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Pasolini Pierpaolo e la guerra che le genti d’Italia non hanno combattuto




De Reditu Suo - Terzo Libro

 Pasolini Pierpaolo e la guerra che le genti d’Italia non hanno combattuto

Fra gli anni sessanta e settanta le genti d’Italia sono diventate parte di una civiltà industriale, si sono adeguati a un modello di produzione e sviluppo di natura consumista e culturalmente conformista. Come aveva osservato Pierpaolo Pasolini l’Italia delle antiche culture popolari, contadine, operaie si dissolveva nel giro di pochi anni, al posto di tanti modi di vivere e di essere uomini emergeva un modello di vita e comportamento fondato sul consumatore. I valori della civiltà industriale stavano annientando e sostituendo quelli della tradizione di carattere  religioso o popolare, e questo annientamento vede alcuni singoli protestare nell’indifferenza generale e nel fastidio di gran parte della popolazione; fra questi singoli c’era appunto il poeta scomodo. Le forze politiche e sociali  del periodo avrebbero dovuto almeno provare ad indirizzare questo sviluppo di potenza economica e industriale che trasformava le periferie e modificava in profondità abitudini e costumi. La politica si era ritirata da uno dei suoi ambiti quello di lavorare sul quotidiano e sulle abitudini fin dagli anni settanta primi anni ottanta. Al posto del’attività del potere  politico arrivò la pubblicità commerciale e le prime televisioni private che promuovevano modi di parlare e stili di vita legati al consumo di merci e servizi. Perché una realtà come quella Italiana non si è opposta alla disgregazione delle sue abitudini, delle culture originarie operaie, contadine popolari, alla mutazione delle speranze delle prospettive. Credo perché i modelli di vita precedenti erano modelli di vita che per le diverse genti d’Italia rappresentavano un mondo cittadino o contadino intriso di povertà di senso del sacrificio e del risparmio; per la prima volta si presentava alle difformi genti del Belpaese qualcosa che mostrava la possibilità di arrivare alla roba, quella roba che prima avevano gli appartenenti al ceto sociale gerarchicamente collocato sopra il proprio. Così l’ex contadino inurbato che trovava un lavoro da operaio e si comprava una macchina utilitaria pensava di esser arrivato al livello del dottore di paese o del capitano dei carabinieri, il ragioniere che riusciva a permettersi un mese di vacanze al  mare con la famiglia credeva di aver raggiunto il tenore di vita del pricipale e tutto questo avveniva  in tutti i ceti secondo proporzione, proprio le antiche miserie hanno favorito la disgregazione di quella che un tempo era “l’Italia bella e povera”. La battaglia per difendere qualcosa delle proprie remote origini non è stata mai combattuta perché in fin dei conti alla maggior parte delle genti del Belpaese interessa solo il qui e ora e quel che possono arraffare dalla vita con la mano sinistra mentre con la destra difendono la roba minacciando chiunque con bastone, pistola, coltello o qualche lettera di diffida del proprio avvocato.

                                                                     IANA per FuturoIeri

Pubblicato il 27/5/2010 alle 20.46 nella rubrica Diario.

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