gli eserciti stranieri che calavano o risalivano la penisola nel corso dei secoli? Hanno fatto quel che fanno gli eserciti in armi di tutti i tempi ossia i padroni in casa altrui. Del resto le genti d’Italia si son quasi sempre presentate divise  in fazioni o in piccoli regni retti da dinastie e oligarchie troppo deboli per competere con le potenze straniere e per unificare sotto un trono unico il Belpaese. Questo è un passato che pesa nel Belpaese perché unito alla grande abiura collettiva del fascismo e dell’esperienza coloniale, che si era in fin dei conti identificata con il regime, impedisce un sereno rapporto fra milioni d’italiani e la novità di quel 7% di nuovissimi  italiani provenienti da tutto il resto del mondo.  Le comunità straniere sono lette da milioni d’italiani sotto la lente deformante e interpretativa della nostrana millenaria storia d’invasioni. L’altro nel Belpaese se non è padrone, turista o invasore è qualcosa di strano; in qualche misura le occupazioni straniere hanno formato nella popolazione italiana un senso di sorda e persistente diffidenza verso l’estraneo che tutta la roboante retorica politica intorno alla civiltà occidentale e multirazziale e le sorti magnifiche e progressive dell’occidente cantate dalla pubblicità commerciale non ha intaccato. Del resto il modello di convivenza fra comunità diverse nostrano è una copia cattiva e malfatta di quello statunitense, ad oggi di fatto in crisi sotto  la pressione  della crisi globale e dei conflitti di “civiltà” che cercano una giustificazione teologica e spirituale. Del resto il modello d’integrazione statunitense si è più volte infranto davanti al razzismo interno, ai conflitti mondiali, ai momenti di psicosi nei confronti di categorie umane diverse. Penso ai linciaggi morali e fisici tardo ottocenteschi e novecenteschi che si sono dati contro gli italiani considerati in blocco come camorristi e malavitosi, l’ossessione anti-tedesca durante la Prima Guerra Mondiale, la deportazione in campi di concentramento dei nippo-americani durante la Seconda Guerra Mondiale, e la persecuzione di comunisti e sindacalisti durante la guerra fredda. Tutte cose arcinote, quindi è evidente che quel modello va bene quando c’è accordo sulle regole minime di convivenza civile e un mito delle origini che si proietta nel futuro. Proprio quest’ultimo fatto politico e sociale è assente nelle genti della Penisola prova ne sia che ancor oggi a livello di discorso comune e ordinario in molti si dividono su Mussolini e sulla Resistenza con fare da tifosi.  Quanto pesano oggi le invasioni del remoto passato?  Tanto, davvero tanto; anche se le genti del Belpaese talvolta negano l’evidenza di questo fatto banale.  Questo peso enorme e maligno del passato è mitigato solo dalla potente aggressione che il presente con la sua civiltà dell’intrattenimento e dello spettacolo porta a tutto il resto del tempo. Così la maggior parte delle genti del Belpaese vivono la diversità dell’altro fra la diffidenza e l’oblio.

 

IANA per FuturoIeri

 

Pubblicato il 2/8/2010 alle 15.40 nella rubrica Diario.

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