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Una ripubblicazione empolese sul futuro manifestato

22 Mag, 2010

De Reditu Suo - 2° libro: La manifestazione del futuro

 


De Reditu Suo - Secondo Libro
La manifestazione del futuro

06/02/2010
Del Prof. I. Nappini

Se guardo indietro negli anni, alla distanza di due o tre decenni con particolare riferimento a ciò che era opinione comune osservo che non si sono verificate né le profezie catastrofiche di terze o quarte guerre mondiali e neanche si è realizzato il migliore dei mondi possibili, e neanche un compromesso fra queste posizioni.
IL CATASTROFISMO DA DISTRUZIONE TOTALE IN UNA GUERRA NUCLEARE A LASCIATO SPAZIO A GUERRE A BASSA INTENSITÀ E A CONFLITTI ARMATI CHE NASCONDONO EVIDENTEMENTE DIETRO DI ESSI LA MANO DI FINANZIATORI OCCULTI E MERCANTI DI ARMI.

Le speranze di natura positivistica che vedevano nel futuro una dose abbondante di progresso e benessere per tutti si sono arenate davanti alla crisi e all’arricchimento senza precedenti di alcune minoranze di ricchissimi che hanno manipolato l’informazione e la grande politica per trarre enormi vantaggi sociali ed economici.
Il futuro quando si è manifestato come presente ha spiazzato un po’ tutti, anche le meraviglie del computer hanno preso una forma inimmaginabile con Internet e con l’I-Pod e presto con l’I-Pad.
LA MACCHINA CON IL SUO SAPERE UNIVERSALE
pare disponibile e non remota o magica e soprattutto vicina attraverso una strumentazione semplice che rende disponibile il sapere, scritti, immagini e suoni.
Del resto per quanto amaro possa essere devo ammettere con me stesso che la vita di Steve Jobs il genio di Silicon Valley e il fondatore della Apple ha mutato più cose nel mondo umano di sessant’anni di politica internazionale della Repubblica Italiana.
Oggi come oggi 150 anni d’Italia unita non valgono il peso specifico di trent’anni del solo Stato della California.
La creazione di un modello nuovo di mettere in relazione gli esseri umani con l’intelligenza artificiale ha visto proprio alcuni singoli personaggi geniali e lo Stato della California come protagonisti di una rivoluzione tecnologica che è una linea di divisione fra la storia e la cultura la civiltà umana di prima e quella che sarà.
L’ITALIA MENTRE SI CREAVA IL MONDO UMANO NUOVO SI CONSOLAVA CON QUALCHE VECCHIO CIALTRONE CHE DECLAMAVA ROZZAMENTE IL FASCINO DI SECOLI PERDUTI E DI ANTICHE OCCASIONI MANCATE PER CAMBIAR QUALCOSA MENTRE INTERI SETTORI STRATEGICI, RAPPRESENTATI ANCHE DALL’OLIVETTI, VENIVANO SMANTELLATI E TANTE ATTIVITÀ INDUSTRIALI, COMMERCIALI E DI RICERCA CHIUDEVANO O SI TRASFERIVANO ALL’ESTERO.

Forse è per non essere travolti da questo fallimento assoluto e collettivo che ogni anno decine di migliaia di cittadini del Belpaese cercano di trovar lavoro specializzato e ben remunerato altrove in Stati civili dove il merito e il valore e la professionalità conta qualcosa e dove il valore del singolo non è rimesso al capriccio di alcuni potenti o peggio degli interessi dei loro familiari o protetti.
PERCHÉ UN UMANO DOVREBBE LEGARE LA SUA VITA E LA SUA FEDELTÀ A UN BELPAESE CHE NON È E NON PUÒ MANTENERE VINCOLI DI NATURA CIVILE, SOCIALE O DI SANGUE.

Non è possibile che da una parte ci siano solo doveri del cittadino e dell’italiano e dall’altra solo i privilegi dei privati che usano la politica per diventar ricchi e difendere i loro beni strappati alla malvagità del mondo.
Fuggire è l’ultimo dei trentasei piani quando il male si fa marea e il nemico copre la terra con i suoi armati e i suoi servi, allora il guerriero deve salvar se stesso per poter un giorno di nuovo tornar a combattere.
TALVOLTA MORIRE È INUTILE ALMENO QUANTO VIVERE.

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Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it

Pubblicato il 22/5/2010 alle 15.33 nella rubrica Diario.

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