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Pierpaolo Pasolini e il passato remoto

De Reditu Suo - Terzo Libro

Pierpaolo Pasolini e il passato remoto

Il primo incontro sistematico con l’opera di Pierpaolo Pasolini fu reso possibile da tre libri che presentavano i suoi articoli e scritti da giornali  era, più o meno il 1991 e la  lettura andò avanti per quasi due anni. Si trattava di tre libri non particolarmente attraenti editi dalle Edizioni dell’Unità. Devo ammettere che in quel periodo di passaggio fra una      Prima Repubblica che stava perdendo legittimità e consenso e la manifestazione di un breve decennio di superpotenza solitaria Statunitense le sue antiche considerazioni mi presentavano delle chiavi per interpretare alcuni aspetti della civiltà industriale. La considerazione che mi vien da fare è che ciò che per il poeta era il suo presente per me era già il passato e oggi è un passato remoto. La disgregazione del mondo contadino a vantaggio delle grandi periferie e di una civiltà industriale era un dato già acquisito nei miei anni e non un processo di trasformazione in atto e la stessa cosa si può dire con certezza per la disgregazione delle antiche culture operaie e rionali a vantaggio di modi di vivere, di pensare, di concepire la realtà frutto della nuova civiltà industriale. In particolare in uno dei suoi scritti aveva affermato che le colpe dei padri devono nel mito greco, nella realtà e secondo la giustizia ricadere sui figli. Quelle parole colpirono la mia immaginazione con forza, il poeta sembrava quasi suggerire un rapporto di causa-effetto fra l’esistenza dei genitori e quella dei figli e fra le colpe dei padri e la punizione che dovranno pagare i figli. Un diverso scritto dava una descrizione terribile del conformismo della civiltà industriale, una forma autoritaria che uniformava pensieri, comportamenti, modi di esistere; quella descrizione della società degli anni settanta ebbe su di me  una profonda impressione, non tanto per la cattedra dalla quale proveniva la lezione quanto per l’evidenza delle verità che presentava.  Che aggiungere a quanto ho già scritto qui e ora se non che alla fine oggi proprio grazie alla rete, cosa all’apparenza strana e pazza, ho avuto modo di conoscere meglio le opere e le considerazioni del poeta-profeta. Ma oggi che non  sono più studente  adolescente comprendo che in questi anni più che mai c’è bisogno di quelle riflessioni e di quelle parole che sottratte ormai nella tirannia del loro tempo si trasformano in lezione di carattere universale e di natura quasi perfetta. Purtroppo questo appartiene al mio privatissimo passato remoto, così lo spettro pasoliniano si fonde con lo spettro di tempi remoti che sono stati solo in minima parte i miei, o forse no si tratta di qualcosa di peggio: il poeta ha voluto commentare il mio passato dal profondo di una sua antichità scurissima e io oggi conto ciò che nel suo giudizio era vero e ciò che nel suo giudizio era falso, purtroppo di falso  trovo pochissimo  e di vero quasi  tutto.

                                                                                IANA per FuturoIeri

Pubblicato il 12/5/2010 alle 20.40 nella rubrica Diario.

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