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Terza Rivoluzione Industriale e Belpaese


  De Reditu Suo - Secondo Libro

                             Terza Rivoluzione Industriale e Belpaese

 Le disperse genti del Belpaese sembrano vivere in un tempo altro, diverso e parallelo rispetto a questo presente, ai suoi conflitti, ai suoi giganteschi poteri imperiali e finanziari in contrasto. Si ragiona di cose del secolo scorso, di antiche origini di valori oggi perduti, di alcuni aspetti marginali della Seconda Guerra Mondiale, si cercano le fondamenta mitiche della Seconda Repubblica perché quelle vere sono indicibili o peggio troppo banali. La Prima Repubblica ha avuto come sua ragion d’essere di tutelare la proprietà privata dei ricchi e tener in piedi l’anticomunismo per contenere il bolscevismo ateo all’interno e all’esterno dei “sacri confini”; la seconda Repubblica che non ha il problema del comunismo si limita a difendere la proprietà privata dei ricchi. Il fatto che i più ricchi fra i ricchi siano culturalmente apolidi o stranieri non cambia di una virgola la vocazione della Seconda Repubblica. Il sistema esiste per tutelare i pochi, di fatto in questi anni si è cercato di far applicare il dettato Costituzionale solo in quelle parti che possono rafforzare un concetto fumoso di Stato liberale estraneo ai diritti sociali, il resto della Costituzione si lascia perlopiù a livello formale e come dichiarazione di principio. In questa Seconda Repubblica si è sempre ragionato di banche, di riservatezza, di dati personali specie se in relazione alle esigenze delle minoranze al potere, di destinare soldi pubblici alle scuole private e confessionali, di punire la microcriminalità, di controllare l’immigrazione con misure repressive, di bilancio dello Stato, di riformare la giustizia per garantire gli imputati ricchi e i loro satelliti, e ovviamente dei processi penali che interessano il cavalier Berlusconi. Si è parlato poco di diritti dei lavoratori, del senso delle nuove guerre, di dove vanno i denari delle tasse, della povertà crescente nel Belpaese, del consumo di cocaina presso quasi tutti i ceti, della natura intima dei nuovi poteri che stanno sostituendo i vecchi. Nei fatti ciò che è davvero politicamente rilevante coincide con ciò di cui si ragiona in televisione o presso le maggiori testate giornalistiche, ossia coincide con delle priorità che non sono i problemi quotidiani delle migliaia di umani di ceto medio-basso che osservo quando prendo il bus o la tramvia. I grandi temi dominanti della politica nostrana sono argomenti che interessano i ceti sociali che vivono di politica e le minoranze di ricchi e di ricchissimi. Chi prova a presentare delle visioni davvero altre e diverse o dei problemi di carattere sociale di solito appartiene a un certo giornalismo di denuncia o a forze politiche d’opposizione o a realtà sociali costrette a un contrasto con l’ordine costituito; a tutto questo come nota di colore aggiungo l’impegno di taluni personaggi dello spettacolo, il più famoso dei quali è Beppe Grillo, che per la colpevole assenza della politica son quasi stati forzati a colmare un vuoto di rappresentanza e di manifestazione della protesta. Nel silenzio forzato dato dalle troppe voci di dissenso prive di tribune elettorali o televisive, o con limitato accesso alle nuove forme di comunicazione monta un senso di disagio e di disgusto che coinvolge milioni d’italiani. Dal momento che non basta nel Belpaese cambiare un governo o distruggere alcuni soggetti politici per vedere dei cambiamenti sostanziali nel modo di pensare la cosa pubblica e la gestione della cassa stimo che una mutazione decisa e profonda del costume politico potrà avvenire o con un lento processo interno di trasformazione o con un colpo di maglio esterno che rapidamente e brutalmente distrugga la società e l’ordine costituito. In entrambi i casi quanti hanno a cuore la possibile resurrezione del Belpaese devono incontrarsi, organizzarsi e associarsi adesso.

 IANA  per FuturoIeri

Pubblicato il 7/3/2010 alle 20.36 nella rubrica Diario.

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