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L’Italiano educato dagli stranieri invasori- quarto discorso



De Reditu Suo - Terzo Libro

L’Italiano educato dagli stranieri invasori- quarto discorso

Ora mi trovo a dover ragionare della non esistenza della visione italiana intorno alla storia, e segnatamente alla propria storia patria. In realtà occorre far un triste commento sulla storia patria ossia che essa non esiste come realtà unitaria perché l’Italia non ha un potere civile e culturale in grado di unificare i diversi modi di concepire il passato e di dare ad esso un valore riconosciuto da tutte le parti politiche, anche perché in realtà gli italiani parlano in pubblico in un modo e in privato fanno considerazioni ben diverse. Ogni identità politica ha la sua interpretazione della storia patria, la sua domestica gloria e talvolta questa domestica gloria coincide con la memoria storica della famiglia del singolo italiano. Tante letture e visioni della storia quanti sono i soggetti politici di natura collettiva e privata e nessuna possibilità di dare un senso unitario alla propria storia, forse solo l’età della Pietra non suscita dibattito; ma non ne sono così sicuro. Oggi la politica si occupa della fase conclusiva della Seconda Guerra Mondiale o del Risorgimento per motivi integralmente legati alla polemica politica spicciola o per tenere sempre attivo una porzione di popolazione fortemente politicizzata che ha bisogno di ritrovare le ragioni antiche di un voto da dare. Lo straniero quando ci ha invaso ha sempre mostrato al nostro popolo difforme e confuso l’unità d’intenti e la giustificazione ideologica e morale della sua impresa militare e spesso l’unità di popolo che era dietro la sua impresa.  Non insisto per carità di Patria sulla vicenda della Seconda Guerra Mondiale mi limito a ricordare le guerre d’Italia fra Francia e Spagna nel periodo compreso fra il 1494 e il 1559, allora e anche dopo qualcuno tifava per la Spagna altri per la Francia, il motto che andava per la maggiore era “Franza o Spagna purchè se magna”. I Francesi combattevano e crepavano per il bottino, per la gloria e per il Regli spagnoli e i loro mercenari per il bottino, per la gloria e per l’imperatore Carlo V e poi per il suo successore. Gli Italiani combattevano per se stessi e per la propria famiglia intesa anche come patrimonio fosse essa una famiglia principesca, aristocratica, popolana, cittadina. Forse solo La Repubblica di Firenze e quella di Venezia ebbero in tanto sfacelo un po’ d’orgoglio combattendo potenze nemiche soverchianti e perdendo con un poco di decenza e dignità. Lo straniero è forte perché attacca per primo, è dominatore perché ha la potenza militare, è educatore perché sa quel che vuole e cosa imporre alle genti dissolute e disperse del Belpaese. Infatti gli spagnoli finirono con l’imporre il loro dominio e con il render forte e stabile la controriforma cattolica, il vincitore creò i suoi vinti e provò a ridefinirli secondo la sua volontà, l’opposizione dei nostri fu nascosta e a tratti vile, del resto son cose ovvie. Si tratta delle genti d’Italia e dopotutto senza una civiltà propria e senza  proprie forze sociali e politiche l’opposizione ai dominatori stranieri può prender forma solo nei propositi dei singoli o dei piccoli gruppi di eruditi.

IANA per FuturoIeri

Pubblicato il 2/6/2010 alle 13.55 nella rubrica Diario.

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