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L'articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana

L’articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana

L’articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana presenta una Repubblica fondata sul lavoro. Precisamente:L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Il lavoro è il fondamento riconosciuto della vita civile e sociale della Repubblica Italiana, il problema è: che cosa è oggi per milioni d’italiani il lavoro?

Il lavoro oggi è precario, instabile e spesso pagato poco e questa realtà è aggravata dalla crisi e dall’emergere di nuovi imperi globali con nuove minoranze al potere che vogliono trasformarsi in una sorta di nuova aristocrazia della finanza e del potere in grado di condizionare la vita di milioni d’esseri umani. Del resto l’India la Cina, il Brasile, la Russia post-sovietica e altre potenze minori sono pressate da milioni di esseri umani ormai parte di una nuova piccola e media borghesia  che esige di consumare petrolio, energia, beni voluttuari, e di godere di qualche briciola del benessere delle classi dirigenti e dei ceti sociali ricchi. Il quieto vivere delle classi dirigenti nei nuovi imperi e negli Stati a vocazione imperiale dipende dalla soddisfazione delle aspirazioni di potere e di consumo di questa massa di umani che è il vero motore del successo politico ed economico delle nuove potenze medie e grandi che stanno ridimensionando gli Stati Uniti e alcuni dei loro alleati storici. Senza i milioni di colletti bianchi, professionisti, quadri di partito, mediatori, commercianti, ingegneri la potenza Brasiliana, Cinese, Indiana e Russa sarebbero delle chimere e non delle realtà concrete, sono le centinaia di milioni di Indiani e Cinesi che vivono un po’ meglio dei loro padri e nonni a spingere i loro governi verso politiche volte a favorire il proprio commercio e le industrie estrattive. Alcune risorse strategiche e certamente il petrolio si trovano in Africa, nel Medio-Oriente e in alcune zone dell’Asia, il grande interesse per l’Africa dei nostri anni è dettato dal fatto che c’è un bisogno estremo delle risorse del sottosuolo africano che gli imprenditori e i governi locali non sanno sfruttare e usare per alleviare le sofferenze delle popolazioni locali. Il lavoro, il suo senso, i suoi costi sono una variabile non più del mercato, cosa che avrebbe un senso, ma di colossali interessi geopolitici collegati a quello che è un grande Risiko giocato dai potenti del mondo con regole truccate, mezzi sporchi e talvolta guerre per procura. Il lavoro nel Belpaese oggi è un calcolo, è l’elemento di progetti e investimenti finanziari di banche o Fondi sovrani, è lo studio di gruppi ristretti di manager e progettisti, è un prestito della grande finanza per avviare una certa attività o per trasferirla altrove;  in sintesi è qualcosa di estraneo al singolo e al suo progetto di vita. La crisi della Prima Repubblica si sarebbe comunque verificata aldilà del disastro sociale e politico di Tangentopoli di cui sono stati protagonisti i vecchi partiti della Prima Repubblica, proprio la questione del primo articolo e la sua perdita di senso in questa realtà di delocalizzazione a livello globale del lavoro dimostra come in crisi fossero i valori e i miti che avevano sorretto lo sviluppo economico e sociale della Prima Repubblica. I vecchi partiti dei ladri, dei retori con le pensioni dorate, le correnti politiche dei cattivi maestri e dei venditori d’illusioni hanno solo accelerato una decomposizione in atto, Berlusconi ha liquidato a modo suo l’ingombro delle rovine e delle carcasse puzzolenti morte da tempo. Fra le cose rotte del passato oggi rimosse c’è l’antico mito del lavoro.  

                                                                                IANA per FuturoIeri

Pubblicato il 23/4/2010 alle 19.57 nella rubrica Diario.

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