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Nota sull'Otto marzo

Mi è capitato di comprare il solito mazzetto di mimose un pò meschino per tre euri nel sottopasso della stazione ferroviaria. In un angolo una signora anziana certamente straniera con passeggino e bambina di due o tre anni le vedeva per tre euro il mazzetto. Forse era di qualche popolo dell'est,  forse una nomade, forse chissà che cosa; ma gli abiti semplici e quel volto che ne deve aver viste tante mi dava l'impressione di qualcosa di antico, come di una remotissima Italia della miseria che penetrava dal remoto passato in questo presente di computer, internet, divi e dive del piccolo schermo e della pubblicità e di euri sonanti. Erano in molti i tapinastri a giro nel giorno della donna a vendere mazzi piccoli di mimose per una piccola cifra, ma quella scena con la donna anziana che assieme  alla bambina offriva nel sottopasso le mimose mi ha colpito. Altro che emancipazione femminile! Tutte le antiche miserie d'Italia materiali e morali sembravano concentrarsi in quell'angolo a perenne monito e ostenando una feroce sconfessione di decenni di roboanti proclami e fiumi di frasi retoriche dei nostri moralisti e politicanti da spavento. La realtà nuda e cruda dà lezioni terribili che in solo istante sfasciano ogni illusione e ogni delirio retorico. Se è doveroso parlare di emancipazione femminile o di parità di diritti occorre farlo entro i termini di un mondo umano perlopiù in sofferenza e in leggera maggioranza formato da donne senza le maschere del perbenismo, del moralismo un tanto al chilo, e degli spettacoli rassicuranti o con il lieto fine appiccicato sopra per far "Audience".

IANA per FuturoIeri

Pubblicato il 8/3/2010 alle 22.42 nella rubrica Diario.

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