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Quale forma per la propria libertà?

De Reditu Suo

Quale forma per la propria libertà?

Per caso mi è caduto l’occhio su Youtube su uno dei tanti montaggi che intendono onorare Capitan Harlock, il pirata spaziale dei tardi  anni settanta inventato dal maestro del fumetto giapponese Leiji Matsumoto. Uno di questi  montaggi di sigle e spezzoni della serie si concludeva con una frase che credo una volta tradotta suonasse così: “Tutti gli uomini cercano la loro Arcadia”. Arcadia è la corrazzata spaziale del pirata Harlock e nello stesso tempo è il simbolo della libertà coincidente con la vita dell’eroe, visto che è l’arma con cui porta a effetto le sue imprese e con la quale si difende dai tanti nemici. Si tratta di una metafora poetica: l’astronave spaziale da guerra è il simbolo di una libertà assoluta e di un luogo nello spazio nel quale si è liberi dalle costrizioni dei poteri scellerati e corrotti sedicenti democratici e dai sovrani sanguinari e bellicisti che fanno solitamente da antagonisti all’eroe e alla sua ciurma. Ora c’è qualcosa di vero in questo frase e in questa metafora.

La libertà, inclusa la libertà di avere le proprie opinioni ha bisogno di strumenti, ha bisogno sempre di strumenti materiali e intellettuali per difendere se stessa da quelle forze che in modo palese o occulto vogliono plagiare la mente degli esseri umani. Oggi si fa questo con la propaganda più o meno politica, con le concentrazioni editoriali che si spalmano su certe posizioni o che sollecitano certe paure collettive, con la cattiva televisione, con la pubblicità commerciale che martella sempre gli stessi messaggi e le stesse modalità d’intendere la vita. La prima di tutte le libertà quella del pensiero esige un livello minimo di conoscenza degli strumenti del plagio, esige un po’ d’esperienza se non politica almeno di come si muove la società in cui uno vive, impone riflessioni ora dolorose ora penose sui propri errori; questa è quindi appropriazione di sé e affermazione di un proprio mondo interiore. Purtroppo viviamo in un tempo di decomposizione delle democrazie e delle libertà, forse questo avviene perché questa è una transizione verso qualcosa di nuovo che ci aspetta come esseri umani alla fine di questa terza rivoluzione industriale. Forse fra qualche decennio l’umanità sarà talmente integrata con gli strumenti tecnologici e il vivere quotidiano talmente cambiato che sarà impossibile riconoscere le tracce delle abitudini e delle fobie di questi anni.  In questo contesto internazionale, e nel caso italiano in particolare, la libertà di pensiero deve essere curata con grande attenzione perché nella cultura  materialista delle difformi genti d’Italia l’individuo è coincidente non con ciò che è ma con ciò che ha. Questo fa sì che i pensieri, le opinioni, le speranze più forti siano viste dalla stragrande maggioranza delle popolazione come divagazioni poetiche; al contrario le raccomandazioni, i soldi, la casa, le proprietà,la villa, la macchina di lusso son percepite come cose serie, certe, buone perché reali. Ecco allora il difetto principale della libertà di pensiero in Italia: essa è considerata dai più una cosa strana.  Avere le proprie idee e ostentarle è una cosa da gente eccentrica, meglio ripetere quelle di cui si sente dire in giro o non dir nulla, o non pensare affatto. La libertà di pensiero è quindi anche auto - determinazione e affermazione di sé come individui, essa è uno dei principali strumenti per decifrare questa realtà in trasformazione, ma nel Belpaese ora vanno forte gli inganni.

IANA per FuturoIeri

Pubblicato il 8/11/2009 alle 15.21 nella rubrica Diario.

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