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L'Italia malata di trapassato remoto

La valigia dei sogni e delle illusioni

L’Italia  malata di trapassato remoto

 

Il Belpaese è malato di trapassato remoto, tanta parte della nostra popolazione cerca di scappare indietro nel tempo; forse è la paura del nuovo, forse è una certa affinità con le soluzioni semplicistiche e demagogiche. C’è chi scappa nella primavera del 1945, chi negli anni cinquanta, chi nel 1968, qualcuno negli anni settanta.  A milioni di abitanti del Belpaese piace un rapporto con la propria realtà che nega la vicenda quotidiana e costruisce al suo posto una finzione di comodo, eppure questo costruirsi nella testa un palcoscenico di cose finte è in sostanza una fuga dal mondo concreto e una diserzione dalle proprie responsabilità. La vanità e la viltà si confondono e si fondono in questo modo di stare al mondo tutto italiano, la finzione prende il posto delle cose reali; ecco che nella fantasia si materializzano finti nazisti, finti fascisti, finti comunisti, finti democristiani, finti liberali, perfino finti cristiani. Questo gioco d’illusioni è utile alle generazioni che hanno fra i settanta e i cinquant’anni, serve a rimandare ogni decisione impegnativa e ad assolvere i singoli come i gruppi organizzati da ogni responsabilità; così è possibile parlare di scuola farneticando di minacciose ideologie sessantottine ancor oggi attive, o ragionare di quel che rimane dei partiti politici attuali narrando di  improbabili crociate antifasciste, anticattoliche, anticapitaliste e di altre appartenenze ideologiche ormai catacombali. Questa realtà è infinitamente più brutale e abietta di ogni fantasia retorico – decorativa.  Tutto può essere sintetizzato nella germanica legge del pugno: il forte ha ragione perché domina gli altri e con la sua potenza impone la sua volontà ai deboli. Chi è oggi forte è il ricco, ma non il comune ricco, si tratta del miliardario apolide, estraneo a tutte le fedi e a tutte  le patrie che sulla corruzione e degenerazione del potere politico italiano ed europeo ha costruito le basi di un potere enorme fatto di estese impunità, di paradisi fiscali, di società per azioni, di manager che si prestano ad assumersi le responsabilità delle azioni che derivano dall’applicazione della volontà dei ricchissimi che controllano i pacchetti azionari delle multinazionali. Una super-casta di apolidi, di estranei per natura e per costumi alla vita ordinaria delle moltitudini che frequentano i loro centri commerciali. Costoro, del resto, sono lontanissimi dalle fobie etniche e nazionaliste degli aderenti e simpatizzanti dei partiti politici di centro-destra da loro, spesso e volentieri, sostenuti.

Pur di non vedere questo straniero e barbaro dominio  le genti d’Italia sono disposte a tutto, anche a credere alla pubblicità commerciale, a fingere che questo Belpaese sia la terra mostrata dalle pubblicità dei formaggi, dei biscotti, e dei panettoni. Del resto fare i conti con la realtà è spiacevole. Sprofondare scappando nel passato e nelle illusioni è, al contrario, comodo.  Tanto prima o poi tutto finisce e sul mondo umano cade l’oblio della morte e della dissoluzione. Che importanza può avere il senso morale della propria vita? Alla stragrande maggioranza degli italiani basta non essere gli ultimi a pagare, l’importante è che non tocchi al signor Mario Rossi di turno  il momento in cui, con una serie di colpi di maglio, la realtà entra a viva forza e sbatte tutte le genti del Belpaese davanti alle loro pesantissime responsabilità e alle dure punizioni conseguenti.

IANA per FuturoIeri

Pubblicato il 4/10/2009 alle 14.55 nella rubrica Diario.

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