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Il tempo defunto

La valigia dei sogni e delle illusioni

Il tempo defunto

Non riesco ad abituarmi all’idea che il mio piccolo mondo, la vecchia Italia della mia infanzia sia stata stritolata e sostituita da questa massa informe di singoli con problemi, da questo ripostiglio confuso pieno d’ideologie morte, di putrefazione d’ideali, di rimpianti spesso assurdi e amarezze. Ciò che era il mio passato è morto. Devo dire che il mio passato furono gli ultimi anni settanta e i primi anni ottanta perché quella è cronologicamente la mia infanzia, Dopo venticinque anni tutto ciò che era a livello di certezze, rapporti umani, vita quotidiana è cessato, è silente come una lapide. Intanto mentre osservo ciò che non è più questa crisi tremenda e distruttiva prepara molto probabilmente qualcosa di nuovo, apre le porte a un mondo umano che sta uscendo dalla terza rivoluzione industriale, o la sta integrando con nuove tipologie di rapporti umani, con l’integrazione fra gli umani e la realtà virtuale.

Il rapporto fra uomo e i suoi strumenti esiste dai tempi della preistoria quando degli esseri che in qualche modo possiamo individuare come remotissimi antenati costruirono i loro strumenti per le attività di caccia e raccolta. Stavolta è diverso perché il rapporto con la macchina di oggi è un rapporto con l’intelligenza artificiale e con la realtà virtuale; oggi l’artificiale indirizza l’educazione e la cultura: con i film, con le foto, con la capacità che ha internet di rendere disponibili miliardi di dati e informazioni, con le migliaia d’immagini che un singolo vede nell’arco di una giornata, e ovviamente sul posto di lavoro. Inoltre lo strumento tecnologico è anche il tramite e la forma dell’informazione e delle telecomunicazioni. Questa nuova civiltà ha almeno due caratteristiche ben visibili oggi: la prima è l’individualismo, l’essere umano è tendenzialmente solo e perlopiù ha un lavoro precario o è in una condizione di sofferenza per un qualche motivo, l’altro è la dimensione dello spettacolare che invade ogni aspetto della realtà, e in particolare la politica che diventa lo spazio privilegiato della finzione. Forse questo è solo un periodo lungo di transizione verso un nuovo che si sta formando, del resto se così fosse le innumerevoli sofferenze di questi anni avrebbero un qualche senso, farebbero parte di qualcosa che spinge verso una direzione. Temo che così non sia. Probabilmente non c’è nessun progetto, nessuna direzione. Le piccolissime minoranze di miliardari straricchi che esercitano il loro potere su sei miliardi di esseri umani semplicemente non hanno nessuno scopo che sia diverso dal mantenimento del loro potere, dal suo accrescimento o se le cose si mettono, male dalla difesa ad oltranza del medesimo. Questo è coerente con la natura intima del capitalismo e del suo strumento: il denaro. Il capitalismo non è una religione, non è un Dio, almeno che degli umani non arrivino al punto d’adorare i soldi, non è un partito o un movimento politico e neanche una scienza filantropica. Il Capitalismo è un sistema che aumenta la potenza delle capacità industriali e tecnologiche a scapito delle risorse ambientali e degli umani che vengono sfruttati, è il mezzo con il quale il denaro si moltiplica, è uno strumento di potere per il potere e come tale non ha altro fine che non sia se stesso. Il sistema deve creare e distruggere, è la sua forza il demolire per ricostruire. In questa sua ragione vedo lo sgretolamento del remoto passato che ho vissuto, quel mondo di prima è stato tolto pezzo per pezzo e poi sostituito, e non parlo solo d’arredi urbani o di oggetti o strumenti; è cambiata proprio la “gente”. Il nuovo ha portato nuovi modi di vivere e di stare al mondo, il rapporto stesso con il reale è cambiato. Ora che è defunto quel tempo mi suscita un sentimento di rispetto che non gli avevo mai attribuito prima.

IANA per FuturoIeri

 

Pubblicato il 5/9/2009 alle 17.59 nella rubrica Diario.

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