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Il male di vivere quotidiano


De Reditu Suo

Il male di vivere nel quotidiano

Il giorno 19 dicembre del 2009 il calo della temperatura in tutta Europa si è fatto sentire, Alle sette del mattino con un discreto freddo e un cielo coperto io e altri utenti dell’ATAF ci siamo accorti che nella direzione Sesto Fiorentino - Firenze non circolavano gli autobus se non quelli delle linee che collegano Prato-Sesto le quali non sono parte dell’ATAF. Per trovare un mezzo pubblico ci ho messo quasi tre ore dopo un vano tentativo fatto alla locale stazione ferroviaria di Sesto Fiorentino. Per una nevicata notturna un po’ abbondante era andato a pezzi il sistema di collegamento pubblico, e io son arrivato a occupare la mia cattedra con un ritardo riprovevole, tuttavia le classi erano semivuote e il danno è stato contenuto. Questa vicenda mi fa considerare il fatto che tutta la civiltà nostra è vulnerabile, basata un fenomeno straordinario e tutto si fa difficile se non impossibile. Uso comunemente l’autobus o vado a piedi per spostarmi quando sono a Firenze per motivi di lavoro, di studio o per questioni personali e il disagio straordinario mi ha mostrato la precarietà di certe mie convinzioni e abitudini. Son stato forzato a riconsiderare il male di vivere al tempo della maturità della Terza Rivoluzione Industriale nel Belpaese alla luce del senso di precarietà che ho incontrato il giorno 19 che mi è parso come la conferma di tante mie perplessità su questo modello di produzione, consumo e sviluppo. Questa condizione umana di sentirsi deboli e in mano ai rovesci della fortuna e del clima rimanda a un modello di civiltà industriale in crisi di prospettive e di decenza tale modello nello Stivale è aggravato da un senso diffuso di precarietà e dalle disparità sociali che ascese nella gerarchia sociale che emergono per affiliazioni a gruppi politici, per ragioni di famiglia, per amicizie più o meno nobilmente giustificate, per appartenenza a gruppi di privati con interessi comuni. Il merito, il valore del singolo non hanno un gran peso, la mobilità sociale di esprime per vie proprie  ed è poca o nulla  in un Belpaese dove il figlio del notaio fa il notaio, il figlio del medico fa il medico, il figlio del docente universitario fa prima l’assistente e poi il docente universitario magari nella stessa facoltà e nella medesima specializzazione. Quest’Italia immobile la metto nel calderone delle cose che danno il senso del male di vivere in questi anni di crisi della Seconda Repubblica, la persona onesta non può credere in un sistema che premia la viltà e il cinismo, l’idiozia e la raccomandazione che profuma di politica.    Questa passione per le vie parallele per far fare carriera ai protetti dei potenti di turno crea una distorsione spaventosa perché in Italia l’avversario politico si trasforma nel nemico sociale, ossia in colui che usurpa il  posto di lavoro, che passa avanti a tutti quando c’è l’assegnazione di qualche appalto pubblico, che ottiene quel favore, magari miserabile e ridicolo, che viene negato ad altri. Adesso però il delirio degli interessi privati rozzamente gabellato per questioni morali, religiose o ideologiche dovrebbe far i conti con una realtà in rapida trasformazione e con un sistema di produzione, sviluppo e consumo tutto da ripensare e rideterminare. Credo che il cupo desiderio di morte che è parte di questo Tempo empio riuscirà a prevalere su ogni cosa.

IANA per FuturoIeri

Pubblicato il 20/12/2009 alle 13.43 nella rubrica Diario.

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