Blog: http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it

Ma come è diventato triste il Belpaese




De Reditu Suo

Ma come è diventato triste il Belpaese

Per una questione mia privata mi son trovato ad assistere alla prova del “Campanello” di Doninzetti che si è tenuta al teatro Comunale di Firenze, si tratta di un’opera  che viene dal 1836. Mi son sorpreso a considerare, azzardando un paragone fra la cronaca i oggi e quest’opera buffa nel quale un farmacista sulla cinquantina maritato con una bella ragazza viene preso in giro da un suo parente rivale in amore, che ai nostri tempi il Belpaese si è fatto triste. Il tema della rivalità vecchio-giovane in materia d’amore oggi potrebbe esse raccontato con esattezza solo attraverso le forme dello squallido e del deforme. Questo presente ha ostentato in quest’inverno 2009 una tal messe di oscenità e cose pazze che esse son diventate dei sentieri obbligati per interpretare questo  presente. La forza delle immagini e delle situazioni che escono dalla televisione e dalla cronaca politica e giudiziaria modificano la percezione della realtà e quasi si sostituiscono ad essa. La mia non è nostalgia per gli Stati pre-unitari ma la lucida consapevolezza che qualcosa si è rotto da anni. La capacità d’immaginare un Belpaese popolato da una messe di umanità cialtrona ma allegra e vitale è quasi venuto meno.  Ciò che è deforme, osceno, grottesco, squallido si trasformato nel brutto che ha ricoperto l’intero Stivale. Il Belpaese si è fatto triste e infelice, le sue deformità ora sembrano ai più non gli esiti di nostre  culture contadine e cittadine ma i frutti sciagurati di una forestiera civiltà industriale mal recepita e per massima parte subita dalla maggior parte della popolazione. Oggi in tempi di maturità della terza rivoluzione industriale questa infelicità diffusa ha le forme del brutto e del deforme, dell’osceno e del vile. Manca quella capacità di ascrivere il proprio tempo a qualcosa di noto e di antico, di mettere assieme il presente con il passato e il passato con un possibile futuro che proietta in avanti le speranze delle nuove generazioni che loro malgrado esistono qui e ora e secondo giustizia esigono di aver la loro possibilità di creare e di fare nel Belpaese e nel caso di trasformarlo. Quelle espressioni beffarde e carnevalesche di vitalità cialtrona del remoto passato son state sostituite da realtà aziendali organizzate ed strutturate che si occupano di far divertire e intrattenere i molti: che si tratti di una discoteca, di un concerto, o di uno stadio di calcio espressione di una squadra di calcio di serie A la situazione non cambia: tutto è ascritto a una logica perfetta che si chiama profitto. Le logiche economiche sono le uniche logiche lecite e comprensibili, tutto ciò che è realtà umana deve avere la sua espressione certa e accettabile in termini di costi e guadagni. Questa ossessione finanziaria è fortissima nel Belpaese e qui e ora non trova più da decenni nessun tipo di contrasto che possa limitare la sua influenza. Mi piace pensare di poter ascrivere la recente manifestazione di color viola a un senso più alto di quello della triste contingenza politica presente; forse quel NO a Berlusconi sottintende un acerbo significato di rifiuto e abiura di certe logiche clientelari e consumistiche finora dominanti nel Belpaese. Le speranze di uscire da questo limbo dove il Belpaese non è più vivo ma non è ancora risorto per ora appoggiano su forze deboli e disperse, la speranza è che alla fine si trasformino in qualcosa di certo, a suo modo unitario e con ambizioni forti.

IANA per FuturoIeri

Pubblicato il 8/12/2009 alle 12.56 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web