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Un palco per il cavaliere solitario e per il vecchio maestro

De Reditu Suo - Terzo Libro

Un palco per il cavaliere solitario e per il vecchio maestro

Fra le cose del mio personale e recente passato c’è stato il palco della Villa San Lorenzo a Sesto Fiorentino, un palco molto semplice, essenziale e spartano. Quel palco di tanti anni fa mi ricorda una delle esibizioni di Ivan Della Mea in occasione della festa del 1° Maggio. Mi ricorda anche l’esibizione del Judo club del compianto Maestro Ivo, quella nel quale per una volta eravamo sul palco e non all’aperto. Fu una cosa diversa dalle re perché  c’era poco pubblico e quel poco era venuto per noi d allora Ivo presentò semplicemente quel che veniva fatto ordinariamente in palestra, il quotidiano delle sue lezioni, la banalità del riscaldamento, del provare le tecniche, delle cadute era l’oggetto dell’esibizione. Perché si svolgeva su un palco dedicato alle manifestazioni pubbliche e quindi era una vera e propria esibizione. Io ero uno di quelli che con gli altri allievi  mostrava il banale di una lezione di Judo spiegata a parenti, amici, e qual che curioso di passaggio. L’idea di presentare il banale, frutto un po’ del caso e del fatto che i presenti perlopiù ci conoscevano, mi pare ancor oggi a distanza di tanto tempo davvero ben fatta: è relativamente facile stupire e intrattenere il pubblico con lo straordinario, non tutti riescono a farlo con l’ordinario. L’ordinario era in questo caso l’insegnamento del maestro che aveva un concetto alto del suo Judo e pensava questa disciplina allo stesso tempo sportiva e marziale come un fatto integrale di educazione e formazione della personalità. Su quello stesso palco cantò anche Ivan e da buon cavaliere solitario che con la sua chitarra e  la sua voce cantava le lotte e le speranze dei lavoratori e degli sfruttati dal sistema con i suoi accordi e la sua voce faceva la sua lotta. Un essere umano davvero poco comune Ivan che usava il suo talento canoro e i suoi mezzi artistici per rappresentare la protesta e le speranze degli sfruttati, degli umili, degli emarginati e cantava tutto questo a modo suo da comunista anomalo venato di spirito libertario. Sia il maestro che il cavaliere con la chitarra hanno svolto parte della loro attività a Sesto Fiorentino e entrambi sono morti nel 2009, la vicenda terrena dei due si è almeno in un caso  per un brevissimo tempo svolta nello stesso luogo.  Un palco solo quindi per il cavaliere solitario armato di voce e chitarra e per il maestro di arti marziali e la sua scuola, un oggetto unico che associa nella mia mente il ricordo di due uomini così lontani e diversi che son vissuti nello stesso tempo.   

IANA per FuturoIeri

Pubblicato il 3/7/2010 alle 21.37 nella rubrica Diario.

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