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Salvare se stessi per salvare tutti

  De Reditu Suo - Secondo Libro

                                     Salvare se stessi per salvare tutti

 Le disperse genti del Belpaese rifiutano da anni di trasformarsi in qualcosa di serio, non accettano la più banale delle conseguenze della terza rivoluzione industriale che consiste nella trasformazione del mondo umano e dei suoi processi di produzione e consumo.  La maggior parte degli italiani finge di non capire e di non vedere che il vecchio mondo umano con i suoi valori e le sue follie è un cadavere che finge di essere vivo, un corpo inerte che viene animato e rivestito da macabri servi di s cena. I processi in corso da tre decenni hanno spostato le produzioni industriali dagli Stati Uniti e dall’Europa verso la Cina, l’Asia e alcuni paesi dell’America Latina. Di fatto si tratta di una moltiplicazione della classe operaia e di un crescita della produzione e delle applicazioni tecnologiche della scienza alle merci, tutto questo avviene lontano dall’Europa e dagli Stati Uniti.    Questo comporta l’emergere di nuove potenze imperiali come la Cina, il Brasile, la Russia, l’India; il mondo umano di fatto viene trasformato e costretto a confrontarsi con altri poteri e altre logiche e con culture forti. Queste civiltà oggi potenti irrompono nel Belpaese proprio dove prima c’era solo l’omaggio servile e acritico nei confronti degli Stati Uniti.  Coloro che nel Belpaese hanno sensibilità e ritengono opportuno conservare qualcosa devono cominciare a creare delle reti, a costituire delle associazioni vitali e impegnate, devono in una parola dedicare qualcosa del loro privato ad attività di carattere sociale o politico. Questo è necessario in quanto sarà possibile conservare e mantenere gli elementi positivi delle culture di origine del Belpaese se esso smetterà di essere una chimera, una possibilità, o peggio un fastidio talvolta pericoloso per la maggior parte degli abitanti del Belpaese. Occorre costruire dei legami fra gli abitanti della penisola i quali sono divisi, rancorosi e discordi a causa delle questioni di campanile, del cinismo della politica che usa ogni mezzo per fomentar discordie e dividere i cittadini in fazioni e partiti, dell’estraneità di tanta parte dei ceti sociali ricchi e privilegiati ai piccoli drammi della maggioranza della popolazione d’estrazione piccolo-borghese o peggio povera. Senza degli elementi minimi comuni di autentica sostanza le genti difformi e disperse del Belpaese tenderanno a disgregarsi in fazioni e in piccoli gruppi, o peggio in famiglie e singoli privati. In caso di qualche grave disgrazia o catastrofe il Belpaese rischia di sfracellarsi e di disgregarsi e di esser fatto preda da qualsiasi potere straniero. Non dico nulla che non si già avvenuto in tre millenni di storia della penisola che hanno visto, a seconda dei casi, civiltà, Stati, religioni andare a pezzi, formarsi, ricostituirsi, disperdersi.    

Per questo occorre che l’opera di conservazione e salvezza del Belpaese passi da forme di mobilitazione civile e culturale in grado di suggerire, e nel caso  imporre, l’agenda politica a chi vive con il mestiere di sindaco, consigliere, governatore, senatore, deputato…

Le genti d’Italia devono diventare qualcosa di serio e non una massa informe di privati e famiglie che stanno assieme per sbaglio in uno Stato, per salvare gli altri occorre prima di tutto salvare se stessi e capire le proprie ragioni e la natura della propria vita. Solo così si possono dare le forze per affrontare il confronto con questi tempi difficili.

 IANA  per FuturoIeri

Pubblicato il 7/3/2010 alle 13.27 nella rubrica Diario.

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