Blog: http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it

Ripubblico due pezzi su Politica e spettacolo

De Reditu Suo - Secondo Libro
 La politica sottomessa allo spettacolare
Non piacer alle genti D’Italia sentirsi dire cose spiacevoli, ma talvolta è necessario farlo per non crollare dentro l’abisso delle menzogne, delle mezze-verità e delle pietose finzioni. Oggi ciò che è politico assume forza solo se si combina con la dimensione dello spettacolare, anche l’artista che intende esercitare una critica sociale e politica deve dar prova di suscitare emozioni e suggestioni sul suo pubblico. La politica prende la via dell’irrazionale, del sentimento,  della lettura parziale e faziosa estranea al ragionamento e al calcolo. Quando il politico di professione esce dal circuito limitato dei contatti con i poteri che contano siano essi istituzionali, forestieri, clericali, finanziari o politici in senso stretto deve presentarsi al vasto pubblico e nel caso dei suoi elettori motivarli e galvanizzarli Quindi il politico deve ricorrere alle forma della politica che è spettacolo e dello spettacolo che s’intreccia con la politica. Avviene quindi una pericolosa scissione fra ciò che è calcolo e interesse politico e l’immagine che di sé costruisce il soggetto politico sia esso un partito o un singolo che ha intrapreso quella carriera. Questa divisione delle parti in commedia può creare disagio e sconcerto nel pubblico quando l’evidenza dei fatti espone il politico alle critiche e allo smascheramento. Mentre si consuma questa doppiezza fra l’immagine pubblica e la vera e solida attività politica che oggi è ridotta ad amministrazione e mediazione fra poteri finanziari e di casta e plebi elettorali emerge una novità curiosa: comici e giornalisti fanno spettacolo e si occupano di politica spostando centinaia di migliaia di voti. Mi riferisco a personaggi come Marco Travaglio e Beppe Grillo, ma anche a Luttazzi e ai due Guzzanti e nel settore della musica giovanile il rapper Caparezza. Recentemente ho visto i video del rapper pugliese su Youtube e personalmente credo, anche se non posso dimostrarlo, che ha spostato più voti lui a sinistra di tutta la vicenda umana e professionale di Walter Veltroni. Infatti all’interno della sua opera è presente una fortissima critica sociale  e al sistema di produzione e consumo che colpisce la sensibilità anche del telespettatore più insensibile. L’emergere di potenzialità politiche nel mondo dello spettacolo non è una cosa nuova, infatti fin dagli anni ottanta ha fatto da ambasciatore del reaganismo duro e puro in Italia il film Rambo 2 e poi Rambo 3;  pellicole fanaticamente anticomuniste ed esaltatrici dell’eroe a stelle e strisce per definizione e della civiltà statunitense in tutte le sue asprezze belliciste. Quindi non è una cosa nuova che l’arte del cinema si presti ad operazioni di propaganda politica ora sottili ora aperte, a maggior ragione il fumetto, la satira, il teatro civile o la manifestazione di piazza sono strumenti politici. Solo che stavolta qualcosa è cambiato, la politica diventata professionale si è piegata su se stessa e deve inseguire lo spettacolare sul suo terreno, deve fare, oltre al suo ordinario lavoro di ricerca di consenso e di seguito popolare, un lavoro nell’ambito di ciò che è spettacolo, invenzione televisiva, evento pubblico.
  Lo spettacolo permanente dei nostri tempi sta ingoiando la politica e la sta trasformando, in qualcosa che può essere drammaticamente provvisorio e temporaneo, lo spettacolo ha bisogno di continue emozioni e di mutare i personaggi e la scenografia, la politica se si contamina può trasformarsi in qualcosa d’irragionevole e di grottesco.
IANA per Futuroieri


De Reditu Suo - Secondo Libro
 La fine prossima della Repubblica di Nessuno

Odisseo l’eroe greco famoso per il valore e l’astuzia ingannò per salvarsi la vita e per salvare i suoi compagni di sventura il ciclope Polifemo mostro antropofago e nemico dell’ospitalità cara al Dio Zeus. Quando l’essere enorme cercò di conoscere il nome del suo nemico e truffatore per trovare chi potesse vendicarlo l’eroe rispose che il suo nome era “Nessuno”, così il ciclope  quando chiese ai suoi fratelli di punire nessuno fu abbandonato al suo dolore perché essi non compresero l’inganno nel quale era caduto l’empio gigante che aveva appena dichiarato che “nessuno” l’aveva oltraggiato e mutilato.  
Oggi la Repubblica italiana sta per fare quella fine di essere abbandonata al suo destino perché non ci sono forze politiche disposte ad accollarsi le responsabilità dei troppi fallimenti del primo vero tentativo di dare alle difformi genti del Belpaese un regime democratico almeno nei principi. Alla fine della Prima Repubblica si era diffusa l’illusione che sarebbe venuto in essere un miglioramento per i ceti sociali poveri grazie al collasso dei vecchi partiti pieni di ladri e di furbastri e alla fine del confronto armato fra Nato e Patto di Varsavia, tutto questo è finito nel cestino delle amare illusioni. Nulla pare essersi salvato delle migliori intenzioni e delle belle speranze del breve biennio 1989-1990. L’egoismo sociale, l’inquinamento dell’economia legale ad opera della criminalità organizzata, lo sfascio della società e di ogni antica morale, le guerre quasi permanenti hanno avuto la loro vittoria schiacciante sulle troppe ingenuità di tanti umani volenterosi e buoni  ma dispersi e senza alcuna guida.  Adesso la crisi economica trascina con sé la crisi politica e morale delle genti della penisola, tutta la realtà italiana pare una massa  informe di rovine di convivenza civile e di speranze perdute.  La Prima Repubblica defunta sotto le rovine di Tangentopoli ha lasciato il posto ad una Seconda Repubblica che è un malvagio amalgama di cose morte e di deformità viventi che coincide la vicenda politica dell’Imprenditore e Cavaliere del Lavoro e Onorevole Silvio Berlusconi. Il problema è cosa sarà della Seconda Repubblica davanti a un probabile post-Berlusconi? Sarà forse la Repubblica di Nessuno, una realtà politica che non ha sue ragioni e che deve appoggiarsi alla carta Costituzionale della Prima dalla quale ci separano ormai sei decenni che sembrano sei secoli viste le mutazioni che ha subito il Belpaese in sessant’anni. Cosa farà una simile Repubblica davanti a gravi problemi come una guerra più dura e tragica del solito o una crisi sociale ed economica perdurante?
Temo che alla fine di questa storia le diverse categorie di abitanti del Belpaese faranno pubblica abiura ostentando estraneità al presente regime politico secondo un vile, logoro e sporco canovaccio già visto ai tempi della caduta del fascismo.  La Repubblica dei partiti e poi di Berlusconi sarà come il male che punì Polifemo per la sua malvagità diretta contro le leggi degli Dei e degli uomini, ossia l’opera di nessuno.
 
IANA per Futuroieri
 

Pubblicato il 25/4/2010 alle 11.4 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web