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Satira e fumetti del tempo morto



De Reditu Suo

Satira e fumetti del tempo morto

Ammetto che è difficile iniziare un simile discorso, azzardare un ragionamento a partire dal proprio passato senza cadere nella trappola della nostalgia o della distorsione dei fatti. Quanto sto per scrivere riguarda anche la mia pre-adolescenza e l’adolescenza, tuttavia prego i miei venticinque lettori di considerare il senso ampio della cosa che va oltre la riflessione autobiografica. Partirò da Lamù che è un grande fumetto ed è anche una fra le più famose serie animate mandate in onda in Italia.  A beneficio di quanti non conoscono ciò di cui tratto riporterò degli stralci da Wikipedia:”Lamù (??????, Urusei Yatsura?) è un manga pubblicato in Giappone dal 1978 al 1987, scritto e disegnato da Rumiko Takahashi, dal quale sono stati nel tempo tratti una serie anime televisiva, sei film ed undici OAV. La vicenda in particolare ruota intorno ad Ataru Moroboshi, un ragazzo estremamente sfortunato e donnaiolo, e a Lamù, figlia del grande capo degli Oni giunto dallo spazio per invadere la Terra. Vestita unicamente di un bikini tigrato, Lamù s'innamora di Ataru dopo aver frainteso una sua frase per una proposta di matrimonio. Le avventure sono organizzate per singoli episodi, ed in alcuni casi un episodio è diviso in più puntate. Gli argomenti sono in genere la sfortuna e le avventure sentimentali di Ataru che si incrociano con gli insoliti alieni amici di Lamù o con i terrestri suoi "simili" dalle personalità più grottesche. Molte delle situazioni che di volta in volta si presentano, altro non sono che parodie della società moderna e del folklore giapponesi (un po' come sono i Simpson per il pubblico statunitense)...”. Si può leggere questa serie famosa e arcinota come una grande parodia, una presa in giro  della società giapponese a partire dal microcosmo immaginario di un liceo e di un gruppo di adolescenti  che si  trovano catapultati in storie e avventure eroico - demenziali. La realtà che costituisce il sistema dell’industria dell’intrattenimento giapponese ha permesso lo sviluppo di una serie che è anche esercizio di una capacità di critica verso la propria società e satira mordente del costume e delle fantasie popolari di natura eroica e fantascientifica.  Quello che sorprende è la capacità d’integrare la critica nel sistema entro i termini  di una cultura popolare legata alla civiltà industriale; se penso allo stesso periodo qui in Italia osservo che la satira di costume era svolta in modo fazioso e parziale da Cuore e da Tango pubblicazioni vicine al Partito Comunista Italiano. Il paragone con il modello giapponese mi svela il limite del Belpaese che  è quello di aver cercato di conciliare la civiltà industriale con la sua dimensione assoluta e invasiva con logiche strapaesane e l’avidità dei vecchi partiti politici. Il binario della critica doveva esser parte di una fazione, di una corrente, di un rifermento confessionale o politico; la società civile o era di parte o non era. La satira sul costume a livello fumettistico nello Stivale non è andata oltre il ristretto ambito della sfera delle pubblicazione politiche e di quelle orientate politicamente, perfino un personaggio fuori dagli schemi precostituiti come Pazienza, in qualche misura, è stato ascritto alla sinistra che contestava il sistema di potere democristiano prima e pentapartitico poi.  Credo che il Belpaese su questa cosa sia su un binario morto: affidare l’espressione della satira e della riflessione irriverente all’ambito politico ha creato una distorsione che ancor oggi fa in modo che gli autori di certi fumetti o di vignette siano inquadrati come soggetti schierati contro qualcuno. C’è qualcosa di cadaverico in questo modo italiano di pensare la satira e i fumetti, anche perché oggi fare politica è un vero e proprio mestiere e non una missione.

IANA per FuturoIeri

Pubblicato il 7/1/2010 alle 19.32 nella rubrica Diario.

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